Il punto di vista di chi ancora mantiene le proprie radici tra le vie storiche della città

“Tutti questi ragazzi che stanno seduti sulle panchine a parlare con i familiari a casa sono fantasmi, non sono residenti si tratta di uomini che per vivere fanno i lavori più umili e si spostano per l'Italia a seconda delle richieste stagionali dell'agricoltura”.
Lo racconta un residente del centro di Poggibonsi, la zona che in questi giorni occupa le pagine di cronaca dei giornali locali.
Francesco, nome di fantasia, di un poggibonsese da generazioni, 50 anni, vive ancora in centro, mi aspetta seduto sulle panchine davanti alla stazione ferroviaria. In questo crocevia di mondi e continenti, Africa, Asia e Europa si incontrano, creando un melting pot linguistico che apre un focus su un'etnia differente in base alla panchina che ascoltiamo. Ci sono i giovani, tanti, che provengono dal Senegal che scherzano e ridono ad alta voce, più in la si cambia continente si passa all'Asia, sub continente indiano per la precisione, Pakistan, Bangladesh e Sri Lanka. Si riconoscono perché se ne stanno tutti isolati ognuno su una seduta diversa a parlare al cellulare in infinite conversazioni con la loro famiglia.
Francesco mi fa notare che queste conversazioni sono molto frequenti, si tratta per la maggior parte di persone che lavorano nell'agricoltura, sono stagionali che vivono negli appartamenti in centro stipati in veri e propri dormitori di massa abusivi.
“Perché credi che che stiano a telefonare fuori, in casa si bolle dal caldo e non hanno privacy stanno in delle cuccette in cinque sei per camera”. Mi spiega che il fenomeno del sovraffollamento degli appartamenti in centro è comune e sono tanti i proprietari che fanno finta di non vedere o vengono ingannati. Il trucco è semplice una o due persone affittano al padrone di casa poi fanno arrivare gli altri in subaffitto. Molti di questi uomini sono fantasmi si spostano in tutta Italia a seconda della stagione e delle richieste del mondo agricolo.
Attraversando la piazza risalendo verso il centro storico si trovano gruppi di adolescenti italiani, magrebini, albanesi, che ridono e fumano,qualcuno si atteggia a boss del quartiere con il suo spinello un mano sprezzante.
“Lo spaccio c'è sempre stato, ma anche i controlli non mancano, è la solita storia del gatto e del topo” quando arriva la polizia o i carabinieri scappano, qualcuno viene preso, qualcuno di loro capisce la lezione altri insistono, poi arriva la retata e il molti fanno una brutta fine”.
Purtroppo mi dice ancora Francesco l'età è diminuita e il consumo è cresciuto, tanti giovani italiani e non, sono alieni alla socialità e alle iniziative delle associazioni. Negli ultimi tempi comunque c'è maggiore attenzione verso queste tematiche grazie ad alcuni progetti nati in centro.
In piazza Berlinguer tanti ragazzini intorno ai dieci anni, giocano urlano e scorrazzano dietro ad un pallone,o fanno manovre spericolate con le bici, lo stesso nell'adiacente piazza Rosselli dove il palazzo che ospitava il commissariato cade a pezzi in attesa di un restauro che langue. L'assenza dello storico presidio si fa sentire psicologicamente per i residenti, che si scoprono meno protetti. L'atmosfera decadente dell'edificio è un brutto segnale per la sicurezza, ma in realtà adesso il centro è pieno di telecamere, i fatti di cronaca degli ultimi tempi si sono rapidamente conclusi con la scoperta dei colpevoli.
“Il percepito è diverso dal reale e l'idea che gli agenti di polizia fossero presenti fisicamente in centro era un supporto, di fatto adesso la sicurezza è controllata da remoto e le forze dell'ordine siano distanti poche centinaia di metri in più rispetto a prima”, fa sembrare la zona in preda ai barbari”.
Risalendo verso piazza Frilli, Francesco mi racconta che nel periodo del cantiere la presenza dei mezzi da lavoro e delle recinzioni aveva creato zone appartate dove più volte ha trovato ragazzi a sniffare. Adesso che i lavori sono terminati e la zona liberata da ruspe e recinzioni, episodi di questo tipo non si sono più verificati.
La nostra passeggiata si conclude davanti al Politeama sono le 23, il bar è già chiuso, il centro buio con poche attività serali è un luogo che non attira i cittadini, se al contrario ci fossero luoghi vivi certe situazioni di degrado sparirebbero. Chi delinque o fa uso di sostanze ha necessità di luoghi appartati.
Un viaggio notturno per vedere con i propri occhi e sentire la voce di chi vive il quartiere, lasciando fuori le dichiarazioni di ogni parte politica, concentrandosi solo su ciò che i poggibonsesi vivono quotidianamente.
Filippo Landi







































