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STORIA DEL PALIO: I FANTINI

News inserita il 08-01-2018

Le norme regolamentari sui “dieci assassini”

Dopo la pausa natalizia ricominciano i nostri appuntamenti con l’analisi delle norme sul regolamento del Pali. Oggi ci occuperemo di quelle relative ai fantini.

Al contrario di ciò che avviene con il cavallo, la contrada provvede a suo carico alla scelta del fantino che, a norma dell’art. 59, “deve aver compiuto la maggiore età, non deve avere in corso punizioni di esclusione e neppure avere pendenti ricorsi presso organismi esterni al Comune”. Questo principio di scelta autonoma dei dieci assassini da parte delle contrade fu però messo in discussione nel corso del XIX secolo. Nel 1817 infatti, per limitare gli accordi tra fantini che rischiavano di danneggiare le contrade, 13 capitani firmarono una lettera con la quale chiedevano, senza però ottenere risposta positiva dal Comune, l’estrazione a sorte anche per i fantini, da effettuarsi nell’imminenza della carriera. Il regolamento attuale prevede la facoltà per le contrade di cambiare fantino fino al momento della cerimonia di Segnatura, che avviene la mattina del Palio subito dopo l’effettuazione della sesta prova. I capitani dovranno comunicare per iscritto al Sindaco il nominativo del fantino con il relativo soprannome per l’approvazione (l’imposizione del soprannome risale al ‘500, ma fu codificato a partire dal 1815, quando si iniziarono a segnare i soprannomi in Comune; dal 1972 fu imposto il divieto di modifica del soprannome originario). Poi, gli stessi fantini, accompagnati dai rispettivi capitani dovranno essere presentati alla rassegna del Sindaco e dei Deputati, assieme al giubbetto che indosseranno per la carriera. Da quel momento, così come recita l’art. 58. 5 “non sarà più possibile sostituire il fantino e nel caso di indisponibilità di qualsiasi natura dello stesso, non potendosi condurre il cavallo da solo al canape, la contrada sarà esclusa dal Palio”. Questo ultimo comma fu introdotto nel 1953 alla luce dei fatti del Palio di agosto 1952 quando, a seguito di alcuni incidenti occorsi durante la mossa della carriera, furono fatti montare alcuni fantini reperiti sul momento e quindi non segnati ufficialmente in Comune.

