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#ORIZZONTI FESTIVAL IL PROGRAMMA DI DOMANI

News inserita il 05-08-2015

Orizzonti ​Festival ​continua a contaminare i luoghi della città di Chiusi con un programma fitto di appuntamenti.

La settima giornata di Festival, giovedì 6 agosto, si apre alle 18 al Lago di Chiusi con la replica di Teatri di Vita con L'omosessuale o la difficoltà di esprimersi per la regia di Andrea Adriatico presentato il 5 agosto al Festival in prima nazionale. Alle 19 Silvia Frasson narra in mezzo al Lago la storia de La Santa, ovvero quando Mustiola volò sul Lago nell'ambito del progetto Visitazioni. Alle 20 il Teatro P. Mascagni ospita la replica di Thérèse et Isabelle per la regia di Valter Malosti, mentre in Piazza Duomo alle 21.30 Emanuele Soavi presenta in prima nazionale italiana ARIADNEamore. Alle 22 ritornano al Chiostro di San Francesco Gli Incauti con Derive per la regia di Simone Toni mentre alle 23 secondo appuntamento della giornata con le Visitazioni di Silvia Frasson, Le Mille e una notte, al Museo Civico La Città Sotterranea. 

L’omosessuale o la difficiltà di esprimersi
uno spettacolo di Andrea Adriatico - Teatri di Vita
versione definitiva

Con Anna Amadori, Olga Durano, Eva Robin’s e Saverio Peschechera, Alberto Sarti
cura Saverio Peschechera, Daniela Cotti
scenotecnica e luci Carlo Quartararo
costumi Valentina Sanna
scene Andrea Cinelli
organizzazione Monica Nicoli


Alle 18.00 presso il Lago di Chiusi in scena l'ultima produzione di Teatri di Vita L'Omosessuale o la difficoltà di esprimersi.
Tre decadenti e decadute gran signore (o signori?) autoesiliate in una Siberia da cui non riescono a uscire, assediate da lupi affamati… Sono Irina, la Madre e la signora Garbo, tutte in corsa verso qualcosa, in un caleidoscopico delirio camp.
  La commedia è un inesauribile accavallarsi di colpi di scena che ogni volta modifica completamente ogni riferimento, a cominciare da quello sessuale. È il trionfo del delirio transgender e psichedelico, che esplode in una graffiante comicità. Si ride di cose atroci, mentre il mondo alla deriva rappresentato in quella capanna nella steppa assomiglia sempre più al nostro mondo scardinato.
La strampalata storia di Irina e della Madre nella steppa, sempre in procinto di partire per un altrove che non esiste, mentre ricevono la visita di personaggi come loro senza un’identità e un sesso definitivi, è una vera cavalcata nella più sfrenata fantasia, che moltiplica la comicità di Copi per descrivere con il sorriso l’umanità lacerata dei nostri tempi. Un’umanità dove “la difficoltà di esprimersi” ha l’immagine atroce delle mutilazioni: fisiche, umane, sociali.


VisitAzioni
Silvia Frasson

Silvia Frasson fino all'8 agosto presenta una serie di VisitAzioni che attraverseranno alcuni luoghi simbolo della Città di Chiusi: il Lago, gli Antichi Lavatoi e la città sotterranea del Museo Civico.
Narrazioni di miti e leggende affidate all'attrice di origini chiusine che vede nelle antiche storie un tramite per riscoprire luoghi e abitudini del territorio.
La Santa, ovvero quando Mustiola volò sul Lago, Le mille e una notte e il Decameron vista attraverso i luoghi e la storia della Città di Chiusi.

