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GIRAFFINI SCOMODI, ORGOGLIOSI, SINCERI E...VINCENTI

News inserita il 03-07-2017

Sanno giocare con il Palio e mai si lasciano trascinare nell'alone del dramma

Basta con cavalli e fantini. Oggi si parla di una Contrada e basta. Della Giraffa che da splendida signora vive sempre e comunque il Palio a modo suo.

Per certi tratti, anche come risultati conseguiti sul Campo, assomiglia alla Selvalta, per altri – leggi orgoglio innato e  la voglia di essere sempre uguale a se stessa -  si avvicina al modo di interpretare la Contrada  di quelli dell'Onda.

Insomma i Giraffini sono a modo loro, hanno un carattere solo in apparenza conciliante ed escono spesso dai canoni imposti da chi vorrebbe un Palio diverso e spesso apparecchiato per questo o quel fantino o per questa o quell'altra potenza contradaiola.

Lo confesso, a me piace il loro modo di stare al mondo e di vivere la Festa.

Tirano a vincere, quando credono di avere in mano le carte giuste e guardano in prospettiva, senza dannarsi l'anima, quando la sorte assegna loro un barbero con ridotte potenzialità.

Insomma, sanno giocare con il Palio e mai si lasciano trascinare nell'alone del dramma che ammanta spesso la Festa. Il Palio è questo e non può essere interpretato in altra maniera.

Sono per definizione artisti “pittori” e li rappresenta, almeno ai miei occhi, un geniaccio quale è stato il grande Tambus, uno che si inventa, durante la guerra, un Palio fra i detenuti di un campo di concentramento in Africa, con spennacchiere , tamburi di latta. Nostalgia di Siena, rimpianto e commozione.

Mi piacciono e conto fra i Giraffini amici sinceri. Pietro Bazzani, per primo, un capitano vittorioso. Alessandro Giusti tenente e Priore, anche lui vittorioso. Vittorio Mazzoni della Stella, il Priore del cappotto, ma anche tanti e tante contradaiole semplici che ho conosciuto ed apprezzato.

Quando Scompiglio ha alzato il nerbo il pensiero è volato via, in alto, verso Romano Rossi  il Capitano dalla giacca rigatino bianca e rossa e verso Fabio Caselli, un ragazzo del 1946 che ci ha lasciato qualche mese fa. Lo avevo intervistato e lo avevo voluto inserire fra i personaggi da ricordare nel mio libro “Palio e Memoria”. Fabio aveva vissuto un percorso  intenso, un completo “cursus honorum” all'interno del rione. Mi è sembrato il prototipo di contradaiolo e dirigente da ricordare.  Lui aveva seguito come un'ombra, quale mangino, il lavoro di Romano, che dal 1983 al 1990 aveva messo a segno una formidabile tripletta, divenendo poi Capitano nel 1991. Cinque anni bui e poi il fantastico “cappotto” del 1997, a cento anni tondi dal cappotto giraffino, con Beppino Pes, Penna Bianca e Quarnero. Chiude da Priore, restando per sempre nella storia della Contrada e soprattutto nei cuori dei contradaioli di Via delle Vergini.

Per un attimo ho creduto di vederli lì sotto il palco dei Capitani a gridare il fatidico “daccelo”. E chissà quanti altri Giraffini avranno rivolto loro un pensiero, così come ad altri Contradaioli che non ci sono più. Se non mantenessimo il valore della memoria, che specie di contradaioli saremmo?

Ma la memoria, fa parte del loro modo di vivere Siena e il Palio. Da Giraffini, a volte scontrosi, scomodi ed orgogliosi.

Ora alla guida della Contrada e dello staff paliesco ci sono personaggi nuovi che io conosco poco, che vedo da lontano. Ma da quanto vedo e sento sono in tutto e per tutto simili ai “grandi” del loro onorevolissimo passato.

La Giraffa si ripete e vince ancora. Un pizzico di invidia tutta umana per chi come il sottoscritto mastica amaro da 18 anni, ma anche tanta ammirazione per chi sa vivere il gioco grosso del Palio come lo sanno vivere loro...

Roberto Morrocchi

 

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