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UNA MADONNA IERATICA E UN BARBERO DI SICURO IMPATTO: DRAPPELLONE BEN DEFINITO

News inserita il 27-06-2022 - Palio - Rubrica Block Notes

Cencio nei toni del rosso mattone e del grigio scuro 

Un drappellone nei toni del rosso mattone e del grigio piuttosto scuro ci racconta che stiamo uscendo da due anni di muta e drammatica pandemia e dal tempo sospeso di quattro Palii mai corsi. Emma Sergeant che viene dalla nebbiosa Londra ha interpretato così il cencio dedicato alla Madonna di Provenzano.

Ha svolto un suo racconto semplice e ben definito, mettendo al centro della sua opera una imponente testa di un cavallo che una Madonna-donna, severamente ieratica, sovrasta, posta appena di sbieco rispetto all’equino, lasciando lo spazio a due cavalli e fantini in corsa sul Campo, di fronte ad un Palazzo Pubblico e ad una Torre appena accennati.

Dove la Sergeant ha dato il meglio di sé è nella puntuale definizione dell’araldica con i Terzi in bella scacchiera e gli stemmi delle dieci Contrade dipinti alla perfezione e disseminati sull’impianto rosso mattone del drappo. Il Drappellone è stato accolto dalla gente di Siena con un applauso contenuto, che forse potrà diventare più corale e convinto quando campeggerà sul Carroccio.

Intendiamoci è un lavoro che vale quello della algida Emma, ma da qui a parlare di capolavoro, come qualcuno si è azzardato a definirlo, di acqua sotto i ponti ne scorre e tanta. La grande testa del barbero è la protagonista assoluta del dipinto. E’ di sicuro impatto visivo. E’ chiaro che diventa subito il vero ed unico protagonista della nostra Festa. Insomma attira l’attenzione e non manca di una certa suggestività, anche se il confronto con le teste dei barberi di Dino Decca, ma anche con le figurine eleganti di Aligi Sassu o con il rombo di tuono di Alberto Sughi si fa, almeno per me, subito problematico.

L’icona della Madonna di Provenzano lascia il posto ad un volto di donna scavato nella pietra e in questi tratti ognuno di noi si può sbizzarrire in diverse interpretazioni. Ma chissà che Emma non abbia voluto ritrovare nei tratti del volto della Vergine i lineamenti del suo volto?

Non è, lo capite, un Palio gioioso, e il predominio dei toni del grigio e del nero ci lasciano un attimo perplessi e il rosso mattone alleggerisce appena il tutto.

Forse il ritorno alla Festa e al Palio poteva essere interpretato con un pizzico di ottimismo in più, anche se i tempi fra pandemia e guerre sono quelli che sono.

Il Masgalano offerto dai “Ragazzacci” delle Feriae Matricularum ha colto nel segno. Una mano d’argento che nasce da una base che richiama la balzana senese sembra sventolare un goliardo giallo. L’opera uscita dall’estro e dalla sapienza della bottega d’arte romana di Dante Mortet, un cesellatore e scultore che, vedi il caso, ha nella mano il suo elemento scultoreo più amato. La mano dello studente alzata al cielo che stringe forte il goliardo, nell’atto di intonare il Gaudeamus, ma che ci richiama subito l’ideale romantico proprio della Goliardia. La volontà di essere comunque liberi.

Dal cappello placcato in oro pendono sette ciondoli che rappresentano i valori della goliardia senese: bacco, tabacco e venere, il teatro e l’operetta, la battaglia di Curtatone e Montanara, durante la prima guerra d’Indipendenza del 1848, lo stemma dell’Ateneo e, infine, un barbero che sarà dipinto con i colori della Contrada che questo Masgalano si guadagnerà sul Campo.

Un Masgalano “sui generis” ma che non passerà certo inosservato. E qui gli applausi sono stati scroscianti.

Roberto Morrocchi

 

 

 

 

 

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