Sul lago di Chiusi racconta la storia di Santa Mustiola, patrona di Chiusi, perché proprio su quel lago avvenne il miracolo che si ricorda e festeggia il 3 luglio di ogni anno.
"E' la seconda volta che mi capita di raccontare la storia di una Santa. Sono storie di persone che hanno fatto della loro vita una missione, della loro fede l'unica strada, persone che hanno creduto fortemente in qualcosa e che spesso sono rimaste sole, e sono state tradite. Traslando le loro storie è facile avvicinarle a noi, a qualcosa che per noi è sacro, quello in cui crediamo, spesso ciecamente, senza difese e in completo abbandono. E per credere in questo modo ci vuole molto coraggio. Una fede, una scelta di vita,un'idea politica . Metterle davanti a tutto. Viviamo un periodo storico-sociale in cui spesso ci viene detto che bisogna credere soprattutto in noi. Mi sembra che, invece, bisogna recuperare altro in cui credere, qualcosa al di fuori di noi, che sia più grande, più importante, noi ci sentiamo già tanto onnipotenti". Silvia F​r​asson

Le Mille e una notte, ​una ​storia ​che​ parla di qualcuno che racconta storie.
"Racconto storie per condividere un'emozione, una domanda, un dubbio, una paura. Attraverso le storie cerco di avvicinarmi agli altri, racconto per non essere sola. E racconto perché amo immaginare e far vivere cose che sennò non esisterebbero. Invece racconti e appaiono. E' una bella magia". Silvia Frasson

*Gli spettacoli si svolgeranno:
Giovedì 06 agosto ore 19.00 e Sabato 08 agosto ore 17.00 - Lago di Chiusi in barca (obbligatoria prenotazione - max 20 posti)
La Santa, ovvero quando Mustiola volò sul Lago
Giovedì 06 agosto 2015 e Sabato 08 agosto ore 23.00 Museo Civico La città sotterranea
Le mille e una notte di Anonimo
Venerdì 07 agosto ore 18.00 - Antichi Lavatoi
Decameron di Giovanni Boccaccio
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Thérèse et Isabelle
Teatro di Dioniso
versione definitiva

Dal romanzo di Violette Leduc
Adattamento teatrale e regia di Valter Malosti
Con Roberta Lanave e Elena Serra
Coreografie Lara Guidetti
Suono G.u.p. Alcaro
Luci Francesco Dell’Elba
Costumi Giulia Bonaldi
Assistente alla regia Elena Serra

​F​onico Alessio Foglia
Musiche di François Couperin e Thomas Adès, G.u.p. Alcaro, Oren Ambarchi, Frédéric Chopin, Eleni Karaindrou, Kaija Saariaho, Chris Watson
Nel maggio del 1954 Simone de Beauvoir presentò a Gallimard, dove aveva un grande potere, il manoscritto di un' opera intitolata Ravages, cioè Devastazioni. Era il primo vero romanzo di una scrittrice né giovane né inserita nell'establishment letterario, la quarantasettenne Violette Leduc, amata da Cocteau e Genet, la quale aveva già dato alle stampe due romanzi brevi con un successo più di stima che di pubblico. Come i due precedenti e tutti quelli che seguiranno, anche questo libro incendia la propria materia autobiografica. In particolare all' inizio del romanzo si trovava un lungo capitolo, poi censurato, sulla reciproca iniziazione sessuale di due ragazzine in un collegio femminile, una passione erotica deflagrante che dura lo spazio di pochi giorni, esaltati e crudeli: una storia cruda e senza reticenze come quelle di Genet. La storia di piacere tutto al femminile della Leduc fu giudicata, diremmo oggi, sessualmente scorretta e suscitò lo sgomento dei suoi editori. Smembrata, riscritta, soprattutto castigata, la passione delle due collegiali avrebbe avuto una storia letteraria tormentata e mutila per quasi cinquant'anni, fino a quando cioè, nel Duemila, Gallimard è tornato sui suoi antichi passi tirando fuori la versione integrale di Thérèse et Isabelle: Thèrése non è nient’altro che il primo nome di battesimo di Violette Leduc, e l’autrice con grande tenerezza poetica e uno stile visionario e febbrile traduce in parole, come un funambolo, l’erotismo: “cerco di tradurre nella maniera più esatta... Le sensazioni dell’amore... Spero che questo non sembrerà più scandaloso delle riflessioni di Molly Bloom alla fine di Ulysse...”.​
​Sorprende e incanta nelle due protagoniste femminili l’assenza di qualsiasi sentimento di colpa e l’estrema libertà di tono. L’omosessualità femminile qui non diventa né dramma né  oggetto di rivendicazione. La passione delle due adolescenti è semplicemente messa in scena per mezzo di una scrittura vibrante, originale e audace. Thérèse / Violette rivive nella memoria (anche del corpo) e a distanza di tempo, l’incandescente scheggia autobiografica.


