SIENA NOTIZIE NEWS

I GENESIS A SIENA, CORREVA L'ANNO 1972

News inserita il 16-04-2016 - Eventi

Il 17 aprile di 44 anni fa Peter Gabriel, Phil Collins e la storica band britannica suonarono al Dodecaedro. Da quel concerto per pochi intimi, la decisione di realizzare "Watcher of the skies"

“Watcher of the skies” è uno fra i più celebri brani progressive realizzati dai Genesis negli anni Settanta. Registrato dalla band britannica nell’agosto del ‘72, e divenuto poi traccia che inaugurava il celebratissimo album “Foxtrot”, rappresenta una perfetta sintesi del genere prog rock: sette minuti e ventitré secondi di giochi di tastiere, di chitarre aggressive, di percussioni che scandiscono, come da copione, frequenti cambi di ritmo (l’introduzione al mellotron è in 6/4, nel riff c'è uno staccato in 8/4 e via discorrendo), oltre alla voce, inconfondibile, di Peter Gabriel, sono un inno alle variazioni sul tema ed alle sperimentazioni, tipiche del genere. Lontane anni luce dalle logiche dei prodotti pop, ben confezionati e rigorosamente in 4/4 (oltre che di durata mai superiore ai quattro minuti), sui quali l’industria discografica ha puntato, con successo, negli ultimi trenta anni.

Il rimbombo del dodecaedro Storia nota, fin qui, almeno per i fan di un gruppo che si stima abbia venduto oltre 150 milioni di dischi, pur passando, negli anni, attraverso qualche virata (non sempre gradita ai “supporters” degli albori) nel pop/rock commerciale, oltre che a cambi di line-up, la più clamorosa nel 1975 con l’abbandono di Gabriel, dedicatosi a progetti solisti non solo musicali. Assai meno noto, invece, il legame che intercorre fra “Watcher of the skies”, o meglio il sound di quello che ancora non era un prodotto finito, e la nostra città. Sì, perché il 17 aprile del 1972, esattamente 44 anni fa, Siena fu teatro di un concerto dei Genesis, storia questa ben poco celebrata (sul perché avremo modo di tornarci sopra), nel campo del “palazzetto vecchio della Mens Sana”, il dodecaedro, quello che oggi si chiama PalaGiannelli. Un impianto in tutto e per tutto inadatto ad ospitare concerti di un certo livello a causa della pessima acustica che lo ha sempre contraddistinto: eppure, paradossalmente, fu proprio il proverbiale rimbombo del soffitto di viale Sclavo a convincere Peter Gabriel, Phil Collins, Steve Hackett, Mike Rutherford e soprattutto Tony Banks che su quel brano si poteva continuare a lavorare per farne, a breve, una delle tracce più significative di “Foxtrot”, la cui gestazione stava avvenendo nel corso di quel tour internazionale, partito nell'autunno del '71 da Letchworth, 50 km nord da Londra, per fare promozione all'appena pubblicato “Nursery Crime” e arrivato in Italia dopo aver riscosso in Belgio ed Olanda il consenso mancato in patria.

I ricordi di Tony Banks… Proposte in apertura del concerto, le prime note della futura “Watcher of the Skies” esplosero sotto le volte del palazzetto senese come mai era accaduto in altri esperimenti della tournée italiana, il più conosciuto e ricordato sul web senza dubbio quello del 12 aprile a Reggio Emilia. Fu una scarica di pura adrenalina, anche a detta di chi la generò premendo sul mellotron: “I ricordi di quelle date sono lontani e confusi – è proprio Banks, il tastierista, a parlarne nella prefazione di “Genesis. Gli anni prog” volume curato da Mario Giammetti (2013, Giunti Editore) –, ma ho ancora in mente il concerto di Siena, che si tenne in uno stranissimo palasport, con un sacco di riverbero dovuto alla struttura dell’edificio: l’introduzione al mellotron non aveva mai suonato meglio, grazie a quella fantastica risonanza”. Insomma se per il pubblico senese fu probabilmente solo uno dei tanti apprezzabili virtuosismi della serata, per i Genesis si trattò della spinta decisiva a portare avanti la realizzazione del brano, che a margine della tappa di Napoli (19 aprile) vide lo stesso Banks e Rutherford scriverne il testo sulla terrazza-tetto dell’hotel che li ospitava, il Domitiana, osservando nel silenzio della notte le luci della città partenopea.

e quelli di Phil Collins Torniamo a Siena ed al 17 aprile, un lunedì per la cronaca. Un concerto che pure Phil Collins, star mondiale del pop negli Ottanta e Novanta, ha avuto modo di annoverare più volte nei propri ricordi legati ai Genesis quando si è trattato di parlare del rapporto con i fans italiani: “Suonavamo nei vostri palasport – ebbe modo di dire l’ex batterista e poi cantante dei Genesis in un’intervista al Corriere della Sera nel 2010 – quando in Inghilterra facevamo ancora i club. Ricordo le date di Pavia, Siena e Reggio Emilia ed il fatto che il pubblico non capiva cosa stavamo cantando, ma riconosceva e apprezzava i cambiamenti di umore, il sentimento, le emozioni. Piacevamo, probabilmente, perché in Italia eravate già abituati a quei suoni grazie alla Pfm”. E ancora, più di recente, parlando al microfono di Nick the Nightfly per Radio Montecarlo: “In quel periodo – sono sempre parole di Phil Collins - abbiamo suonato in grandi sale da concerto a Roma, Reggio Emilia e Siena, è stato davvero un grande divertimento”.

