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STORIA DEL PALIO: 16 AGOSTO 1978

News inserita il 28-08-2020 - Palio - Rubrica Storia del Palio

Urbino e Cianchino volano sul tufo a tempo di record.

Il 1978 fu un anno di svolta per il parco fantini di Piazza: usciti definitivamente di scena vecchi marpioni come Ciancone, Bazza, Rondone, Giove, Canapetta e Tristezza, si affacciarono prepotentemente nel giro che conta alcuni giovani rampanti che, in pochi anni, riuscirono a scrivere pagine importanti della storia recente. E, se a luglio, ad imporsi fu l’esordiente Silvano Vigni detto Bastiano per i colori della Selva, ad agosto, Salvatore Ladu detto Cianchino, giunto alle spalle di Bastiano nella carriera precedente, ebbe l’onore alzare il nerbo per i colori della Pantera. Comune denominatore delle due vittorie fu il grande Urbino che, dopo aver stupito tutti a luglio, replicò per l’Assunta, battendo tutti i migliori cavalli del momento e frantumando il tempo record della corsa. La monta della Pantera non risultò immediata, in quanto Cianchino, allora fantino del Bruco, partì proprio con il giubbetto di Via del Comune, ma l’infortunio per la prima prova della cavalla Ballera tolse subito dai giochi la contrada di Barbicone; così, per il giovane fantino sardo, si aprirono le porte di Stalloreggi. La Pantera, come detto, non era l’unica favorita di quel Palio: Rimini ed Aceto nell’Istrice formavano l’accoppiata da battere, Quebel e Randa nel Montone cercavano il bis a tredici mesi di distanza, Panezio e Liscio nel Leocorno godevano di grosse chances di successo. Nicchio ed Onda che affidarono i tanto chiacchierati Saputello e Utrillo a Bastiano ed Ercolino, non erano affatto tagliati fuori dai pronostici, mentre la Tartuca con Lamadina e Canapino, il Drago con Teseo II e L’Argentino e la Giraffa con Zodiaco e Tremoto sembravano recitare il ruolo di comprimarie. La sera del Palio, il mossiere Carlo Palmieri, che già a luglio aveva destato qualche perplessità nella gestione delle operazioni di partenza, ebbe il suo bel da fare per limitare l’enorme confusione che si era creata tra i canapi. Dopo oltre mezz’ora di attesa, quando la mossa sembrava ormai maturare, uno scarto improvviso di Utrillo provocò la rovinosa caduta di Ercolino che rimase immobile a terra. Condotto in Cappella per le cure del caso, i cavalli furono riportati nell’Entrone e, quando scoppiò nuovamente il mortaretto, dopo altri venti minuti, l’oscurità stava rapidamente calando sulla Piazza. Un’ulteriore mossa falsa, caratterizzata dallo scatto bruciante dell’Istrice, fu il preludio alla partenza valida. Fu il Nicchio a partire in testa, ma i sogni di cappotto di Bastiano si infransero al primo San Martino, con Cianchino bravo ad infilare all’interno l’avversario che aveva preso una traiettoria grande. Da quel momento in poi il Palio non  ebbe più storia ed iniziò la cavalcata trionfale della Pantera, vanamente inseguita dal Nicchio e dall’Istrice, partito malissimo ed autore di un prepotente recupero. Tutte le altre contrade,  Leocorno e Montone comprese, fecero da spettatrici di fronte allo strapotere di Urbino che, senza troppi intoppi e per la seconda volta nell’annata, concluse vittorioso la carriera, facendo altresì registrare un tempo di poco superiore al minuto e quattordici, che per molti anni resterà record imbattuto di Piazza.

Davide Donnini

Foto www.ilpalio.org

 

 

 

 

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