
Ascoltare il CD del trio Music for dance, composto da Tobia Bondesan, Michele Bondesan e Giuseppe Sardina è un'esperienza di bellezza e sorpresa. Eleganza e sperimentazione si fondono in un lavoro dove non si parla solo di jazz - che resta il genere di base e quello della formazione dei tre musicisti del trio - ma che parte da questo per dar vita a un ciclo di brani che emoziona per la grande originalità, leggerezza e novità racchiusa nelle composizioni.
A partire dagli strumenti che il trio suona. Tobia Bondesan si destreggia brillantemente tra sax alto e sax soprano, passando per l'analog synth ed electronics. Michele Bondesan parte dal contrabbasso e gioca con i registratori tradizionali, e Giuseppe Sardina usa la batteria ma anche altre percussioni quali la batteria giocattolo e il salterio. E' il secondo CD del trio nato nel 2023, il cui primo lavoro portava il nome della formazione.
Gli otto brani di Spin sono composti tutti dagli stessi musicisti nel disco appena uscito, per la Barly Records, confezionato nei Jambona Lab di Livorno, con la minimalista, pura veste grafica di Marta Viviani arricchita dalle foto di Tommaso Taurisano.
Il percorso si snoda da Orbit a Trace.
Orbit. Immediatamente porta l'ascoltatore verso mondi lontanissimi dove in un attimo chiudendo gli occhi si incontrano le suggestioni di un vintage Bowie colorate da una contemporaneità quasi sognante, un viaggio tra stelle e note blu con un tocco unicissimo e inaspettato di libertà compositiva.
Pulse. La grazia sottile del sax di Tobia Bondesan prima domina il brano e poi lo sfondo delle percussioni scure di Giuseppe Sardina e i tocchi sulle corde del contrabbasso di Michele Bondesan sono una scoperta continua di passioni che si susseguono sul filo del gioco inaspettato. La melodia fluisce, per metà notturna, per metà luminosamente multiforme e diurna come l'alba.
Twirl. Qui le percussioni introducono e poi percorrono il brano come una tempesta di suoni fino all'arrivo del sax mentre il velluto del contrabbasso crea un perfetto mix con gli altri strumenti.
Sway. Un altro gioiello di armonie insolite e geometriche, eseguite con preziosi effetti coordinati tra gli strumenti che Giuseppe Sardina introduce con la sua batteria, mentre nello sfondo effetti elettronici travolgono e affascinano per la loro incalzante multiformità. Da ascoltare almeno due volte in successione per coglierne il valore insolito e altalenante.
Roll. Un gioco che sale dal basso verso picchi sempre più alti e che coinvolge gli strumenti in un coordinamento totale di voci e ispirazioni, assolutamente da sentire e amare nella sua quasi psichedelica ripetitività.
Drift. Tutta un'altra atmosfera si percepisce in questo brano intimo e in certi momenti sottilmente dark, e la sensazione iniziale è quella di un pensiero lento e scuro, dato dalle corde del contrabbasso. Gli altri strumenti si aggiungono uno dopo l'altro come onde marine lentissime, accentuate dai piatti vibranti di Sardina.
Spin. Il brano che dà il titolo all'album è un elegante mix di poesia, emozione e sorpresa, e si srotola come un tappeto orientale aprendo nell'ascoltatore prospettive di viaggi sonori tra ritmi incalzanti, veloce intaglio di influenze differenti, esotiche avventure brillanti di giochi e fughe altrove.
Trace. Il disco si chiude con questo pezzo che, come gli altri, non lasciano all'ascoltatore nessun modo di distrarsi e vagare. E' un CD da sentire se non amate il jazz prevedibile ma se volete avventurarvi tra la sperimentazione, l'improvvisazione e la bellezza di nuove sonorità e mix di strumenti e capacità di grande valore. Non ve lo perdete.
Annalisa Coppolaro







































