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UNA FINESTRA SU SIENA: QUELLA RISSA TRA FANTINI A COSTALPINO

News inserita il 24-08-2016 - Palio - Rubrica Una finestra su Siena

Il 24 agosto del 1914, si verificò un tafferuglio che vide come principali protagonisti Nello Magnelli e Aldo Mantovani, detto Bubbolo.

 

Erano passati solo pochi giorni dal Palio di mezz’agosto; e anche se, nell’aria, risuonavano ancora gli ultimi echi della carriera appena conclusa, a Siena, come si suole dire, era già inverno. Eppure, in città, si tornò subito a parlare di fantini. Stavolta però non erano le loro gesta sul tufo, eroiche o pavide che fossero, a riaccendere i riflettori sui “dieci assassini”, quanto un fatto di cronaca; una rissa che si scatenò alla “Grotta” di Costalpino.

Era il 24 agosto del 1914. Come tradizione, si stavano celebrando i festeggiamenti per la celebrazione di Maria S.S. d’Agosto che si tenevano tutti gli anni nella terza domenica del mese, quando, poco prima della corsa dei cavalli, che rappresentava un po’ il momento clou della festa, si accese una baruffa che vide coinvolti alcuni dei fantini partecipanti.

Secondo le cronache dell’epoca protagonisti di questa rissa furono Nello Magnelli, trentunenne vetturino residente in Castelvecchio, e Aldo Mantovani detto Bubbolo (vetturino anche lui), fantino che aveva trionfato in Piazza del Campo con i colori della Tartuca proprio nell’ultimo palio corso la settimana precedente.

Poco si sa sulle cause che furono all’origine della rissa. Quello che sappiamo però è che il Magnelli riportò delle serie ferite alla testa e alla mano destra.

Difficile quindi ricostruire i fatti per meglio descrivere la dinamica e le responsabilità dell’accaduto, tanto più ad oltre un secolo di distanza. Quello che però è certo è che Nello Magnelli non era la prima volta che si ritrovava coinvolto in episodi al limite della legalità. In precedenza infatti aveva già avuto modo di farsi conoscere dalle forze dell’ordine; quantomeno in un altro paio di occasioni.

La prima, nel 1907, quando fu “pizzicato” a rubare dell’uva a Fontebecci, in un terreno di proprietà dell’Istituto delle Sorelle dei Poveri; e l’altra, 4 anni più tardi, quando fu arrestato per aver aggredito verbalmente delle guardie municipali che lo avevano fermato perché, contravvenendo a quello che allora era il regolamento del comune, andava in giro per la città con la sua vettura vuota.

Quanto a Bubbolo, il suo nome viene ricordato forse ancor più delle quattro vittorie riportate sul tufo, per un altro episodio di cronaca nera che lo vide protagonista in occasione del Palio del 16 agosto 1919.

Nel pomeriggio di quel giorno infatti, nel territorio della contrada della Selva, durante una rissa nella quale rimase coinvolto, si prese una coltellata al ventre che per poco non lo uccise. Sarà proprio il rione di Vallepiatta a vincere quel palio, ma la festa per la vittoria sarà rovinata dall’arrivo dei Carabinieri sopraggiunti in serata per scoprire i responsabili di quanto avvenuto.

E la vicenda della coltellata a Bubbolo, con il tempo, anziché rimanere nei ricordi dei protagonisti dell’epoca per poi venire definitivamente dimenticata, assumerà contorni quasi leggendari, venendo “fissata” nel tempo, a perdurante memoria, dalla locuzione “Occhio, perché se non fai il tuo dovere, ti si fa quello che fecero i selvaioli a Bubbolo nel ’19, ti si mettono le budella in mano”. Un detto che diversi contradaioli, da quel giorno, non hanno mancato di rivolgere, minacciosi, a quei fantini ritenuti inaffidabili o poco leali.


Andrea Verdiani

 

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