
La vicenda, per decenni, ha tenuto banco nell’album delle tradizioni e del folclore, con l’allestimento, sin dagli anni Cinquanta, del Palio di San Donato in Poggio, nel comune di Tavarnelle (Firenze).

Erano talmente belle che i cavalieri di Siena, non conoscendo altro modo di carpire la loro attenzione, se ne impossessarono organizzando un vero e proprio blitz. Tra le vie e le piazze di San Donato in Poggio, nel comune di Tavarnelle (Firenze), con un’operazione celere e collettiva che alla storia passò come il ratto delle sandonatine. L’esotica Elena insegna. Le donne che fanno stragi di cuori non conoscono confini. Ed è proprio dalla bellezza delle pulzelle di un antico borgo medievale come San Donato in Poggio che nacque la leggenda, intimamente legata alla storia, dei trenta cavalieri che uscirono dalle porte di Siena per irrompere, dopo svariati chilometri, nelle principali vie del paese e inscenare con successo l’agognato rapimento. Ma se la leggenda non restituisce alla comunità il lieto fine che ogni cuore chiantigiano ancora oggi vorrebbe immaginare, la tradizione prova a sfidare il tempo per annullare lo smacco. Quello dei baldi sandonatini ai quali furono ingiustamente sottratte le fidanzate o le mogli e che, a cavallo di asini, si diedero ad un inseguimento disperato pur di recuperarle. Invano.
Una vicenda che per decenni ha tenuto banco nell’album delle tradizioni e del folclore di San Donato con l’allestimento sin dagli anni Cinquanta del Palio di San Donato in Poggio, seguito fino agli anni Novanta dalla Bruscellata che comprendeva la rievocazione storica, la corsa dei ciuchi e la rappresentazione teatrale ad opera dei contadini/attori in ottava rima. Una tradizione molto sentita che coinvolgeva centinaia di persone, uomini, donne, bambini, alle prese con la sfilata in costume e l’attesissima corsa dei ciuchi la cui vittoria era contesa da sei contrade: via Senese, via dei Fossi, via dei Baluardi, via del Giglio, via della Madonna e piazza Malaspina, le stesse vie del paese dove, secondo quando si narra, si verificò il ratto. Il paese era un mosaico di colori e bandiere che sventolavano da ogni edificio. E c’è qualcuno come Corradino Ninci, maestro di bruscello nonché presidente della Pro Loco di San Donato, che ha nostalgia di quel tempo, di quelle giornate intense, piene di gente, di vivacità e saper fare collettivo.
“Sono stati momenti indimenticabili – commenta Ninci - dalla prima edizione, quella del 1952 all’ultima datata 1992, ognuno metteva a disposizione semplicemente quello che sapeva fare meglio, negli anni Settanta siamo riusciti a realizzare artigianalmente ogni abito e accessorio, mi piacerebbe tanto poterla rivedere e non solo in una foto o in un filmato”. Intanto, grazie alla mostra organizzata dall’Unione dei Comuni di Barberino e Tavarnelle in collaborazione con la Pro Loco di San Donato, cittadini e turisti possono avere un’idea della grande festa sandonatina ammirando sia i palii vinti nel corso degli anni, sia le foto dell’epoca che ritraggono alcuni dei momenti più significativi del Palio e della Bruscellata. L’evento, che mette insieme venti drappi e una cinquantina di scatti in bianco e nero, si è inaugurato con l’apertura di Palazzo Malaspina e sarà fruibile nel corso delle feste natalizie. “La corsa si svolgeva in tre manches – ricorda Ninci – le prime due erano funzionali alla qualificazione, con la terza si andava in finale, per una strana onda del destino la contrada che più spesso si aggiudicava la vittoria era quella di via Senese”.
Nasce da una leggenda e, nonostante gli anni, continua a far parlare di sè, accompagnata da un velo di mistero. C’è un ritratto, realizzato negli anni Cinquanta, che raffigura il ratto delle sandonatine e che veniva esposto nel corso dei palii sulla facciata della Chiesa di Santa Maria della Neve, accanto a palazzo Malaspina. Corradino Ninci lo sta ancora cercando. Magari è il prossimo Palio di San Donato a riportarlo a galla...
Fonte: www.barberinovaldelsa.net































