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STORIA DEL PALIO: PILLOLE SETTECENTESCHE

News inserita il 26-11-2018

Aneddoti ed episodi curiosi del XVIII secolo

Molti contradaioli ricorderanno certamente l’atipico Palio di agosto 2002, quando la tratta fu spostata al giorno 14 per maltempo. Un identico episodio si registrò anche 207 anni prima, ma le cause di quel rinvio furono ben differenti. Nell’agosto 1795 infatti, le operazioni della tratta furono posticipate al giorno successivo vista la mancata presentazione, la mattina del 13 agosto, di un numero sufficiente di cavalli per procedere all’assegnazione. Ciò avvenne per una protesta dei cavallai dell’epoca che ritenevano inadeguata l’entità della “vettura”, cioè della somma che la Comunità elargiva ai proprietari per il noleggio dei cavalli per i 4 giorni e che ammontava ad 8 lire. Dall’anno successivo, nonostante le vibranti rimostranze dei capitani di contrada, al fine di evitare il ripetersi di tali inconvenienti, la vettura fu elevata a 12 lire.

Questioni economiche sono alla base anche del secondo episodio che vogliamo raccontarvi, e che vide coinvolta l’Aquila. Nel 1718, la contrada del Casato, dopo lungo tempo, fu riammessa a partecipare alle carriere, e l’anno successivo vinse subito il suo primo Palio, il cui drappellone è il più vecchio tutt’oggi conservato nei musei di contrada. L’Aquila, non avendo all’epoca una sede stabile, decise di festeggiare nella chiesa di S. Pietro in Castelvecchio, dove aveva effettuato pure la benedizione del cavallo. Nel 1749, l’Aquila vinse ancora, ma al termine della corsa sorse una diatriba con il Drago circa l’assegnazione della vittoria stessa, che fu definita, a favore dell’Aquila, solo nel dicembre successivo. Risolta positivamente la questione, i dirigenti aquilini decisero di donare la metà del premio incassato, pari a 20 lire, alla chiesa di S. Pietro in Castelvecchio “per gli incomodi sofferti nel benedire il cavallo ed in altre occasioni”. Ma questa bella offerta fu sdegnosamente rifiutata dal parroco in quanto ritenuta inidonea; il prelato sostenne infatti come nella precedente vittoria la contrada avesse donato 10 scudi, cifra ben più alta delle 20 lire proposte in quel 1749. Così l’Aquila decise a malincuore di abbandonare la chiesa, ma non fece i conti con l’ostinato sacerdote che, per tutta risposta, sequestrò il drappellone ancora conservato in chiesa, chiedendo come “riscatto” proprio 10 scudi. La querelle tra la contrada ed il prete andò per le lunghe ma si risolse in favore dell’Aquila che, alla fine, riottenne il cencio, mentre il parroco dovette accontentarsi delle sole 20 lire, che furono le ultime che riscosse, poiché la contrada, nella successiva vittoria del 1753, andò a cantare il Te Deum alla chiesa del Santa Maria della Scala mentre, a scanso di equivoci, il Palio fu riposto a casa di uno dei più importanti protettori dell’epoca, il Cavalier Pecci.

Davide Donnini

Foto tratta da www.ilpalio.org

 

 

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