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STORIA DEL PALIO: LA VITA SPERICOLATA DEI FANTINI OTTOCENTESCHI

News inserita il 19-11-2018 - Palio - Rubrica Storia del Palio

Beniamino, Vincenzo Cappelli e Mangia, tra Campo e tribunale.

Oggi ci occuperemo di 3 fantini ottocenteschi passati alla ribalta non certo per le loro vittorie sul tufo  ma per fatti di cronaca nera. Bernardino Calvellini, detto Beniamino, è stato l’unico fantino figlio di un dirigente di contrada a correre in Piazza; suo padre infatti ha ricoperto la carica di capitano della Selva nei primi dell’800, ma ciò non è comunque servito al figlio per sfondare nel mondo del Palio. Beniamino corse solo la carriera con tutte e 17 le contrade del 18 agosto 1842 per la Pantera, e della sua prestazione non c’è rimasta traccia egli annali. Il Calvellini è invece piuttosto citato nei racconti giudiziari del tempo: rissoso, bestemmiatore e giocatore d’azzardo incallito, Beniamino fu più volte incriminato per furto (pare che amasse molto i cavoli…) ed in molte occasioni finì agli arresti per violenze verso la moglie. La sventurata consorte di Beniamino altri non era che la figlia di un altro fantino di Piazza, tale Vincenzo Cappelli, 4 carriere corse tra il 1806 ed il 1809. Stanco di vedere la figlia seviziata dal marito, Cappelli, l’8 dicembre 1828, ne prese le difese, ma il violento Calvellini, per tutta risposta, colpì il Cappelli a mattonate, ferendolo gravemente alla testa, a dimostrazione che all’epoca i fantini non erano rivali solo sul tufo; tale gesto costò a Beniamino l’ennesimo viaggio in galera.

Chi invece fece la conoscenza del carcere ben prima di esordire in Piazza fu Angelo Bartalozzi, detto Mangia, 2 Palii corsi, il 18 agosto 1841 per la Giraffa ed il 15 agosto 1848 nella Lupa. A soli 13 anni infatti Bartalozzi si recò con un compare in un campo fuori Porta Ovile a rubare l’uva. Terminata la loro “spesa”, i due cominciarono a litigare per la spartizione del bottino che Mangia non voleva dividere con il compagno. Ne scaturì una violenta rissa, al culmine della quale il futuro fantino, prima colpì l’amico con una canna, poi lo ferì con una coltellata. Ed il giovane Angelo, che sognava scorpacciate d’uva, si dovette accontentare dei miseri pasti a base di pane ed acqua delle carceri.

Davide Donnini

Foto tratta da www.ilpalio.org

 

 

 

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