VINCENZOBOCCIARELLI

VINCENZO BOCCIARELLI: "NEL MIO LIBRO HO MESSO IL CUORE IN OGNI PAROLA"

News inserita il 03-10-2020 - Attualità

L’attore parla della sua prima e recente pubblicazione "Sulle ali dell’arte" sull’esperienza del lockdown e del suo show in diretta su Internet

In Sulle ali dell’arte c’è Vincenzo Bocciarelli. C’è la sua sensibilità, la sua fede, il suo amore per l’arte, la sua esperienza di attore, il rapporto con il pubblico; il tutto mescolato con ricordi personali pescati dalla memoria e l’energia con cui, non senza fragilità ma con grande determinazione, ha affrontato quello che è stato un periodo difficile per sessanta milioni di italiani; quello del lockdown. Nel libro, in cui il tono diaristico accoglie il dialogo con i fan mediante l’inserimento di alcuni loro scritti, l’attore scandaglia attentamente gli stati d’animo che lo hanno attraversato in quei giorni e gli sforzi nel cercare una soluzione per riaffiorare dalle tenebre alla luce, dicotomia classica che percorre il testo. La via d’uscita dal tunnel prese forma nel Bocciarelli Home Theatre, uno show a puntate su arte e letteratura in diretta sul palco di Facebook e YouTube. Facendo leva sui mezzi digitali e attingendo dal proprio bagaglio culturale, Vincenzo è tra coloro che escogitò un modo tra le mura domestiche per reinventare il passare delle ore. Reinventarsi si riscopre essere difatti l’atto salvifico per eccellenza da questo periodo; trovare dei modi per continuare a fare e a vivere cercando di salvaguardare la propria salute e quella degli altri, coordinati nel combattere un nemico comune, il virus. Così abbiamo reiventato la maniera di salutarci, incontrarci, di lavorare, di studiare in attesa del vaccino. Riguardo allo stile della sua scrittura afferma: «È un po’ cinematografica come impostazione, infatti ti dico che sto pensando di trasformarlo in una sceneggiatura e poi farci proprio un film, ci sto ragionando […] una tecnica cinematografica del ricordo, del ricordo però vissuto al presente. Quindi ho dovuto ricostruire, passo dopo passo, quello che ho vissuto dal 10 marzo; i punti più salienti, i momenti significativi che ho considerato tappe importanti del percorso di sviluppo della storia». Gli chiedo com’è stato scrivere quello che è il suo primo libro, idea che non è nata di sua iniziativa, ma che gli è stata proposta dalla casa editrice Accademia Edizioni ed Eventi: «All’inizio ero anche un po’ bloccato, impaurito. Poi, come racconto nel testo, ho messo il cuore in ogni parola». Non a caso ha scelto di citare nella prima pagina della nuova edizione il manifesto del Dolce Stil Novo, quei versi emblematici del Canto XXIV del Purgatorio di Dante: «Un omaggio sicuramente», il prossimo anno sarà il VII centenario dalla morte del Sommo Poeta, «Ho preso spunto da quei versi nel mio modo di approcciarmi alla scrittura; è un’incitazione “Va’ e scrivi ciò che il cuore ti detta dentro”». L’estetica del libro è frutto di una scelta che mira alla comunicabilità, raggiunta optando per una grafica e caratteri semplici e chiari, intervallati da fotografie di Vincenzo: «come è scritto anche nella prefazione vuole essere un racconto molto arioso». Ciò è in relazione con la sua personale idea di fruizione artistica, che non deve per lui avere come pubblico solo una cerchia ristretta di intellettuali: «il teatro, la scrittura, tutto ciò che è arte devono essere universali, facili da comprendere per un maggior numero di persone. Insieme all’editore Giuseppe De Nicola ho cercato di adottare un filo narrativo semplice, che potesse far riflettere, far emozionare». Lo descrive come «un volo pindarico tra momenti di quotidianità, anche ilari e divertenti» aggiungendo che è «sicuramente indirizzato a tutti, particolarmente ai giovani e anche molto all’anziano che si sente spesso solo, perché, sai, questa solitudine che abbiamo vissuto tutti, tante persone la vivono da sempre a prescindere dal covid». Gli domando qual è stata la difficoltà maggiore: «La scelta del titolo è stata complicatissima, un po’ perché dal momento in cui chiusi il libro […] mi sentii sfinito, come se avessi abbandonato quelle parole per mettermi a nudo, quelle confessioni, quegli sfoghi di rabbia, di dolore, di gioia. Se ti dovessi dire delle impressioni, non mi ricordo più niente, come se non fosse più cosa mia». Mi giustifica la scelta finale spiegandomi che cosa ha significato per lui il Bocciarelli Home Theatre: «Guarda che meraviglia; io sono libero, io e il mio pubblico, grazie a questa telecamerina, ai mezzi interattivi […] Davo appuntamento alle 16:00 e alle 16:00 mi facevo trovare lì in punto truccato, vestito, sistemato, pronto ad andare in scena. Una simulazione di ciò che potrebbe avvenire in tutti i teatri o laddove viene fatto intrattenimento, spettacolo. Quindi per me è stato anche un grande strumento di libertà e rivalsa, motivo di sostegno, supporto e di compagnia nei confronti del pubblico. È questo l’elemento base salvifico dell’arte; non ci sono pregiudizi, non ci sono sovrastrutture, ma semplice dialogo tra attore, interprete e il pubblico, lo spettatore. Il libro in questo senso è servito a tatuare, impressionare, fermare quest’esperienza, proprio per non dimenticare da un punto di vista artistico o del vissuto, ma anche al fine di librarsi, staccarsi dalle pesantezze dalla vita, dagli orpelli. Come dice Sepúlveda, l’arte e il teatro servono appunto a togliere la polvere della quotidianità». Inoltre nella formulazione del titolo lo influenzò il suggerimento di suo padre sulla figura dell’angelo custode: «Dobbiamo ricordarci quanto sia importante volare in alto, anche a dispetto del pettegolezzo, delle cose stupide, banali; si rovinano rapporti decennali per delle sciocchezze. Reduci da questa esperienza così forte e traumatica che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, imparare a volare sulle ali dell’arte. Perché arte per me, come racconto nel libro, è sinonimo di amore». Ed ecco la missione del testo: «Ho avuto dei maestri meravigliosi nella mia vita […] Non voglio peccare di presunzione, però ho cercato di mettere a frutto la mia esperienza personale di artista, di essere umano, di osservatore della vita, con grande senso di amore verso il prossimo, attraverso queste pagine; ho cercato di suggerire una visione non dico nuova dell’esistenza, ma sotto alcuni aspetti, un po’ più attenta». Dopo la presentazione della seconda edizione di Sulle Ali dell’arte che si è tenuta il 21 settembre nella Fortezza Medicea, Bocciarelli tornerà a Siena domenica 4 ottobre, in occasione della proiezione del cortometraggio Maledetti poveri, maledetti lavoratori e di Mission Possible all’interno del Terra di Siena Film Festival. Inoltre sarà uno degli artisti che esporrà all’interno della mostra Cavalli d’autore, che verrà inaugurata al Santa Maria della Scala il 19 ottobre

Francesca Raffagnino

 

 

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