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GIORGIO BRENCI: INSEGNANTE DI SPORT, UOMO ONESTO E UNA VERA GUIDA PER MOLTI

News inserita il 08-03-2021 - Attualità

E' stato molto più di un allenatore. Un uomo dal carattere forte, deciso, ma capace anche di momenti di incredibile dolcezza

Giorgio Brenci e' stato il nostro primo maestro al Costone. Fu lui a far crescere negli anni sessanta la formidabile nidiata dei ragazzi del '47 a cui si aggiunsero subito tre giovani del '48 ed io del '49. Luigi Bernini, Luciano Ghezzi, Sandro Boccini, Marco Governi, Giovanni Centini, il nostro Capitano, Lorenzo Carli, Guido Sani, Beppe Valentini ed il sottoscritto. Eccola, la squadra giovanile fra le più forti d'Italia, superiore anche alle milanesi, romane e livornesi, allora dominanti.
Ma Giorgio, che ci ha lasciati improvvisamente, volando in cielo a salutarci il Donvi, fu molto di più di un allenatore, fu la nostra guida anche nella vita, con il suo esempio di uomo onesto, dal carattere forte, deciso, ma capace anche di momenti di incredibile dolcezza.
Con lui se ne va quel Costone degli anni d'oro capace di contrastare la Mens Sana di Cardaioli nella sua scalata dalla serie C alla serie A. E non è certo un caso se Ezio Cardaioli volle proprio Giorgio accanto a sé per raggiungere l'incredibile promozione in quel maggio odoroso del 1973.
Giorgio Brenci sarà nella Mens Sana anche un primo attore assoluto quando, dopo la retrocessione nella seconda serie, la squadra mensanina di Bucci, Fernsten, Quercia, Bovone, Ceccherini, Giustarini, Dolfi, Manneschi, Bacci e Ranuzzi tornerà in A1 sotto la guida del maestro nato in Vallepiatta e Salvaiolo docg.
Nella Mens Sana è stato più di un semplice coach, come scrive Gabriele Grandi in Mens Sana Basket, fu, per dirla all'americana, “uomo franchigia” assumendosi ogni sorta di incarico, dal minibasket alle giovanili, alla prima squadra, tornando nei ranghi di semplice istruttore dei minicestisti, con esemplare modestia, dopo aver raggiunto i più alti livelli.
Io se ho mosso qualche passo quale allenatore di basket, lo devo agli insegnamenti appresi stando accanto a Giorgio nella panchina del Costone. Lo seguivo con attenzione, cercando di anticipare le sue mosse tattiche e capire i risvolti, anche psicologici, che stavano alla base delle sue scelte.
Quale assistente nella squadra juniores biancoverde, quella dei Dolfi, Permuti, Sorrenti, Manneschi consolidai le mie conoscenze cestistiche che riuscii poi a miscelare con quelle “rubate” al Cardaioli e all'uomo dei “fondamentali” il professor Bruno Casini.
Ma Giorgio ha fatto, forse inconsapevolmente, di più. Mi ha insegnato a stare al mondo, partendo dalla metà degli anni sessanta e da quella squadra dei ragazzi del '47 della Piaggia del Costone.
Con Lui se ne va una parte importante della mia parentesi su questa terra. Abbraccio Orietta e i suoi figli Lorenzo e Fabrizia e mi consolo sicuro che il suo ricordo mi sosterrà e che da lassù insieme a Don Vittorio Bonci continuerà a seguire Siena, la sua famiglia, la Selva....e suoi ragazzi del 47,48 e, uno, del 49.

Roberto Morrocchi - foto: Mens Sana Basketball Academy

 

 

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