Agricoltori senesi a Roma contro i tagli europei

Anche gli agricoltori senesi, insieme a Cia Siena e Cia Toscana, hanno partecipato davanti a Montecitorio alla seconda settimana della mobilitazione nazionale “I conti non tornano”, promossa da Cia-Agricoltori Italiani. Al centro della protesta, la richiesta di un’Europa più forte, capace di affrontare le sfide economiche, geopolitiche e climatiche attraverso un bilancio adeguato e una Politica agricola comune (Pac) che sostenga concretamente il settore.
A preoccupare Cia Siena è l’ultima proposta sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) dell’Unione europea, che lascia invariati a circa 294 miliardi di euro i fondi destinati alla Pac dopo il 2027. Il documento non garantisce l’autonomia della politica agricola né impegni vincolanti sul 10% del target rurale e sulle risorse della flessibilità di bilancio. Previsto anche un taglio di quasi il 30% alla riserva di crisi agricola, che passerebbe da 900 a 630 milioni di euro annui.
Per il presidente di Cia Siena, Federico Taddei, ridurre le risorse agricole mentre aumentano le emergenze significa indebolire un settore essenziale per la sicurezza alimentare e la tutela dei territori. La Pac, che da oltre cinquant’anni sostiene la stabilità delle imprese agricole, dovrebbe essere rafforzata anziché ridimensionata. Taddei chiede quindi che le promesse della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si traducano in finanziamenti e impegni concreti.
Secondo Cia Siena, la futura Pac deve mantenere un carattere comune e autonomo, con risorse adeguate e aggiornate all’inflazione. Affidare una parte eccessiva della programmazione ai singoli Stati rischierebbe di creare squilibri nella concorrenza e nuove disparità tra gli agricoltori europei. Gli aiuti dovrebbero essere destinati a chi lavora e produce realmente in agricoltura, evitando di favorire le rendite passive. Servono anche strumenti efficaci per affrontare i rischi climatici e sanitari e un accesso diretto al Fondo Ue per la competitività.
Taddei richiama infine il confronto con Stati Uniti e Cina, che continuano a investire nei rispettivi settori agricoli. Un arretramento europeo metterebbe a rischio non soltanto le imprese, ma anche la qualità e la sicurezza del cibo, la tutela dell’ambiente e la sopravvivenza economica delle aree rurali.
Cia Siena ribadisce perciò la volontà di proseguire la mobilitazione finché non arriveranno risposte precise. Per Taddei, sacrificare l’agricoltura ai compromessi di bilancio significherebbe scaricare le conseguenze delle scelte europee sia sui produttori sia sui cittadini.








































