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STORIA DEL PALIO: I CAPPOTTI DI NICCHIO E BRUCO

News inserita il 29-12-2016 - Palio - Rubrica Storia del Palio

Le due contrade hanno realizzato il bis di vittorie a pochi anni di distanza.

Passando ad esaminare le contrade che hanno realizzato un solo cappotto, oggi ci occuperemo di Nicchio e Bruco. L’anno magico per la contrada di Via dei Pispini è stato il 1834 ed il protagonista assoluto del doppio trionfo fu il fantino Giovanni Brandini detto Pipistrello. A luglio Pipistrello condusse al successo il forte morello dello Iacomi, già vincitore nel ’33, e che il Brandini aveva già montato in entrambe le carriere dell’anno precedente, costituendo così un’accoppiata ben affiatata che dominò la corsa.

Partì prima dai canapi l’Onda che fu ben presto superata dal Nicchio. A S. Martino andarono a dritto Bruco, Giraffa, Chiocciola e Tartuca, favorendo così l’Oca che passò in seconda posizione e che fu l’unica a provare ad insidiare la cavalcata trionfale del Nicchio, ma tutti i tentativi del Gobbo Saragiolo, fantino di Fontebranda, si infransero sotto i colpi di nerbo di Pipistrello. La carriera di agosto, corsa il 17 davanti al Granduca Leopoldo II fu, per usare un termine assai gradito ai cronisti del tempo, molto “garosa”, ed ebbe un finale convulso. Partì primo il Drago, il cui fantino Giacco cadde al primo S. Martino, dando così via libera alla Selva con Gobbo Saragiolo, all’Onda con Bonino ed all’Aquila con Campanino. Queste tre contrade, assieme agli scossi di Drago e Nicchio (Pipistrello era caduto dal baio scuro del Batazzi al secondo S. Martino), si contesero il successo. L’Onda guadagnò la testa al terzo giro, ma all’ultimo tuffo fu superata dallo scosso del Nicchio. Occorre ricordare che quando era presente il Granduca l’arrivo veniva spostato sotto la terrazza del Casin dei Nobili, e ciò creava, spesso e volentieri, delle vibranti contestazioni circa l’assegnazione della vittoria. Ed anche in quel caso gli ondaioli fecero sentire le loro proteste, reclamando il Palio e mettendo in dubbio la legittimità della vittoria dello scosso. In un clima di grossa tensione fu allora interpellato il Granduca che tolse ogni dubbio, sentenziando “Nicco scosso”. Il Nicchio è diventata così l’unica contrada ad aver fatto cappotto vincendo uno dei due Palii con il cavallo scosso.

Pochi anni dopo, nel 1842, fu il turno del Bruco, che compì l’impresa con lo stesso barbero, il morello del Riccucci, e lo stesso fantino, Figlio di Bonino. Nella carriera di luglio, corsa il 3 poiché domenica, si alternarono al comando diverse contrade: da prima la Torre con il cavallo favorito, il cui fantino, Gobbo Saragiolo, cadde al secondo giro, disarcionato dalle nerbate del fantino dell’Oca, Campanino, che prese così la testa, cedendola solo nell’ultimo giro al Bruco. In questo Palio accadde inoltre un episodio che provocò, a partire dall’anno successivo, una modifica nell’usanza di correre la prima prova subito dopo l’assegnazione dei cavalli. Il barbero dell’Onda non curvò alla prima curva di S. Martino ed andò a sbattere nello spigolo di una bottega, subendo conseguenze nefaste. La colpa dell’incidente, oltre alla mancanza dei materassi, ancora assenti a S. Martino, fu data alla difficoltà di reperire nell’immediato una monta idonea al cavallo appena assegnato. Fu così disposto che i cavalli venissero assegnati la mattina senza far prove fino al pomeriggio, per dar tempo alle contrade di “meglio prepararsi per correre”. Anche ad agosto il Palio fu rinviato a causa dell’acquazzone che si abbatté su Siena il 16, e che proseguì fino alla mattinata del 17. Le condizioni del tufo erano precarie e ciò condizionò lo svolgimento della corsa, definita da un cronista dell’epoca mediocre a causa delle tante cadute. Data la mossa partì prima la Civetta, con il morello del Bagnoli e Prete, che la mantenne per un giro e mezzo venendo superata prima dall’Onda e poi definitivamente dal Bruco che si involò così verso la seconda vittoria nel giro di pochi giorni.

Davide Donnini

 

 

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