ARIADNEamore

Emanuele Soavi InCompany

Uno spettacolo Teatro-Danza per 5 danzatrici, 1 danzatore, 1 attrice, 1 DJ, 10 fotografie e 1000 calze di seta
Coproduzione Emanuele Soavi InCompany e Festival Orizzonti Fondazione, con il Festival di Ludwigshafen – Theater im Pfalzbau


Alle 21.30 in Prima Assoluta Italiana sul palcoscenico all'aperto di Piazza Duomo Emanuele Soavi presenta ARIADNEamore. Emanuele Soavi per la sua incompany crea dopo DAEDALUS//DREAMS e PANcomplex, ARIADNEamore, ultima parte parte di una trilogia dedicata al Mito in co-produzione con il teatro in Pfalzbau Ludwigshafen (D). Insieme al compositore Wolfgang Voigt (Kompact Records), la light designer Cristina Spelti, il drammaturgo Stefan Bohne e i sette peformer in scena Soavi ci immerge in un universo gioioso, pieno di femminilità e sessualità costruito sulla base del mito Greco dedicato alla protagoniste femminili in generale nonché a quella di Arianna. Mentre con la figura di Dedalo affondava la sua ricerca sul tema del potere rivoluzionario del genio e con Pan in quella legata alle emozioni piú estreme nascoste, ora in ARIADNEamore lo sviluppo si concentra tutto sul senso della passione e dell' amore incondizionato. Un ritratto-immagine della donna capace per amore di correre rischi a costo di superare fatiche e sacrificare la propria vita. La scena é una stanza come quella di un "Hotel della seduzione" che tradotta secondo la lettura di Roland Bartes nei suoi Frammenti D​'​Amore é fatta di oggetti che rappresentano e conservano la memoria di eventi passati. Il labirinto, il minotauro sono un insistente e inquietante ricordo, come quello della foto della spiaggia dove é stata lasciata dall´argonauta Teseo. Forte e ancora il ricordo dell​'​odore dei mariti, degli amanti, dei padri e dei figli morti, fuggiti o andati in guerra. Nuovamente Arianna e´sola sulla spiaggia, come lo sono anche tutte le altre donne, tutte le altre ninfe sole con i loro miti ancestrali, sopravvissute nei secoli. Ballano, cantano, sono forti e languide, tristi e isteriche, amorevoli e prepotenti, puttane e madri, figlie, amanti e regine. Ma sempre c'è in loro un desiderio ... e anche se sentono la mancanza di qualcosa … si scompogono insieme nell´estasi lacerante provocata dalla musica e dalla presenza del dio dioniso.


Derive
Gli Incauti
Di Simone Toni e Federica Castellini
Con Federica Castellini, Diana Manea, Simone Toni
Regia Simone Toni
Scene​ e Luci​ Riccardo Canali
Costumi Roberta Cocchi

In seconda serata ritornano alle 22 gli Incauti al Chiostro di S. Francesco alle con Derive. Per una sera il palco è una zattera, una nave, spinta dal desiderio di conoscere piuttosto che dal vento, dall’immaginazione dello spettatore piuttosto che da eliche.La violenza delle tempeste avrà spazzato via anche le parole, i gesti, le scene che i viaggiatori hanno vissuto al largo, o una barca di attori andando alla deriva potrà ancora ritrovarne l’eco?

www.orizzontifestival.it

 

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