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STORIA DEL PALIO: SUGHERO

News inserita il 02-08-2021 - Palio - Rubrica Storia del Palio

Le disavventure paliesche di Luigi Gentili.

Il cognome, Gentili, era di quelli pesanti, ma Luigi, o Gino, come lo chiamavano tutti, detto Sughero, non riuscì ad acquisire sul Campo la stessa notorietà che ebbe il fratello, il grande Ciancone, tant’è che la sua carriera paliesca si aprì e si concluse nel giro di un paio di mesi del 1938. Dotato di ottime capacità nel montare a cavallo, Gino Gentili entrò nel mirino dei dirigenti del Montone che, nel luglio 1938, gli concessero l’onore del debutto su un barbero abbastanza quotato, quell’Aquilino, vittorioso nel '36 per il Drago. La carriera non andò proprio secondo le aspettative, e del Montone, nelle cronache del tempo, non si fa proprio menzione. Anche ad agosto, la contrada dei Servi fu baciata dalla sorte, ottenendo il veloce Giacchino e la dirigenza decise di dare una nuova opportunità a Sughero che, almeno inizialmente, ripagò a pieno la fiducia ottenuta, dominando con disarmante facilità tutte le prove e candidandosi come grande favorito per la vittoria, che i montonaioli attendevano da 11 anni e percepivano, prova dopo prova, sempre più vicina. Ma nel Montone non avevano fatto i conti con il carattere fragile di Sughero che, man mano che ci si avvicinava alla carriera, cominciò a sciogliersi come neve al sole. Un lieve mancamento durante la benedizione del cavallo fu il prologo allo psicodramma vissuto dal Gentili nelle ore successive. Con lo scorrere del tempo, la paura e la tensione presero il sopravvento sul povero Sughero che si fece insopportabile in prossimità dell’uscita dall’Entrone, quando buon Gino fu colto da una crisi di nervi, iniziando ad urlare, gettandosi a terra e minacciando di non correre in quanto non si sentiva sicuro. Convinto dalla dirigenza e fatto salire in qualche modo a cavallo, Sughero, paralizzato dalla paura, fornì una prestazione mediocre, “regalando” al Montone una solenne purga. Al rientro in contrada, i montonaioli non esitarono a manifestare il loro disappunto nei confronti del fantino, accusato di codardia. Per salvarsi dal percolo delle botte sicure, Sughero trovò riparo nella casa di un noto contradaiolo che però, invece di dare conforto al Gentili, vide bene di prenderlo di peso nel tentativo di buttarlo dalla finestra, e soltanto l’arrivo dei dirigenti, evitò il peggio. Dopo questa turbolenta avventura, Sughero non si ripresentò più a Siena, lasciando spazio, una volta terminata la guerra, al fratello minore Giuseppe, che scriverà, nel successivo ventennio, pagine importanti della storia del Palio.

Davide Donnini

Foto www.ilpalio.org

 

 

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