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STORIA DEL PALIO: 16 AGOSTO 1970

News inserita il 11-08-2020 - Palio - Rubrica Storia del Palio

Ira e Baino ribaltano i pronostici.

In occasione della festa titolare della Selva, che si celebrerà il prossimo 15 agosto, ripercorriamo gli eventi della carriera del 16 agosto 1970, un Palio denso di spunti di cronaca e di avvenimenti che condizioneranno nel futuro i rapporti tra le varie consorelle.

La mattina della tratta, i selvaioli uscirono da Piazza abbastanza delusi per l’assegnazione di Ira, cavallina che sino ad allora aveva disputato soltanto una carriera, per giunta senza brillare, e la monta scelta dalla dirigenza, quella del giovane Antonio Giorgi detto Baino, non poneva la contrada di Vallepiatta tra le più accreditate alla vittoria finale. Ma la sera del 16 agosto l’accoppiata selvaiola ribaltò ogni pronostico, venendo a trionfare al termine di una corsa drammatica che vide tutte le favorite della vigilia uscire pesantemente sconfitte. Le contemporanee assenze di Orbello e Topolone, affidavano i gradi di favorita alla vecchia Sambrina, che con Canapetta nella Torre componeva l’accoppiata da battere; chances di vittoria le avevano pure l’Onda con Livietta e Ciancone, che all’ultimo tuffo sostituì Pel di Carota, la Lupa con Gabria e Canapino e l’Oca con la debuttante ma interessante  Mirabella ed Aceto. Completavano il lotto delle dieci al canape il Drago con Musella e Morino, la Civetta con Dahoman e Giove, il Nicchio con Samantha e Bazza, il Bruco con Ferida e Tristezza e l’Istrice con Vandala e Capretto. Fu proprio quest’ultimo fantino, al secolo Pietro Migheli, uno dei grandi protagonisti di quel Palio. Sfruttando il caos che si creò alla mossa, con il Nicchio che ostacolò la progressione del Bruco di rincorsa e Lupa e Drago, allora rivali, impegnati in un intenso scambio di nerbate, Capretto riuscì a girare in testa San Martino seguito da Torre e Selva mentre, nelle retrovie, la caduta di Canapino ed il rifiuto di curvare di Livietta, ponevano fine alle speranze di Lupa ed Onda. La svolta di quel Palio si ebbe davanti al palco delle comparse quando Canapetta affiancò l’Istrice tentando il sorpasso che però non avvenne in quanto Capretto (probabilmente portato in Camollia dall’Oca) afferrò le briglie di Sambrina rallentandone la corsa e consentendo alla Selva di passare a condurre, grazie anche ad una traiettoria tanto stretta quanto rischiosa presa da Baino al Casato. Da quel momento, il Palio, almeno per ciò che riguarda la testa, non ebbe più storia, con la Selva che allungò con autorità e fece il vuoto venendo così a conquistare il cencio di Mino Maccari dedicato al centenario di Roma Capitale. Al secondo San Martino ci fu la caduta della Torre, con Sambrina che urtò violentemente addosso al colonnino e proseguì la corsa scossa per quasi un giro prima di interromperla definitivamente poco dopo la Fonte. Il dopo Palio fu rovente con il violento tafferuglio tra Torre ed Istrice che vide coinvolto pure Capretto al quale i torraioli non regalarono proprio un trattamento di favore. Le punizioni della giustizia paliesca furono inevitabili e pesanti: Capretto pagò la sua trattenuta ai danni della Torre con 8 Palii di squalifica mentre Canapino, per aver rifilato uno schiaffo tra i canapi al cavallo della Selva fu sospeso per una carriera. Ma la sanzione più curiosa fu quella inflitta alla Selva che subì una censura per aver fatto sfilare nel corteo storico una capra, la più fedele amica di Ira, con il fazzoletto selvaiolo al collo!

Davide Donnini

Foto www.ilpalio.org

 

 

 

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