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VIVERE E STUDIARE A SIENA: LA DURA VITA DEI PENDOLARI

News inserita il 23-05-2018 - Attualità - Rubrica Vivere e studiare a Siena

Stress per il viaggio, presenza di tempi morti, a volte obbligo di restare fuori casa per l’intera giornata a causa di lezioni tenute mattina e pomeriggio

Stress per il viaggio, presenza di tempi morti, a volte obbligo di restare fuori casa per l’intera giornata a causa di lezioni tenute mattina e pomeriggio, ma anche vicinanza alla propria casa e momenti da passare in famiglia: la vita dello studente pendolare ha i suoi pro e i suoi contro.
Una parte considerevole degli studenti che frequenta l’Università di Siena decide di non cercare un’abitazione in città e di spostarsi ogni giorno con i mezzi pubblici per raggiungere la propria facoltà. I motivi che spingono i ragazzi a questa scelta sono diversi: alcuni sono studenti lavoratori, con un impiego nella loro città d’origine, altri non si possono permettere l’affitto (più o meno alto) di una camera a Siena, altri ancora trovano difficoltà a trovare un parcheggio gratuito o non troppo costoso vicino alla propria facoltà che, per la stragrande maggioranza, si trova in centro. C’è anche chi (perché no!) preferisce non fare a meno delle comodità che spesso offre abitare con i genitori.
La maggior parte dei pendolari utilizza l’autobus, sia a causa della lontananza della stazione dal centro sia perché alcune mete sono più difficili da raggiungere (per arrivare ad Arezzo, ad esempio, non esiste un diretto: è necessario addirittura un cambio).
Uno dei primi problemi è quello della durata del viaggio: l’autobus di linea impiega più tempo per raggiungere Siena di quello di un automobilista medio. I mezzi pubblici effettuano spesso deviazioni dalla strada principale per raggiungere le varie fermate dislocate nei paesi. A questo si aggiungano le varie salite e discese dei passeggeri e si capirà facilmente il perché del viaggio più lungo. Rari, per fortuna, i ritardi, ma non inesistenti: in alcuni casi il traffico che si crea durante gli orari di punta non facilita l’uscita dalla città per quei mezzi pubblici che provengono dal centro e transitano per Via Massetana o Viale Toselli.
Inoltre, utilizzare i mezzi di trasporto pubblico è, in media, meno costoso del viaggio in automobile (nel quale si deve calcolare sia il prezzo della benzina sia, spesso, quello del parcheggio), ma a fine mese si tratta comunque di una spesa abbastanza considerevole nelle tasche degli studenti: il prezzo di un biglietto autobus per Firenze è di 7,80 €, quello per Arezzo 6,60 €, intorno ai 6 € per Montepulciano e Grosseto.
Infine, gli studenti non possono di certo lamentarsi della frequenza delle corse per raggiungere le province più vicine della Toscana: in media ogni ora partono autobus per Firenze e Grosseto, ogni due per Arezzo. Esistono, però, anche in questo caso dei disagi. I più sfortunati, se vogliamo chiamarli così, sono gli studenti che frequentano le facoltà con sede presso l’ex ospedale psichiatrico San Niccolò, dentro Porta Romana: sono lontani sia dalla stazione, che da Piazza Gramsci (da dove partono la maggior parte degli autobus di linea, soprattutto quelli diretti a Firenze o a Grosseto) e devono raggiungere a piedi la fermata, non essendoci una linea urbana che collega quest’ultima a Porta Romana. Così, sono spesso costretti a uscire qualche decina di minuti prima dalle lezioni per non perdere la corsa, o devono scegliere di attendere quella successiva, andando incontro a tempi morti che tolgono spazio sia allo studio, sia ad altre attività.

Cecilia Filoni

 

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