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UN LIBRO PER RICORDARE TRIPOLINO, "FANTINO GENTILUOMO"

News inserita il 03-12-2018

Sabato 22 dicembre presentazione a Palazzo Patrizi del volume curato da Roberto Filiani

L’editoria paliesca torna a bussare alla porta dei ricordi, tessuto della propria identità (citando Nelson Mandela, non uno qualunque...) e, quasi sempre, mezzo privilegiato per l’interpretazione dell’attualità.
Il focus, stavolta, riguarda Tripoli Torrini detto Tripolino, personaggio che nel comune parlare di oggi verrebbe etichettato con l’aggettivo mitico (difficile sostenere il contrario, sono numeri da capogiro i suoi sei Palii vinti su venti disputati) e che invece, fortuna sua e della lingua italiana, essendo vissuto per larga parte in un altro secolo si tiene stretto quell’appellativo di “assassino” che uno stornello popolare senese aveva appiccicato addosso, sin dalla notte dei tempi, a quei fantini capaci di mettere ardore nell’affrontare le curve di Piazza del Campo e abili nell’usare malizia per tessere accordi e screzi. Come da copione in un gioco, il Palio, che è in tutto e per tutto metafora di vita.
Si deve dire grazie, ancora una volta, a Roberto Filiani, che a Siena non è nato ma di Siena ha compreso certi meccanismi meglio di qualche nostro concittadino (forse perché alla città ed alle sue tradizioni, Roberto, ha saputo avvicinarsi in punta di piedi) per aver messo in sicurezza un patrimonio di episodi, dati statistici e soprattutto ricordi, finiti tutti quanti, nero su bianco, tra le pagine di “Tripolino, fantino gentiluomo”, libro di prossima uscita scritto a quattro mani con Roberto Parnetti e mandato alle stampe da Letizia Editore. “Ebbi la fortuna di conoscere Tripolino nel 2002 – spiega Filiani -, nell’ambito di un’intervista incentrata sulle origini della rivalità fra Istrice e Lupa, della quale Tripolino fu grande protagonista con Pietrino. Lo incontrai nella sua casa di Pozzuolo, vicino Castiglion del Lago, e nonostante fosse già alle soglie dei novanta anni mi sorprese per la sua invidiabile lucidità, per l’incredibile memoria e per la precisione, quasi maniacale, dei suoi ricordi di Palio. Oltre che per la commozione con la quale ripercorreva i suoi anni senesi”.
Tripolino arriva a Siena nei primissimi anni Trenta del Novecento, a farlo esordire è il Nicchio, la Contrada con la quale vince il suo primo Palio nel 1932…
“Era molto emozionato, infatti, parlando della famiglia Rocchi (Guido Rocchi fu capitano cinque volte vittorioso per il rione dei Pispini, ndr) che lo aveva portato a Siena e di quel primo Palio vinto sfruttando la sua proverbiale furbizia tra i canapi, ma anche montando quello che, allora, era a suo dire a il barbero per eccellenza, Ruello. Poi raccontò di suo fratello, Enzo Torrini, definito il più bravo in famiglia, della stima immensa per il vecchio Meloni e del sentimento opposto nutrito verso il Meloncino. E poi il rancore verso Pirulino, colpevole di avergli rovinato una cavalla a Monte San Savino, il rispetto per lo sfortunato Pietrino, l’antipatia reciproca con Ganascia che pure, in alcuni Palii, si era tramutata in tacita e fruttuosa alleanza”.
Cosa lo rendeva particolare, sotto certi aspetti diverso, rispetto ai fantini di quell’epoca?
“Quasi tutti gli altri correvano per fame e quindi erano inevitabilmente portati a vendersi al miglior offerente, Tripolino correva invece per passione e devozione verso le Contrade, delle quali si considerava ospite privilegiato e come tale portava, verso chi lo montava, estremo rispetto”.
Insomma una miniera di racconti, un libro aperto per chi ha avuto la fortuna di incontrarlo qualche anno prima della sua morte…
“In realtà non del tutto. Tra i tanti racconti di quella intensa giornata, intrisa dei ricordi di fantini, capitani, cavalli, alcuni Tripolino chiese di non scriverli, né di riportare episodi che, pur coinvolgendo persone già morte da tempo, per lui andavano custoditi tra i segreti che rendono il Palio: per onorare ancora la sua memoria, credo sia giusto che i segreti restino tali pure oggi”.
Nasce in quel momento la tua definizione di “fantino gentiluomo”?
“Esatto. Sia nei suoi racconti, sia in quelli che si tramandano sul conto di Tripoli Torrini, emerge sempre la figura di persona leale e quindi stimata: vinse Palii che probabilmente non erano destinati a lui ed in particolare negli ultimi anni di carriera si sacrificò anche in ruoli di difesa, pur di portare a termine il compito che gli era stato assegnato”.
Ed il soprannome “eroe dei due mondi”?
“E’ un omaggio anche al Tripolino giostratore, che detiene a tutt’oggi il record di affermazioni (quindici , ndr) nel Saracino. Il libro si occupa pure di raccontare le vittorie di Tripolino in Piazza Grande ad Arezzo, e nessuno meglio di Roberto Parnetti poteva farlo”.
Il volume “Tripolino, fantino gentiluomo”, corredato tutti i dati salienti riguardanti la vita e la carriera del fantino scomparso nel 2014, a 101 anni di età, ma anche da una ricca documentazione fotografica, in parte inedita, verrà presentato a Siena sabato 22 dicembre, presso Palazzo Patrizi.
Matteo Tasso

 

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