L’art. 61 fissa il vestiario dei fantini, che nelle corse di prova sono tenuti ad indossare “giubbetto stemmato, pantaloni e berretto con i colori della Contrada”; quest’ultimo, dal 2011 e per ragioni di maggior sicurezza, è stato sostituito con un cap ippico rivestito con i colori della contrada. Per la corsa del Palio invece i fantini calzeranno uno zucchetto dipinto, che fino a pochi anni fa era metallico, mentre oggi viene realizzato in materiale resistente alle cadute ed agli urti. L’ultimo comma dell’art. 63, introdotto nel 1981, a seguito dell’ormai famoso “spogliarello” di Aceto durante la lunghissima mossa dell’agosto 1979, vieta ai fantini di mutarsi gli indumenti. Durante le prove non è ammesso l’uso di frustini o di altri strumenti per incitare i cavalli, “essendo permesso solo l’uso degli speroni”. Per il Palio sarà consegnato ai fantini, “da parte di due vigili urbani posti ai lati dell’Entrone, un nerbo fatto di tendine di bue essiccato fornito a tutti dal Comune, di tipo uniforme, tanto per incitare maggiormente il cavallo proprio, quanto per battere ed ostacolare con esso i Fantini avversari ed i loro cavalli durante il percorso” (art. 84.2). L’uso del nerbo fu introdotto nel 1702, quando questo venne a sostituire il temibile sovatto, uno strumento composto da cinghie di cuoio legate ad un manico fato di zampa di capriolo, il cui impiego fu prima accantonato e poi definitivamente abolito tra il 1715 ed il 1719 (sulla data precisa c’è incertezza tra gli storici). “I fantini non possono però fare uso del nerbo suddetto sugli avversari e loro cavalli sino a che, data la mossa, non abbiano raggiunto il bandierino di traguardo” (art.84.3). Il regolamento prevede inoltre tutta una serie di obblighi e divieti per i “dieci assassini”, che riguardano la corsa del Palio ma anche le sue fasi preparatorie. L’art 64 stabilisce che “è stretto dovere dei Fantini entrare prontamente tra i canapi nell'ordine di chiamata, prendere il posto che a ciascuno spetta secondo l'ordine stesso e tenersi a giusta distanza l'uno dall'altro, restando loro assolutamente vietato di cambiar posto o di collocare il proprio cavallo in modo da impedire od ostacolare la partenza ai compagni”. La violazione di tale norma durante le fasi dell’ultima carriera di agosto è costata a Valter Pusceddu la squalifica per un Palio. Ad integrazione di tale regola, la norma interpretativa sulla mossa elaborata nel luglio 1991 dal Comune in accordo con i Capitani prevede che “il Mossiere deve preoccuparsi che nessuna Contrada cambi posto tra i canapi, anche se ovviamente non potrà garantire in modo assoluto che non avvengano mutamenti. La Mossa, pertanto, può essere valida anche in caso di spostamenti tra i canapi non rilevati dal Mossiere. I fantini che avranno infranto il Regolamento saranno passibili di punizioni". Interessante è anche il secondo comma dell’art. 64 che vieta ai fantini “di rimanere al canapo, o scendere da cavallo all'atto della mossa, per astenersi dalla corsa, o per far correre il cavallo scosso, pena la sospensione temporanea o della esclusione a vita dalle corse.” Tale disposizione fu aggiunta dopo il Palio di luglio 1848. In quell’occasione, e per l’unica volta nella storia, un fantino, Sagrino, che correva per il Montone, scese volontariamente da cavallo una volta data la mossa per far correre il barbero scosso, che alla fine riuscì a vincere quella carriera. Una volta usciti dall’Entrone, inoltre, i fantini passano alle dipendenze del Mossiere e dell’Autorità Comunale. Quindi essi non potranno avere contatti o prendere accordi con Capitani o Fiduciari, ai quali è fatto di vieto di sostare in pista. E’ singolare notare come, la contemporanea violazione di tale norma da parte di 9 delle 10 partecipanti al Palio di agosto 1999 (tutte tranne l’Oca), portò il Comune a sanzionare le contrade responsabili con una censura, “avendo i loro fiduciari sostato in pista senza autorizzazione durante le fasi di mossa del Palio, intrattenendosi con i fantini”. L’art 67 al primo comma prevede il divieto ai Fantini, “tanto alla mossa, quanto nel percorso, di tenersi tra loro, sporgere la spalla o il braccio l'uno sul petto dell'altro per costituirgli impedimento, percuotersi o comunque personalmente molestarsi”. Come abbiamo già ricordato, tali norme sono applicabili anche nelle fasi preparatorie della carriera. Ne sa qualcosa il fantino Bastiano Sini che, per aver strattonato un collega durante una batteria dello scorso Palio di Provenzano ha subito la sospensione per un Palio. In precedenza un gesto simile compiuto nel luglio 2011 da Federico Ghiani fu punito con una semplice ammonizione. "Se una contrada, per deficienza del proprio cavallo dovesse essere doppiata, è da considerarsi fuori giostra ed il fantino non dovrà arrecar danno o molestie agli altri” (art. 68). Tanto per le prove quanto per il Palio, l’art 66 dispone che “è obbligo di tutti i Fantini di far compiere ai rispettivi cavalli i tradizionali prescritti tre giri della pista, ma quando, per minor velocità del proprio cavallo, alcuno di essi rimanga distanziato, all'udire lo sparo del mortaretto segnalante l'arrivo del vincitore al bandierino del traguardo e la conseguente fine della corsa, ha il dovere di fermarsi nel più breve tempo possibile evitando, comunque, di porre in pericolo, correndo, l'incolumità del pubblico”, precetto questo violato dal fantino Alberto Ricceri che, dopo la sua vittoria nell’agosto 2006, compì un quarto giro ad andatura sostenuta, travolgendo degli spettatori che erano scesi sul tufo. Per questi motivi Salasso fu sospeso per un Palio. I fantini caduti, a norma dell’art. 69 “potranno essere soccorsi dalle squadre delle Associazioni di assistenza presenti nella Piazza, ma non potrà essere dato loro aiuto a rimontare a cavallo. Inoltre, il fantino caduto non perde alcuna possibilità di vincere la corsa, a patto che appaia evidente che la caduta non sia stata simulata allo scopo di prender tempo per danneggiare, percuotere o fermare qualche avversario”. Altro obbligo del fantino è quello di sfilare nel corteo storico sul soprallasso e la contrada non può sostituirlo con altro figurante (art. 76.1). Ultima, ma non meno importante regola, è quella imposta dall’art. 43.2 che obbliga i fantini “che non abbiano in corso punizioni riportate nei Palii precedenti a mettersi a disposizione del Comune per le batterie della tratta tramite iscrizione nell’apposito elenco, che per i fantini che hanno corso l’ultimo Palio in ordine di tempo avviene d’ufficio. Chiunque non ottemperi a tale obbligo verrà escluso automaticamente dal Palio in corso”. Infine una curiosità: a partire dal 1712 fu fissato un tetto massimo per i compensi da pagare al fantino che in origine era di 10 talleri e di ulteriori 10 per il vincitore, ma che nel corso degli anni variò adeguandosi ai tempi. Per i trasgressori erano poi previste pesanti pene, che andavano dalla multa fino addirittura alla detenzione. Ben altri tempi rispetto ad oggi…..

Davide Donnini

 

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