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IL SINDACO DI CASTIGLIONE D'ORCIA RICONSEGNA LE CHIAVI DEL COMUNE AL PREFETTO

News inserita il 20-11-2017

L'eclatante protesta del primo cittadino Claudio Galletti (Agenziaimpress)

«Se un sindaco conoscesse le enormi responsabilità a cui è sottoposto ci sarebbe sicuramente una crisi di vocazioni». Come nel suo stile, sempre tagliente e mai scontato, il prefetto Franco Gabrielli fin dai tempi del naufragio della Costa Concordia aveva già centrato il cuore del problema. Era il gennaio 2012 e già dalle sue parole traspariva tutta la difficoltà burocratica e di risorse nel gestire una situazione di emergenza da parte di una piccola comunità come era quella dell’Isola del Giglio.

A quell’immagine fecero da contro valori encomiabili quali solidarietà, dedizione, senso di comunità di poco più di 800 abitanti e dei loro amministratori che ridettero lustro ad un Paese, l’Italia, che era stato deriso in tutto il mondo. Oggi quelle parole, dopo l’entrata in vigore della Legge Del Rio del 2014 sulla riorganizzazione delle città metropolitane, delle provincie e simili, dopo i tagli dei trasferimenti sempre maggiori ai territori, dopo i venti sempre più forti di fusione tra i comuni, non ultima quella sulla nascita del Comune unico della Val d’Orcia, devono essere risuonate con una certa forza nella mente di un altro primo cittadino di un piccolo paese, Castiglione d’Orcia (2300 abitanti).

Claudio Galletti sindaco in quota Pd, davanti alla chiusura di filiali bancarie, sportelli postali nel capoluogo e nelle frazioni, sospensione del servizio di erogazione del carburante per auto, ha convocato e riunito in assemblea i propri cittadini e ha deciso di chiedere un colloquio (martedì mattina ore 9.30) con il prefetto di Siena Armando Gradone per informarlo della decisione di rimettere nelle sue mani ‘simbolicamente’ le chiavi del Municipio. «Una decisione fin troppo semplicistica» si sono affrettati a sostenere i suoi detrattori, «i piccoli comuni sono al collasso ben vengano le fusioni, solo una maggiore crescita economica e migliori possibilità di lavoro per i cittadini, potranno garantire il mantenimento o il potenziamento di alcuni servizi, ed è nostra opinione che tale crescita possa essere più facilmente raggiunta con un comune unico» hanno aggiunto i sostenitori del comune della Val d’Orcia.

«Ho chiesto e ottenuto in accordo con i miei concittadini un colloquio con il prefetto – ha detto Claudio Galletti – per rappresentare a lui, come massima carica del Governo sul territorio, tutte le difficoltà per scelte di governo e non solo che hanno impoverito i piccoli comuni. A partire dalla Legge Del Rio – argomenta Galletti – da quattro assessori siamo passati a due sostenendo che quella era la casta e il costo della politica. Un provvedimento che ha avuto come unico effetto la mortificazione del volontariato istituzionale». Galletti prosegue nella sua analisi andando ad approfondire le cause: «sempre la Legge Del Rio ha individuato nelle Province l’elemento istituzionale da combattere. Un errore: sono rimaste in piedi, svuotate di competenze, tagliando risorse e portandole, nella gran parte dei casi, al dissesto finanziario. Le Province erano il supporto per politiche pubbliche rispetto ad aggregazioni sulle necessità dei piccoli comuni». Il comune di Castiglione d’Orcia dal 2014 ha avuto un taglio di risorse dal fondo di solidarietà di 300mila euro, il 10% del bilancio comunale, mentre le risorse regionali sono state destinate altrove. «Ho scritto per ben due volte al presidente del Consiglio dal 2014 ma non ho mai ricevuto risposta – prosegue Galletti – Oggi la chiusura degli sportelli postali e bancari nelle frazioni di Vivo d’Orcia e Campiglia d’Orcia, di sportelli bancari nel capoluogo e nelle frazioni non rappresentano un destino ineluttabile ma la chiara conseguenza di scelte politiche scellerate. Le politiche pubbliche di questi anni insieme a quelle delle grandi aziende che erogano servizi sono state penalizzanti rispetto alla sopravvivenza dei piccoli comuni. Se non ci sono perequazione e solidarietà – conclude Galletti – anche i paesaggi culturali come il nostro riconosciuti patrimonio dell’umanità, saranno solo aree disagiate e la qualità della vita sarà destinata a peggiorare». Un destino rispetto al quale non rimangono indenni nemmeno i comuni che hanno scelto la strada della fusione e che, teoricamente possono contare su maggiori trasferimenti da parte dello Stato. La chiusura di sportelli e filiali bancarie, solo per rimanere in zona, è un destino che ben presto potrebbe interessare anche Torrenieri e Sant’Angelo Scalo frazioni di Montalcino che ha scelto di fondersi recentemente con San Giovanni d’Asso.

Fonte: www.agenziaimpress.it

 

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