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UNA PIOGGIA DI FAKE NEWS NELL'EPOCA DELLA MASSIMA FORMA DI COMUNICAZIONE

News inserita il 19-04-2022 - Attualità

Dai social alla guerra: le alterazioni del giornalismo

Chi l'avrebbe mai detto che nell'epoca della massima forma di comunicazione (internet) avremmo avuto una pioggia di "fake news" soprattutto per eventi importanti?

Negli anni passati la pellicola dei fotografi, o reporter alla Tiziano Terzani, ci regalava reportage veri ed eseguiti sul posto; uno Steve Mc Curry "qualunque" inondava di immagini etniche il National Geographic, autorevole rivista mondiale di verità.

Un punto di vista del mondo veniva assicurato da gente che si recava sul posto e portava a casa qualcosa di concreto (il rullino) e certamente ci fidavamo di certe immagini stampate, come di chilometri di presa diretta in 8mm. Non si metteva in dubbio alcunché, ben lontani da immaginare un mondo di alterazioni in una sacralità dell'informazione che non poteva ipotizzare bugie da dare in pasto a tutti.

Ecco però che la "democrazia cibernetica" entra in atto a metà degli anni 90 così come la conosciamo oggi, per dare un senso al "personal computer" che in quegli anni si stava arenando nelle vendite ed era destinato a mero parco giochi sostituendo consolle da pochi bit.

Un tuffo nel cyberspazio, con internet che trasloca dai libri di fantascienza di William Gibson alla realtà, e tutti si sentono di dire qualcosa o di far conoscere le proprie opinioni, navigando nel mare di elettroni collegati magari dall'altra parte del mondo, si diceva all'epoca...

Ma ecco arrivare lo step successivo...i social...quelli che con la scusa di cercare i compagni di classe  vanno a creare la più infernale delle macchine per conoscere i fatti altrui, costringendo tutti ad “autoschedarsi” in un archivio da fedina non/penale mondiale, dall'accesso talmente facile da regalare dati personali al mondo.

Una melma planetaria unica che rende vano il lavoro dei poveri 007 di Sua Maestà, facendoli slittare verso la disoccupazione.

Così arriviamo ad oggi, con un'arena per tutti, dove l'eco del tuo intelletto o della tua ignoranza, viaggiano democratici di pari passo (nello smartphone, nel tablet o nel pc dell'ufficio), con l'orgoglio di avere lasciato una pur che flebile parte di te stesso nello spazio/tempo degli elettroni che corrono nella fibra ottica, con malcelato orgoglio delle compagnie telefoniche.

Tutti si buttano nel ring del confronto su tutti gli argomenti dello scibile umano, tutti hanno opinioni significative o così le ritengono tali, tutti dicono quel che va detto e quel che non va detto, tanto eventualmente al massimo scatta  la censura del social.

La distorsione della verità è in atto e ognuno ha la sua, con teorie complottistiche che vedono robot nelle vene (alla maniera di Isaac Asimov) Papi neri, capi di governo usciti da sette sataniche e l'apocalisse svelata attraverso i segreti, confidati dalla Madonna ai veggenti.

Si incolpano di “fake news” le alterazioni del giornalismo non fatto dai professionisti che possono mettere in giro quello che vogliono ma anche quello fatto dai cosiddetti canali ufficiali della comunicazione alcune volte lasciano proprio a desiderare: inviati di guerra che filmano con lo smartphone, lontano 400 chilometri dalle scene di guerra, in posti dove i ponti radio per la comunicazione sono abbattuti; immagini fuori contesto o addirittura prese da scene di alcuni film; sensazionalismo portato alle estreme conseguenze pur di fare audience; diffusione di dati falsi sulla sanità per aiutare teorie governative.

Le ultime novità della comunicazione ci arrivano da un conflitto che non avremmo mai dovuto vivere e che ci mostrano una guerra le cui immagini coi droni dall'alto fanno vedere città spianate nel vuoto, come se il povero drone avesse percorso 500 chilometri da solo; due leader belli acconciati nei loro filmati, decisamente anch'essi molto teatrali e lontani dalle scene di guerra.

Un plauso (!) all'inviato tv che, nei luoghi della guerra, per lunghi 25 giorni ci ha mostrato a destra lo stesso sfondo a mattoni e a sinistra la stessa piazza, sempre ben pulito e pettinato. Certi che qualche volta anche i professionisti della comunicazione ci prendano per allocchi, neppure network blasonati vanno per il sottile offrendoci immagini di repertorio.

Tutto il repertorio che potrebbe sfoggiare anche un blogger...

Simone Benvenuti

 

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