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STORIA DEL PALIO: LA FESTA DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE

News inserita il 23-05-2020 - Palio - Rubrica Storia del Palio

Lo stop delle carriere tra il 1940 ed il ’45.

L’11 giugno 1940 è una data fondamentale nella storia del Palio in quanto, in questo giorno, la nostra festa si fermò a causa della seconda guerra mondiale. L’annata paliesca del 1939 si era conclusa con la vittoria della Torre, ma il popolo di Salicotto non poté godersi a lungo i festeggiamenti: poche settimane dopo la vittoria di Giacchino e Ganascia, la Wehrmacht tedesca invase la Polonia; era il 1°settembre 1939 e quello fu l’episodio che innescò operativamente un nuovo conflitto mondiale. L’Italia, rimasta in un primo momento neutrale, entrò in guerra il 10 giugno 1940, con il famoso annuncio di Mussolini dal balcone di Piazza Venezia. A Siena, poche ore prima, si era tenuta l’estrazione delle contrade per il Palio di luglio ma, con una lettera inviata al Magistrato delle Contrade, il Comune, l’11 giugno, sospendeva il Palio, le feste titolari delle contrade e qualsiasi altra celebrazione fino al cessare dello stato di guerra. Nessuno, in quel momento poteva minimamente immaginare che prima di rivedere il tufo in Piazza dovessero passare quattro lunghi anni. Le contrade, in un primo momento si adeguarono alle disposizioni comunali e si limitarono a svolgere la loro classica attività di mutuo soccorso nei confronti dei contradaioli bisognosi ma, nel corso del 1941, chiesero di riprendere certi tradizionali appuntamenti come il giro di onoranze ai protettori. Nonostante i divieti imposti dal Magistrato, il Nicchio, per la festa patronale, uscì con una comparsa composta solamente da un tamburino, due alfieri ed il paggio maggiore. Questo esempio venne  poi seguito da altre consorelle, e ciò indusse il Magistrato ad autorizzare il giro di onoranze per l’anno 1942, seppur in forma ridotta. Sempre in quell’anno, più precisamente il 30 giugno, in una Piazza del Campo priva di palchi e del tufo, sfilò la passeggiata storica, organizzata in onore dei delegati della gioventù europea delle nazioni alleate in visita a Siena. Ma lo spettacolo offerto non fu molto gradito dai senesi, tant’è che Duccio Balestracci nel suo ultimo lavoro sul Palio, l’ha definita come “una raggelante parodia di un fac-simile di corteo storico”, nel quale sfilarono addirittura le rappresentanze in costume dei vari paesi presenti. Qualcuno propose addirittura di festeggiare l’evento con la disputa di un Palio, ma la ferma opposizione delle contrade, impedì, fortunatamente, il tutto. Un palio un po’ sui generis in quel periodo fu effettivamente corso, in un luogo molto lontano da Siena, e molto diverso dalla Piazza del Campo. Il 16 agosto 1943 infatti, i prigionieri senesi del campo di smistamento 203 a Tunisi, sentendo nostalgia del Palio, inscenarono una sorta di carriera, chiaramente senza cavalli, ma con tanto di drappellone dipinto e di spennacchiere. Immancabile anche il mortaretto, ricavato con una tanica di benzina vuota. L’entusiasmo dei nostri concittadini fu tale che non venne ben gradito dai guardiani inglesi che, al termine della “carriera”, vinta dal Bruco, decisero di porre fine ai festeggiamenti provvedendo ad arrestare alcuni nostri concittadini reclusi. L’avvento dei combattimenti alle porte della città ed i rari bombardamenti che per fortuna risparmiarono il centro storico, ma non la periferia (noto quello del 23 gennaio che provocò 24 morti e la distruzione delle Basilica dell’Osservanza) resero il clima sempre più pesante e, come è sempre accaduto in questi momenti, Siena si rivolse alla Vergine con l’atto di offerta della città alla Madonna del Voto, avvenuto il 18 giugno 1944 al termine di una toccante cerimonia alla quale presenziarono tutte le autorità civili e contradaiole. Nel primo pomeriggio del 3 luglio 1944 le truppe marocchine, avanguardia della terza divisione di armata entrarono a Siena, accolti dal tripudio collettivo, dal suono di Sunto, di tutte le campane delle chiese, oratori di contrada compresi, senza spargimenti di sangue, vuoi per la modesta resistenza tedesca, vuoi per gli ordini impartiti dal Generale De Monsabert che, rivolgendosi ai propri soldati comandò di “tirare”, ma solo oltre il XVIII secolo. La cittadinanza si riversò nel Campo sventolando le bandiere delle proprie contrade che fecero pure la loro ricomparsa ai confini, come accade solitamente nei giorni di festa. Con l’avvento del 1945, infine, Siena provò a tornare alla normalità e la ripresa delle feste titolari precedette il tanto atteso annuncio del 26 maggio: la Giunta, in accordo con il Magistrato delle Contrade, stabilì la ripresa del Palio a partire dal successivo 2 luglio.

Davide Donnini

Foto tratta da www.ilpalio.org

 

 

 

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