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VITICOLTURA E CLIMA, AL SANTA CHIARA LAB I PRIMI RISULTATI DELLA RICERCA

News inserita il - Attualità Siena

Conclusa dopo due anni la prima fase della sperimentazione sui portainnesti della vite per individuare quelli più resilienti alla scarsità d'acqua e allo stress salino

VITICOLTURA E CLIMA, AL SANTA CHIARA LAB I PRIMI RISULTATI DELLA RICERCA

Rendere la viticoltura più resiliente alla scarsità d'acqua, all'aumento delle temperature e allo stress salino provocati dai cambiamenti climatici. È questo uno degli obiettivi delle attività di ricerca applicata condotte dal Santa Chiara Lab dell'Università di Siena, dove si è conclusa, dopo due anni, la prima fase di una sperimentazione dedicata ai portainnesti della vite.

Gli studi vengono condotti nei laboratori di aeroponica del Centro e puntano a individuare portainnesti in grado di assicurare una maggiore resilienza della vite in condizioni di limitata disponibilità idrica e di elevata salinità. Tra quelli sottoposti ad analisi figurano Dod Ridge, 1103 Paulsen, 140 Ruggeri e Kober 5BB. Il portainnesto costituisce la parte basale della pianta sulla quale viene successivamente innestato il vitigno scelto dall'azienda agricola per la produzione, come sangiovese, canaiolo o trebbiano.

L'attività di ricerca, sviluppata inizialmente nell'ambito del Centro Nazionale Agritech, Spoke 9, coinvolge, oltre all'Università di Siena, l'Università degli Studi di Milano, l'Università degli Studi di Padova e i Vivai Cooperativi Rauscedo (VCR). Questi ultimi hanno reso possibile la messa a dimora di quasi 3.000 talee di vite, creando un'ampia base sperimentale per lo svolgimento delle attività.

Un ruolo centrale è svolto dai laboratori di aeroponica del Santa Chiara Lab, che permettono ai ricercatori di osservare e monitorare lo sviluppo dell'apparato radicale in condizioni controllate. In questo modo è possibile studiare il comportamento dei differenti portainnesti e valutarne la capacità di adattamento agli stress idrici.

La prima fase della sperimentazione, conclusa dopo due anni, ha consentito di effettuare un'analisi comparativa dei diversi portainnesti e di mappare i parametri fisiologici, biochimici e strutturali che determinano la tolleranza delle varietà alla siccità e allo stress salino.

Tra i meccanismi di adattamento più efficaci individuati figurano la conformazione strutturale della radice, la capacità di ottimizzare l'impiego delle risorse idriche riducendo gli sprechi e l'attivazione tempestiva di un sistema di difesa proteica.

I dati raccolti consentono già di classificare i genotipi in funzione della loro maggiore o minore tolleranza alla carenza d'acqua o allo stress salino. Le prossime analisi serviranno ad approfondire le differenze tra le varietà e a comprendere come i portainnesti più performanti riescano a mantenere la memoria di una condizione di stress, caratteristica ritenuta indispensabile per incrementarne la resilienza.

La fase successiva del progetto punta a mettere a disposizione delle aziende agricole informazioni precise e scientificamente valide sulla capacità dei diversi portainnesti di resistere agli stress idrici e salini, con l'obiettivo di favorire scelte più consapevoli per la produzione.

«Questa attività rappresenta un importante esempio di collaborazione tra università e imprese vivaistiche – sottolineano i ricercatori coinvolti –. L'integrazione tra competenze scientifiche e know-how produttivo permette di sviluppare soluzioni concrete per accompagnare il settore vitivinicolo nella transizione verso modelli sempre più sostenibili e resilienti».

Secondo il professor Angelo Riccaboni, presidente del Centro Santa Chiara Lab dell'Università di Siena, «il Santa Chiara Lab conferma la propria vocazione a essere un luogo in cui ricerca, innovazione e imprese collaborano per affrontare le grandi sfide del nostro tempo, fra cui certamente rientrano gli effetti del cambiamento climatico sulle produzioni agroalimentari». Il progetto, aggiunge Riccaboni, mostra come la collaborazione tra università e vivaisti possa produrre conoscenze utili alle aziende agricole, con ricadute concrete per il territorio e per l'intero comparto viticolo.

«Da anni ormai i VCR sono impegnati in un programma di miglioramento genetico della vite e in questo contesto si colloca l'attività di ricerca presso le strutture del Santa Chiara Lab; vogliamo valutare le potenzialità del sistema aeroponico come strumento per la fenotipizzazione rapida di nuovi genotipi», dichiara la dottoressa Elisa De Luca, responsabile del Research Center VCR.

Per De Luca, contribuire allo sviluppo di soluzioni innovative capaci di sostenere il futuro della viticoltura è fondamentale per un vivaio. «La collaborazione con il Santa Chiara Lab e con le università coinvolte ci consente di mettere a disposizione il nostro patrimonio di competenze e materiale vivaistico per una ricerca che potrà offrire strumenti concreti ai viticoltori chiamati ad affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici».

 

 

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