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STORIA DEL PALIO: IL 1903

News inserita il 19-02-2019

Due carriere caratterizzate da piccoli e grandi incidenti.

Oggi facciamo un bel balzo indietro nel tempo, fino al 1903, anno in cui furono disputate due carriere ricche di imprevisti e di eventi degni di essere ricordati.

La tratta del Palio di luglio favorì Nicchio, Drago e Leocorno, ma poche erano le contrade tagliate fuori dai pronostici. Le prove furono caratterizzate da numerose cadute e da incidenti vari: nella terza prova, ad esempio, finirono sul tufo Fulmine della Chiocciola e Gaggia della Selva, e furono sostituiti rispettivamente da Scansino, proveniente dal Nicchio, e da Martellino. La prova generale fu corsa dopo l’acquazzone che costrinse ad annullare la prova del mattino, e le cattive condizioni del tufo (le cronache dicono addirittura che davanti alla Fonte non c’era più la terra e si vedevano le lastre!) provocarono la caduta di Zaraballe del Drago, con relative polemiche dei dragaioli. Anche la carriera non fu priva di colpi di scena, a partire dalla mossa. Appena chiamati i primi 5 cavalli, ci fu infatti  una forzatura collettiva. Il mossiere Fabbrini fu bravo ad abbassare prontamente il canape, issando subito la bandiera verde, allora segnale della mossa invalidata, ma i fantini proseguirono al galoppo. Pallino, fantino della Giraffa, cadde alla Fonte e rischiò di essere travolto dai cavalli. Tornati all’Entrone, Pallino non voleva rimontare e fu convinto dai dirigenti dopo una lunga trattativa. La seconda mossa, che vide il Nicchio, uno dei cinque che non aveva rispettato la bandiera verde, presentarsi con il cavallo vistosamente zoppicante, fu rapida e vide diverse contrade contendersi la testa, mentre la Civetta cadeva subito. Drago e Montone diedero vita ad un duello fatto di sorpassi e nerbate. Alla fine la spuntò il Drago, che prese definitivamente la testa al secondo S. Martino, mentre Picino nel Montone dovette resistere all’attacco della Torre che stava rinvenendo forte e, per non aver fatto passare il fantino di Salicotto, il Meloni fu aggredito dopo il bandierino e colpito al volto con un oggetto appuntito, riportando ferite per 8 giorni di prognosi.

Ad agosto, la sorte favorì invece il Bruco, che si affidò prima a Testina, ceduto poi all’Onda, ed in seguito a Pallino, la Chiocciola che montò Popo, la Civetta con Pioviscola ed il Drago che sognava il cappotto ancora con Zaraballe. La sera del Palio, al termine della passeggiata storica, si verificò una svista colossale che poteva costare caro a cavalli, fantini e spettatori: venne infatti aperto, come succedeva sempre a quell’epoca, il cancello di S. Martino in modo da consentire alla moltitudine di persone che era rimasta fuori di poter accedere alla conchiglia, ma nello stesso momento, scoppiò il mortaretto che chiamava le contrade sul tufo. I cavalli furono incredibilmente fatti entrare ai canapi che la pista era ancora piena di persone, e solo una forzatura al canape, con conseguente mossa falsa, consentì di far accedere tutte le persone in Piazza senza troppi problemi. Proprio a causa di questa forzatura, ci fu la caduta di Piovoscola  che restò a terra svenuto. Riportato all’Entrone, egli era intenzionato a non rimontare, e solo i carabinieri lo convinsero a tornare sui suoi passi. Nella seconda mossa, l’Oca con Lina ed Angelo Montichiari detto Spansiano prese la testa, seguita da Montone e Drago. Spansiano controllò facilmente fino al terzo giro, quando si presentò minaccioso il Bruco, ma Pallino cadde all’ultimo Casato, proprio quando stava sferrando l’attacco decisivo, spianando così la strada al Montichairi che festeggiò così il primo successo sul tufo.

Davide Donnini

Foto tratta da www.ilpalio.org

 

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