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STORIA DEL PALIO: 3 LUGLIO 1991 (PRIMA PARTE)

News inserita il 24-12-2019 - Palio - Rubrica Storia del Palio

Uberto e Cianchino riportano il cencio in Castelvecchio.

Per queste festività natalizie vi proponiamo il racconto, in due parti, della carriera del 3 luglio 1991, il Palio delle numerose novità (nuovo Sindaco, nuovo mossiere e nuove regole che resero obbligatorie le previsite) che si trasformò in uno dei Palii più incerti e ricchi di eventi degli ultimi decenni, che si concluse con il ritorno al successo della Tartuca dopo 19 anni di astinenza. Le prime sorprese arrivarono la mattina del 29 giugno quando, accanto alle annunciate assenze di Galleggiante e Pitheos, barberi vincitori nel ’90, si aggiunse quella del vecchio Benito, e la sola presenza alla tratta di Figaro, poi scartato per manifesta superiorità, indusse i capitani a scegliere un lotto livellato in basso con ben 7 debuttanti, alcuni dei quali dei veri e propri sconosciuti, ed appena 3 soggetti, Uberto, Chartreuse e Bambina, già visti sul tufo. Così furono solo la Tartuca, che si portò nella stalla Uberto, e la Pantera con Chartreuse, a saltare per l’assegnazione, mentre il Leocorno non fece grossi scatti di gioia per la modesta Bambina. Con tutti i dubbi e gli interrogativi del caso uscirono da Piazza la Lupa con Careca, l’Onda con Victoria Principal, la Chiocciola con Nearco, la Civetta con Nicoleo, il Montone con Etrusco, la Selva con Siecolo ed il Nicchio con Yanez. Le prove, con eccezione della prima disputata al termine di un violento acquazzone pomeridiano che rese il tufo ai limiti della praticabilità, furono decisamente interessanti, con i fantini impegnati a saggiare le potenzialità dei loro barberi, ed il valzer delle monte fu frenetico e in movimento fino al momento della segnatura. Il 29 pomeriggio le monte erano già assestate per Civetta, Nicchio e Lupa, che scelsero i “loro” Trecciolino, Massimino e Bufera, ma anche per le favorite Taruca e Pantera che affidarono le loro chance di successo a Cianchino ed al Pesse; la Chiocciola optò per Bastiano, il Leocorno per Tredici, mentre Selva e Onda, che avevano inizialmente fatto provare i giovani Gigliotti e Maccari, definirono il mattino seguente le monte di Bonito e Bucefalo. L’ultima contrada a chiudere con un big fu il Montone dove arrivò Aceto, sempre a caccia del suo quattordicesimo successo, e la contrada dei Servi divenne così un’autorevole outsider alle spalle delle due grandi favorite. Ma i discorsi erano ben lungi dall’essere chiusi e, se la caduta di Massimino per la terza prova non creò problemi al fantino dei Pispini, ben più serio fu l’infortunio di Aceto per la prova generale. Il grande fantino sardo fu infatti il primo a fare i conti con i grossi problemi di Etrusco, palesati anche nelle carriere successive, nell’affrontare il Casato, il cui colonnino fu fatale per il ginocchio del De Gortes, ed il Montone si trovò costretta a dover richiamare in tutta fretta quel Bazzino che 17 anni prima colse il suo primo successo personale proprio con il giubbetto rosa. Ma le sorprese proseguirono pure il giorno del Palio con la Chiocciola che scese Bastiano, presentandosi alla provaccia con il giovane Massimo Donatini e, tra lo stupore generale, alla segnatura con Falchino, che arrivò così alla carriera senza aver disputato nemmeno una prova su Nearco. Gli ingredienti per un Palio effervescente c’erano tutti e ciò che accadde nelle ore successive non tradì certamente le attese……

Davide Donnini

Foto tratta da www.ilpalio.org

 

 

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