Diodoro, Tittia e trentaquattro anni di attesa: nel volume il racconto della vittoria del 3 luglio e della memoria di una Contrada

Giovedì 24 settembre, alle ore 18, nelle sale di Palazzo Chigi Saracini, è stato presentato “Giallodoro”, il Numero Unico realizzato dalla Nobile Contrada dell’Aquila per celebrare la sua 30ª Vittoria, conquistata nel Palio del 3 luglio 2026 con il cavallo Diodoro e il fantino Giovanni Atzeni detto Tittia.
Un volume che non vuole essere soltanto il ricordo di una vittoria, ma il racconto di un lungo percorso, durato trentaquattro anni. Un’attesa fatta di generazioni di contradaioli, speranze, delusioni, persone che non ci sono più e bambini che nel frattempo sono diventati adulti.
A spiegare il senso del progetto è stato Giampiero Cito, responsabile della Commissione e direttore creativo del Numero Unico: «Presentare un Numero Unico significa sempre provare a fermare qualcosa che, per sua natura, non si lascia fermare». Perché il Palio, ha ricordato Cito, è fatto di immagini, voci, gesti ed emozioni che accadono una volta sola e che una Contrada sente il bisogno di conservare e tramandare.
Il titolo scelto racchiude già una parte importante di questa storia.

Ma “Giallodoro” non racconta soltanto quello che è accaduto il 3 luglio. Racconta anche tutto ciò che è stato necessario perché quel giorno potesse arrivare. «Tutto è cambiato in pochi minuti. Ma dentro quell’attimo c’erano trentaquattro anni di vita della nostra Contrada», ha sottolineato Cito.
Il racconto parte naturalmente dai protagonisti della Vittoria: dall’assegnazione di Diodoro al lavoro del Capitano Duccio, dalla scelta di Giovanni Atzeni ai barbareschi e ai guardiafantini, fino a Tittia e Diodoro, protagonisti sul tufo di Piazza del Campo di una Carriera entrata nella storia dell’Aquila.
Pagina dopo pagina, però, lo sguardo si allarga all’intera Contrada. Nel Numero Unico trovano spazio il Seggio, l’Economato, il Rostro, il rione, i giovani e i meno giovani e tutti coloro che negli anni hanno lavorato per l’Aquila, spesso senza sapere quando sarebbe arrivato il momento di raccogliere quanto seminato. Perché, come si legge nel volume, quella che ha vinto è «una Contrada nella quale non ci sono comparse e tutti sono protagonisti».
Un posto particolare è riservato alla memoria. A chi c’era nel 1992 e ricorda quella Vittoria, a chi allora era troppo piccolo e a chi ancora non era nato. E poi ai bambini di oggi, per i quali il 3 luglio 2026 non sarà il giorno in cui l’Aquila è tornata a vincere dopo trentaquattro anni, ma semplicemente il giorno in cui l’Aquila ha vinto.
Il pensiero va anche agli aquilini che hanno atteso questa Vittoria senza poterla vedere. A loro è dedicato un video che sarà proiettato durante la Cena della Vittoria, nel quale Tittia e Diodoro, uscendo dall’Entrone, porteranno simbolicamente con sé tutte le Carriere vinte dall’Aquila e, nel giubilo, il ricordo degli aquilini di ogni generazione.
Proprio il tema della memoria ha portato gli autori a interrogarsi anche su come conservarla oggi. Da qui la scelta di affiancare alla parola scritta e alla fotografia nuovi linguaggi. È stato realizzato un podcast dedicato alla Vittoria, prodotto da Filippo Frignani, mentre attraverso i QR code presenti nelle pagine sarà possibile accedere a numerosi video, molti dei quali inediti, raccolti all’interno di un minisito dedicato.
«Il libro, quindi, non termina quando si chiude l’ultima pagina. Continua nel digitale», ha spiegato Cito. La carta diventa così una porta attraverso la quale accedere ad altre immagini, altre voci e altri frammenti della stessa storia.
Nel progetto trova spazio anche l’arte contemporanea. Gli artisti di “Orto d’Artista” – Alice Ronchi, Francesco Carone, Luca Pancrazzi e Maura Banfo – hanno partecipato donando ciascuno una propria serigrafia, inserita all’interno del Numero Unico. Un contributo che aggiunge alla cronaca, alla fotografia e alla memoria anche lo sguardo dell’arte.
Libro, fotografia, parola, arte, voce, video e digitale convivono così nello stesso racconto. Da qui la scelta di parlare non soltanto di Numero Unico, ma di un vero e proprio “Progetto Unico”. Non per abbandonare la tradizione, ma, come ha sottolineato Cito, perché «una tradizione rimanga viva quando è capace di utilizzare anche i linguaggi del proprio tempo per continuare a raccontarsi».
Alla realizzazione di “Giallodoro” hanno partecipato numerosi contradaioli e professionisti. La direzione artistica è stata affidata a Marco Cheli, mentre la direzione creativa è di Giampiero Cito. La stampa è stata curata dalla Tipografia Il Torchio. Al progetto hanno inoltre collaborato le commissioni per la realizzazione del Numero Unico e per la raccolta pubblicitaria, insieme a circa cinquanta fotografi che hanno messo a disposizione i propri scatti.
“Giallodoro” prova così a fermare e conservare un momento che sul tufo è durato poco più di un minuto, ma che racchiude trentaquattro anni di storia dell’Aquila.
Ed è proprio nelle parole conclusive di Cito che si ritrova il senso più profondo dell’intero progetto: «Una Vittoria dura poco più di un minuto. La memoria di una Contrada, invece, non deve finire mai». I bellissimi scatti fotografici di Samuele Franci e Giovanni Marconi







































