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STORIA DEL PALIO: 2-7-1884, SI UTILIZZA IL DOPPIO CANAPE ALLA MOSSA

News inserita il 11-02-2014

La Carriera fu vinta dalla Civetta.

Come spesso accade le carriere in cui si introducono novità regolamentari sono ricche di episodi e curiosità degne di rilievo.

Nel luglio 1884 per la prima volta, dopo anni di esperimenti più o meno riusciti, fu decisa l’introduzione definitiva dei due canapi per dare la mossa.

Per testare al meglio la novità ci si affidò a Giuseppe Valteroni, mossiere esperto ed autoritario in carica dall’agosto 1881, prima carriera dalla destituzione ufficiale dei Giudici della Mossa.

I migliori cavalli, seppur debuttanti, toccarono alla Civetta ed alla Tartuca, discreto il morellino andato in sorte all’Aquila, di poche speranze gli altri sette barberi.

Nel Castellare arrivò una baia di Remigio Bellini, detta Farfallina, che fu affidata al vetturino Santi Sprugnoli detto Boggione, fantino non dei migliori alla sua ottava partecipazione.

In Castelvecchio arrivò un morello, detto Carbonello, dell’oste Savino Merlotti che fu montato da Lorenzo Franci detto Pirrino, fantino di prima fascia già vittorioso nel 1877 e con qualche purga di troppo da riscattare.

Proprio la Tartuca a bocca asciutta da dodici anni, digiuno all’epoca inferiore solo a quelli patiti da Giraffa ed Onda a secco rispettivamente dal 1865 e dal 1870, arrivò tra i canapi da favorita assoluta.

All’uscita dell’Entrone il fantino del Nicchio Dante Tavanti detto Il Citto, con la complicità di un anonimo spettatore, sostituì il tradizionale nerbo, regolarmente ricevuto dalla guardia municipale, con un altro piombato di sua "produzione".

Per fortuna degli altri fantini, in particolare di Leggerino dell’Oca che in corsa subì le violentissime nerbate del Tavanti, qualcuno si accorse della sostituzione illecita ed il micidiale nerbo piombato fu sequestrato per tempo.

Questo grave gesto fu, ovviamente, pesantemente sanzionato dalle autorità comunali che inflissero, con delibera del 15 luglio 1884, due anni di squalifica al noto fantino.

Tra i canapi entrarono nell’ordine: l’Onda con il debuttante Pietrino d’Arezzo; la Civetta con Boggione; la Selva con Gano di Catera; l’Aquila con Il Moro; la Giraffa con Filusella; l’Oca con Leggerino; il Nicchio con il Citto; la Tartuca con Pirrino; l’Istrice con il Sordo ed il Leocorno con Masino.

La mossa fu rapida e lineare, solo l’Istrice fu colto impreparato e cadde al canape, in testa partirono appaiate la Civetta e l’Aquila, con la Tartuca all’inseguimento.

Approfittando di un intenso scambio di nerbate tra le due battistrada la Tartuca riuscì a prendere il comando già a San Martino e tutto lasciava presagire ad una netta affermazione.

Boggione, invece, liberatosi dalla morsa del Moro, non si arrese e dopo un tentativo andato a vuoto al secondo Casato sferrò l’attacco decisivo all’inizio del terzo giro.

Dopo un furibondo scambio di nerbate la Civetta prese definitivamente il comando e il cencio tornò nel Castellare dopo otto anni di attesa anche grazie ad Adamo Tanzini, contradaiolo tuttofare, che rivestiva contemporaneamente la carica di Priore e quella di Capitano.

I tartuchini non digerirono la bruciante sconfitta, alcuni monturati danneggiarono per la rabbia i propri costumi, poi vi fu una violenta scaramuccia con il Nicchio che una colorita cronaca dell’epoca così descrive: " … nella sera vi furono le indispensabili bastonature tra contrada e contrada e questa volta toccò ai nicchiaioli e tartuchini entrare in lizza …"

Rientrati in contrada al Capitano Ciro Baldacci toccò barricarsi in casa onde evitare spiacevoli conseguenze nella durissima contestazione che coinvolse anche il malcapitato Pirrino.

Per Boggione si aprì un periodo di gloria inattesa e ritrovata Farfallina vinse nettamente il Palio di agosto per i colori del Bruco.

Passato l’anno di grazia Boggione non riuscì più a ripetersi nelle otto partecipazioni seguenti ricalcando le orme di Polpettino nel 1800, imitato nel secolo successivo da Meloncino nel 1934 e da Peppinello nel 1964, anche loro prima inebriati dal prestigioso cappotto personale e poi mai più vittoriosi.

Roberto Filiani - foto: www.ilpalio.org

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