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STORIA DEL PALIO: ACCADDE UN SECOLO FA

News inserita il 07-01-2019

Le tre carriere del 1919

Il 1919 fu un anno importante per la nostra festa perché si tornò a respirare aria di Palio dopo gli anni bui della Grande Guerra. Vennero fatte diverse proposte per la disputa di un Palio straordinario per festeggiare la ritrovata pace che secondo alcuni si sarebbe dovuto disputare per la domenica in Albis, secondo altri nell’anniversario della dichiarazione di guerra, il 24 maggio, per altri ancora il 2 giugno, per la festa dello Statuto Albertino. Il magistrato delle Contrade, vuoi per motivi economici, vuoi per non alterare l’ordine cronologico delle carriere, decise di non farne di nulla, cosicché il primo Palio post bellico fu quello di luglio 1919, detto Palio della Vittoria, con le contrade che avrebbero dovuto correre d’obbligo nel luglio ’15 affiancate dalle tre estratte il 4 giugno. Il 29 giugno, giorno della tratta, le operazioni non iniziarono nel migliore dei modi: all’ora stabilita, infatti, si presentarono 14 cavalli e….nessun fantino per correre le batterie, tant’è che l’autorità comunale dovette emanare un’ordinanza d’urgenza con la quale si vietava la disputa del Palio ai fantini che non si fossero iscritti per la tratta. Risolto l’inconveniente, furono corse le batterie ed assegnati i cavalli; i migliori toccarono a Chiocciola, Aquila e Torre, e queste tre contrade furono le protagoniste non vincitrici del Palio. Picino e Nappa, rispettivamente fantini di Chiocciola ed Aquila, si odiavano per questioni di donne e fecero sfociare i loro rancori nella carriera. Al primo Casato Nappa cadde trascinandosi dietro il Meloni, e ciò compromise pure la corsa di Randellone della Torre che li seguiva a breve distanza, il tutto a vantaggio di Cispa nel Leocorno che si aggiudicò il cencio. Per l’occasione, come già ricordato nei nostri articoli che precedettero il Palio dello scorso 20 ottobre, fu istituita la sbandierata della Vittoria, su proposta di Augusto Pacini che, dalle colonne della Vedetta Senese, avanzò la proposta di effettuare, al termine del corteo storico, una sbandierata collettiva “dalla Cappella al principio di via Giovanni Dupré….al suono riunito dei 17 tamburi e allo squillare delle chiarine…..innalzando poi tutti i vessilli in segno di festa e di esultanza ai nuovi destini della patria”. Ad agosto, la vittoria arrise alla Selva, in un Palio passato alla storia per i fatti di sangue che lo caratterizzarono. La mattina della provaccia, l’alterco in corsa tra Bubbolo, fantino della Tartuca, e Randellone della Selva, ingaggiato per ostacolare proprio Bubbolo che in una prova precedente aveva disarcionato il fantino selvaiolo Felli, si trasformò in una zuffa che proseguì sul tufo coinvolgendo pure i due popoli. I fantini furono squalificati seduta stante, e nel pomeriggio, nel tentativo di far chiarezza, Bubbolo, scortato da alcuni familiari, si recò in Vallepiatta, dove ricevette un’accoglienza ostile, culminata con una coltellata inflittagli da un noto selvaiolo. La contrada di Vallepiatta, come detto, vinse il Palio con il Moro, reclutato all’ultimo istante, ma la “maledizione di Bubbolo” si scatenò impietosa sulla Selva, che riassaporò il successo solo nel 1953. Anche se non fu corso nessuno straordinario, in realtà, in quel 1919, un terzo Palio fu comunque disputato. Il 17 agosto, in onore dei principi Filiberto, duca di Pistoia ed Adalberto, duca di Bergamo, fu effettuata  la seconda carriera a sorteggio, meglio nota come carriera a sorpresa, della storia, un Palio che ebbe il suo inizio ed il suo epilogo nel giro di un paio di ore. Ma come funzionava questo Palio? Il regolamento di allora ci da’ una mano a chiarire le idee. Alle ore 18 del 17 agosto si riunirono in una sala di Palazzo Pubblico i capitani delle contrade che, come primo atto, scelsero, accanto ai fantini che avevano corso il Palio ordinario del 16 agosto, altri colleghi da ammettere al sorteggio tra tutti quelli precedentemente iscritti, in base alle loro capacità. I cavalli che avrebbero corso sarebbero stati gli stessi del giorno precedente, salvo indisposizioni. Essi sarebbero stati condotti nell’Entrone e numerati con un numero progressivo. Successivamente, predisposte nella sala comunale 4 urne, il Sindaco procedeva all’estrazione della prima contrada, il cui capitano avrebbe estratto dalle altre urne il nome del proprio cavallo e del  proprio fantino, per poi recarsi nuovamente alla prima urna per estrarre la seconda contrada, e così via fino al completamento delle dieci. Terminato il sorteggio, i nomi delle fortunate sarebbero stati imbossolate nella restante  urna per l’estrazione dei posti al canape. I fantini, che furono chiusi e sorvegliati in un’altra ala di Palazzo, furono avvisati dell’esito del sorteggio; quelli estratti furono accompagnati nell’Entrone, ed una volta vestiti giubbetto e pantaloni, furono mandati alla mossa. Il popolo in Piazza fu invece avvisato mediante l’esposizione delle bandiere delle contrade estratte alle trifore di Palazzo e con l’indicazione del numero del cavallo negli appositi tabelloni. Come nell’edizione del 1909, il Palio a sorpresa fu vinto dall’Oca con il fantino Testina che, ironia della sorte, aveva corso il Palio ordinario del 16 nella Torre e che i dirigenti torraioli avevano comprato (o così almeno credevano) per evitare problemi di purghe, organizzando pure la sua fuga per mezzo di una carrozza parcheggiata a San Martino, e che avrebbe dovuto prendere già al primo giro. Ma Testina, allettato dalla cospicua cifra offertagli dall’Oca, non entrò mai in quella carrozza, e montando Mozza, concluse vittorioso i tre giri.

Davide Donnini

Foto tratta da www.ilpalio.org

 

 

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