Il nuovo terzino del Siena FC si presenta: impatto con una piazza calda, fiducia nel gruppo e voglia di incidere per il rilancio bianconero

È uno dei volti nuovi del Siena FC. Bryan Bello, terzino classe 2006, è pronto a mettersi a disposizione di mister Bellazzini in un momento non semplice, ma carico di stimoli. Arriva con entusiasmo, consapevolezza e una mentalità già matura.
«Vengo da un’esperienza iniziata quest’anno alla Union Clodiense Chioggia, nel girone C di Serie D, dove ho fatto alcune presenze e ho potuto crescere all’interno di un gruppo forte.

L’arrivo a Siena si è concretizzato in tempi rapidi. «È successo tutto velocemente. Venivo da un momento di difficoltà personale e sentivo il bisogno di cambiare per ritagliarmi più spazio. Quando è arrivata Siena non c’è stato molto da pensare: è una società che non ha bisogno di presentazioni, per la sua storia e per ciò che rappresenta nel calcio italiano».
Il contesto non è dei più semplici: quattro sconfitte consecutive e una classifica che impone una reazione immediata. «È uno stimolo in più. Quando arrivi in una situazione così sai che c’è voglia di rialzarsi e di dimostrare. Il gruppo è forte e molto coeso, sotto questo aspetto non ci sono problemi. Le difficoltà fanno parte del percorso, ma qui ci sono tutti i presupposti per fare bene».
Bello aveva già sentito parlare di mister Bellazzini e del suo calcio propositivo. «Mi trovo molto bene con la sua filosofia: i terzini giocano alti, puntano l’uomo, ed è una cosa che mi rispecchia. Abbiamo parlato, mi ha spiegato il suo progetto e spero di farne parte nel modo migliore».
Il primo impatto con l’ambiente bianconero. «Sono arrivato lunedì e ho subito visto lo stadio: mi sono sentito come un bambino che entra a San Siro per la prima volta. Siena è una piazza calda, importante, con una struttura che per la categoria è fuori dal comune».
Quanto al campionato, Bello conosce già bene la Serie D. «L’anno scorso ero nel girone H, quest’anno ho iniziato nel C. Alla fine, bene o male, i gironi li conosci tutti: nel calcio devi sempre essere pronto».
Curioso anche il significato del numero 93 scelto sulla maglia. «È un numero simbolico per me, legato all’esperienza di Matera. Abito vicino ad Alessandria ed ero a 930 km da casa: il 93 rappresenta quel periodo, che nonostante le difficoltà mi ha fatto crescere».
Sugli obiettivi personali non ha dubbi: «Voglio incidere e dare una mano al gruppo. In questo momento non conta parlare di gol o assist – anche se per il mio ruolo sono importanti – ma lavorare, restare uniti e arrivare alla domenica più forti degli altri».
Nel suo percorso ha già messo insieme due gol e tre assist, e tatticamente si sente a suo agio in più sistemi: «Posso giocare da quarto di difesa o da quinto, nel 3-5-2 o nel 4-3-3. Sulle fasce mi adatto bene. Braccetto? No, quello non fa per me», sorride.
Tra i modelli di riferimento, uno su tutti: «Federico Valverde. Mi ispiro alla sua mentalità, alla fame, alla voglia di vincere. È un leader. Riprende anche le mie origini: mio padre è colombiano, mia madre uruguaiana».
«Sappiamo tutti il momento che stiamo vivendo. L’unica medicina è il lavoro, l’unico risultato possibile è la vittoria. Dobbiamo dare tutto per portare i tre punti a casa, poi si penserà al resto».
L.C.





































