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TOMMY MARINO E CHRIS ROBERTS, QUANDO GLI EX SI INCROCIANO

News inserita il 16-11-2018

L'attuale capitano biancoverde è stato una bandiera di Treviglio per tante stagioni

Storie che si intrecciano, sul percorso di avvicinamento ad un ON Sharing-Remer destinato a dare una boccata d’ossigeno a chi saprà coglierne il risultato giusto.

Il focus è, per forza di cose, su Tommy Marino, che sabato sera giocherà una partita nella partita, lui che ha l’I726 nel codice fiscale e che la fascia di capitano della sua Mens Sana l’ha sognata per tutta una carriera vissuta altrove, prima di poterla finalmente “indossare”, ma anche lui che ha lasciato una traccia indelebile del proprio percorso sportivo, e umano, in quel di Treviglio. A suon di prestazioni cestistiche, attaccamento alla maglia, serietà e simpatia, altrimenti a metà giugno (quando già aveva firmato per viale Sclavo) non gli avrebbero organizzato una festa a sorpresa in piazza, conclusa con baci, abbracci e qualche lacrimuccia. Sua e dei suoi (ex) tifosi. Un potpourri, quello di Marino a Treviglio, spalmato su sei stagioni più un’altra manciata di partite, un’eternità se paragonate alle sole 28 presenze in maglia biancoverde scritte sul curriculum di Christopher Roy Roberts, per gli amici solo Chris o l’uomo dei diamanti, arrivato a Siena nel primo anno di A2 (il primo dopo il devastante fallimento del 2014) grazie all’investimento di uno sponsor che si accollò l’ingaggio del giocatore statunitense, altrimenti troppo elevato per le casse, mai troppo capienti, del club di viale Sclavo.

Forse per questa formula di investimento sui generis, forse perché dopo un anno di serie B (detto col massimo del rispetto per chi quella serie B la vinse) la voglia di vedere atleti in grado di dare un pizzico di spettacolo era tanta, va da sé che Roberts una sua traccia al PalaEstra l’abbia lasciata: grande atleta e buon tiratore, Roberts, con l’unico (grande) limite di non tenere alta l’intensità per più di un paio di partite di fila, altrimenti in otto anni di carriera da professionista se ne sarebbe stato a lungo in un team europeo di medio-alto livello, anziché girare il mondo senza mai fermarsi più di qualche mese. Si era vociferato, in estate, di un suo possibile ritorno: nulla di fatto, stavolta non c’erano diamanti disponibili oltretutto, e per quello che si è visto fino ad oggi si è fatto bene a puntare su Carlos Morais.

Matteo Tasso

 

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