Duemilacinquecento lire Snobbato dai media cittadini dell’epoca (La Nazione, unico quotidiano edito in quegli anni a Siena, il 17 aprile pubblicò giusto una “breve” annunciando orario e location della performance; nessun resoconto nei giorni successivi e buio completo, invece, sui periodici locali), il live-show al dodecaedro dei Genesis rimane un rebus irrisolto (nessuna fotografia, più o meno pari allo zero pure le testimonianze) sulle pagine dei social media e sui forum internet dedicati alla band che si era formata nella seconda metà dei Sessanta a Godalming, nel Surrey, un’ottantina di chilometri dalla capitale britannica. L’alone di mistero è tale anche in quello che potremmo definire tessuto sociale senese: vuoi perché, a distanza di 44 anni, i pochi ricordi di chi c’era risultano oltremodo sfumati, vuoi perché oggettivamente di un grande evento non si trattava, anche a dispetto delle duemilacinquecento lire che costituivano il prezzo del biglietto. “Nursery Crime”, del resto, è stato riconosciuto a posteriori un buon album progressive, ma ad inizio 1972 i Genesis in Inghilterra (laddove nascevano le nuove tendenze musicali) erano considerati poco più di una “band di serie B”, se paragonati ai vari King Crimson, Yes, Emerson Lake & Palmer e Jethro Tull (tanto per scomodare nomi eccellenti), nel mercato statunitense non si erano ritagliati alcuno spazio e solo in qualche piccolo lembo d’Europa avevano trovato orecchie incuriosite dalle loro sonorità fatte di continui cambi di ritmo e movimentati assolo: insomma nessuno scandalo se a Siena, ad ascoltarli in religioso silenzio (scordiamoci le isterie da concerto dei fans di oggi, negli anni Settanta era abitudine ascoltare senza fiatare, al massimo si applaudiva al termine di ogni brano) c’erano poco più di un centinaio di persone, tutti ragazzi, molti dei quali venuti da fuori, trasandati e coi capelli lunghi (per l’opinione pubblica, non si può dire fosse cosa buona giusta) e se, di conseguenza, nei giorni a seguire dell’evento si parlò ben poco.

L’italiano di Peter Gabriel I Genesis suonarono per circa un’ora e un quarto, ben oltre lo standard dei concerti del periodo. Quanto allo spettacolo vero e proprio, dovevano ancora arrivare i fasti del celebratissimo “teatro rock” genesiano e Peter Gabriel non era ancora l'uomo-pipistrello (una delle tantissime maschere indossate dal genio nato a Chobham nei travestimenti che lo resero poi star internazionale, icona assoluta nel panorama musicale anni Settanta) bensì un semplice 22enne, magrissimo, con i capelli sulle spalle ed un medaglione argentato al collo, addosso un paio di bell bottoms (quelli che, da noi, si chiamavano pantaloni zampa d'elefante), un tamburello ed un flauto a portata di mano per accompagnare quel suo timbro di voce già allora particolarissimo; oltre a cantare “The knife” o “Fountain of salmacis”, Gabriel durante la tournée provava ad annunciare, in un italiano improbabilissimo, i pezzi che la band avrebbe suonato di lì a poco. Relativamente a Phil Collins, allora solamente un virtuoso della batteria, basti pensare alla folta chioma bionda ed ai basettoni sfoggiati in quei giorni per rendersi conto di essere stati catapultati in un'epoca davvero lontana rispetto ai momenti di successo planetario conosciuti, da cantante solista, cantando “Another day in paradise” o “One more night”. Non si rischia insomma la figuraccia, dicendo che a Siena i Genesis furono poco più di una meteora. Quanto però all'aver gettato il seme di “Watcher of the skies”, i 18 mila fan che riempiranno solo nove mesi più tardi il PalaEur di Roma per acclamare la band, tornata in Italia durante il “Foxtrot tour”, sono la dimostrazione di quanto importante fu l'esibizione senese del 17 aprile 1972.

Dopo i Genesis Giusto per la cronaca, poche settimane dopo (giovedì primo giugno), la città del Palio avrebbe ospitato al palazzetto dello sport di via Vivaldi un altro concerto di una band simbolo nell’epoca del prog rock, i Van Der Graaf Generator. Ma questa è un'altra storia.

Matteo Tasso

 

 

Galleria Fotografica

Web tv