Salari, sanità e scuola pubblica al centro della mobilitazione contro precarietà e spese militari

USB Pubblico Impiego Siena, insieme a Confederazione COBAS, Comitato Palestina Siena, FGC, Potere al Popolo!, PDAC, CARC, JAMA'A, PCI, Comitato Lavoratori della Scuola, Rete Senese contro il Riarmo, Comitato AmpugnaNO, CRAVOS, LINK, Rete dei Comunisti, Partito del Bollore, CPU-Siena, Serpe Regolo, Collettivo Jama'a e Collettiva Frog, promuove lo sciopero generale del 30 ottobre a Siena, per denunciare il peggioramento delle condizioni di vita di lavoratori, pensionati, studenti e famiglie. Al centro della protesta ci sono l'aumento del costo della vita, la precarietà lavorativa, i tagli ai servizi pubblici e la crescita delle spese militari.
Secondo i promotori, l'inflazione continua a ridurre il potere d'acquisto di salari e pensioni, rendendo sempre più difficile sostenere le spese quotidiane. Anche a Siena aumentano affitti, bollette, carburanti, alimentari e materiali scolastici, mentre le retribuzioni restano sostanzialmente ferme. Il comunicato critica le politiche dei governi, accusati di favorire gli interessi finanziari e le privatizzazioni, e il ruolo dei sindacati concertativi, ritenuti responsabili di aver accettato accordi sfavorevoli ai lavoratori.
La crisi economica si accompagna al progressivo indebolimento dei servizi pubblici. La sanità soffre per la riduzione dei finanziamenti, l'allungamento delle liste d'attesa e la crescente pressione sul personale, mentre la scuola subisce tagli e precarizzazione. A fronte di queste difficoltà, il Governo destina risorse sempre maggiori al riarmo e agli impegni militari legati alla NATO e al piano REARM EUROPE.
Il comunicato condanna anche il sostegno dell'Italia a Israele, denunciando l'invio di armi utilizzate nei bombardamenti su Gaza e nelle operazioni militari in Cisgiordania, e definendo genocidio la violenza contro la popolazione palestinese. Vengono contestati i rapporti delle istituzioni italiane con Israele e gli accordi delle Università di Siena con istituzioni israeliane e con l'esercito statunitense. Particolare attenzione è rivolta alla militarizzazione della scuola, che secondo i promotori dovrebbe favorire il pensiero critico, la cultura e l'emancipazione, anziché presentare l'arruolamento come risposta alla precarietà giovanile.
Le rivendicazioni economiche comprendono aumenti reali di salari e pensioni, un salario minimo conforme all'articolo 36 della Costituzione e il ripristino dell'indicizzazione automatica all'inflazione. Si chiedono anche interventi per contenere i prezzi dei beni essenziali, gli affitti e le bollette, ridurre le accise sui carburanti e l'IVA sui prodotti di prima necessità. Per finanziare queste misure viene proposta una tassazione straordinaria dei grandi patrimoni e degli extraprofitti di banche e aziende energetiche.
Sul piano sociale, i promotori chiedono maggiori investimenti nella sanità e nella scuola pubblica, la tutela del diritto allo studio e la fine delle privatizzazioni e delle politiche di austerità. Sul piano internazionale rivendicano lo stop al riarmo, un embargo contro Israele, la liberazione dei prigionieri politici palestinesi in Italia e nei territori occupati e l'interruzione degli accordi delle Università di Siena con l'industria bellica e le istituzioni israeliane.
La mobilitazione pone quindi una scelta tra le esigenze sociali della popolazione e gli interessi economici legati alla guerra. Secondo gli organizzatori, le risorse pubbliche devono essere destinate al lavoro, alla sanità, all'istruzione e al welfare, anziché alle spese militari.
Lo sciopero è previsto per il 30 ottobre, alle ore 9:00, presso il Terminal Bus Pescaia di Siena, con lo slogan "Abbassate le armi, alzate i salari!".




































