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STORIA DEL PALIO: 16 AGOSTO 1973

News inserita il 10-09-2020 - Palio - Rubrica Storia del Palio

All’Aquila una carriera tinta di “giallo”

 

“Un Palio giallo”, così possiamo definire, e non solo per la vittoria dell’Aquila, la carriera del 16 agosto 1973,  caratterizzata da una mossa interminabile,da tre giri da thrilling e da un dopo corsa nel quale non mancarono gli episodi di tensione tra contradaioli.

Le favorite dopo la tratta risultarono la Chiocciola con Orbello, l’Aquila con Panezio, vincitore a luglio della sua prima carriera, la Torre con il purosangue Marco Polo ed il Leocorno con la difficile Pitagora. Un gradino sotto nei pronostici erano l’Oca con Nedo, il Bruco con Musella, la Giraffa con Quadrivio, la Lupa con Satiro, la Pantera con Manon e la Civetta con Pancho. Alcune monte si assestarono subito, così, Aceto restò in Fontebranda per controllare la rivale, Tristezza puntò al cappotto nella Lupa, Lazzero approdò nella Civetta, Valente nella Giraffa, Bazza nel Leocorno, mentre Ercolino fu confermato nell’Aquila dopo il promettente debutto di luglio. La Torre alternò per le prove Canapetta con il giovane Pier Camillo Pinelli, preferendo, alla fine, l’esperienza del fantino laziale, la Chiocciola, dopo la prova generale scese a sorpresa Aramis per montare Rondone, la Pantera, infine, dovette sostituire l’infortunato Pel di Carota con Vincenzo Cerrone detto Turbina, alla prima ed unica apparizione in Piazza. La sera del 16, nel 25 minuti che servirono al mossiere Gioacchino Calabrò per dare la mossa, successe davvero di tutto: con diversi cavalli riottosi a mantenere il contatto con il canape e con alcuni fantini indisciplinati, l’anarchia regnava sovrana. Dopo ben sette abbassamenti falsi, l’ottavo, quello valido, tecnicamente il peggiore di tutti, con Civetta e Leocorno girati verso il Casato e molte contrade fuori posto, vide lo scatto bruciante dell’Aquila dal nono posto, davanti alla Torre e alla Chiocciola che, dal primo posto aveva compiuto una strana manovra, alzandosi verso i palchi, intralciando il galoppo di Bruco e Lupa e provocando l’immediata caduta di Aceto. Ercolino, intento a ad allungare sugli avversari, sbagliò completamente la traiettoria al Casato, finendo con lo sbattere nei palchi e perdendo gran parte del vantaggio acquisito. Al secondo San Martino, mentre il Manzi controllava la progressione della Chiocciola, si registrò la caduta della Lupa, episodio probabilmente determinante di quella carriera, con Satiro che rimase sul tufo accucciato vicino ai materassi, rialzandosi solo al terzo giro, sentendo arrivare gli altri cavalli. Questo scatto improvviso del cavallo della Lupa provocò la caduta di Canapetta, che non fece in tempo ad evitare l’impatto con Satiro; stessa sorte era capitata pochi istanti prima ad Ercolino che aveva stretto troppo la curva. Panezio proseguì la sua corsa, seguito dalla Chiocciola che, evitata la caduta, si spinse per corsie esterne, tentando il sorpasso subito dopo il Casato. Gli ultimi metri furono intensi: Marco Polo scosso si infilò all’interno e sembrava prevalere su Panezio che, per tutta risposta, replicò stringendo Marco Polo verso lo steccato e respingendo altresì la veemente progressione esterna di Orbello. Sul bandierino piombarono tre cavalli simultaneamente, ma la testa di Panezio precedette gli avversari. Scoppiato il mortaretto iniziò il caos, mentre gli scossi proseguirono la loro corsa per diversi giri senza essere fermati, ed il loro galoppo fu probabilmente decisivo ad evitare che la situazione, già esplosiva, degenerasse definitivamente. Sotto il palco dei giudici arrivarono gli aquilini a chiedere il cencio di Dova; lo stesso fecero i torraioli ed i chiocciolini, altrettanto convinti di aver vinto. Assieme a loro si notavano pure i contradaioli di Onda, Oca e Tartuca esultanti per la sconfitta delle rispettive rivali, ma anche qualche monturato della Pantera. Dopo una buona mezz’ora di polemiche, liti e tentativi di scalata del palco dei giudici per impossessarsi del Palio, strenuamente difeso dal Capitano aquilino Paolo Goretti e dal Sindaco Barzanti, fu il comandante di Polizia Municipale a prendere la situazione in mano, incominciando a sventolare il fazzoletto dell’Aquila, dando finalmente il segnale al Comune per l’esposizione della bandiera. L’ultimo atto dell’infuocato Palio dell’Assunta 1973 fu la decisione della giunta comunale di squalificare per un Palio Aceto, ritenuto il responsabile delle sette mosse false, sanzione che il Degortes scontò solo sei anni dopo, al termine di un lungo iter giudiziario che varcò addirittura i confini comunali, giungendo sino nelle aule del Consiglio di Stato.

Davide Donnini

Foto www.ilpalio.org

 

 

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