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STORIA DEL PALIO: GARIBALDI

News inserita il 19-04-2021 - Palio - Rubrica Storia del Palio

Gioie e dolori nella carriera del fantino mancianese.

Anche il Palio di Siena ha avuto il suo Garibaldi. Ovviamente non parliamo dell’Eroe dei Due Mondi, che per altro assistette al Palio del 1867, donando alla Lupa, contrada vittoriosa nell’occasione, la sua foto autografata, ma di Garibaldi Fattori, detto Garibaldi, fantino visto sul tufo per 12 volte nei primi decenni del ‘900. Garibaldi è stato uno dei tanti fantini della storia ad aver raccolto molto meno di quanto effettivamente seminato. La sua unica vittoria infatti, avvenuta per altro grazie al guizzo di Orfanella scossa, nell’agosto 1929, avrebbe potuto non essere la sola, se la sfortuna e, talvolta, anche la maggior malizia altrui, non avessero tarpato le ali al natio di Manciano che, dopo le prime carriere da comprimario (luglio ’25 nella Civetta, agosto ’25 nella Giraffa), montando cavalli non competitivi, ebbe modo di mettere in luce tutte le sue doti di partente il 2 luglio 1926 nell’Onda, quando uscì primo dai canapi e condusse per quasi un giro la corsa. Un copione simile si ripeté nel successivo agosto, stavolta per i colori dell’Aquila. Nel luglio 1927, Garibaldi assaporò da vicino il successo: montando il modesto Girardengo per la Pantera, Fattori si ritrovò, quasi inaspettatamente, in testa durante il secondo giro, e rimase a condurre fino al Casato conclusivo; lì, la maggior esperienza di Picino fu determinante, e per il buon fantino mancianese la delusione fu grossa da smaltire. Anche il Palio dell’agosto ’28, corso per la Torre su Gina, lasciò Garibaldi con l’amaro in bocca: la contrada di Salicotto, in astinenza da 18 anni, aveva predisposto tutto per interrompere il lungo digiuno, ma i sogni di gloria torraioli si infransero contro Porcino, fantino del Bruco che, complice una falsa fuga di notizie, messa in giro ad arte da parte di chi non desiderava il successo della Torre, tirò inaspettatamente a vincere. Ciononostante, Garibaldi contese per tutti e tre i giri il successo allo stesso Porcino che, all’ultimo Casato, allargò vistosamente, si dice per un problema di ferratura del suo barbero. Garibaldi però non riuscì a sfruttare l’errore dell’avversario e, come sovente accade, ad avere la meglio, tra i due litiganti, fu il terzo incomodo, Canapino I che portò un ennesimo cencio nel Nicchio. La vittoria, che Garibaldi meritava sempre di più, non tardò comunque a giungere. La Giraffa, dopo un anonima carriera a luglio, non esitò a confermare la sua monta anche ad agosto, quando nella stalla di Via delle Vergini giunse la malconcia Orfanella. Garibaldi riuscì a sfruttare le sue doti alla mossa, lanciando in testa la cavalla, rimessa miracolosamente in sesto. Il suo vantaggio sugli inseguitori si fece, metro dopo metro, sempre più importante e non fu intaccato nemmeno dalla goffa caduta del Fattori avvenuta al primo Casato. Orfanella proseguì senza intoppi la sua corsa, regalando a Garibaldi la sua prima, ed unica gioia. Nell’agosto 1930 solo un provvidenziale aiuto esterno salvò Garibaldi da una solenne purga. Montando Tordina nell’Oca si trovava ad inseguire un irraggiungibile Smania nella Torre. All’ultimo San Martino, la mano, o per meglio dire, la bandiera, di un ocaiolo appostato dietro i materassi, provocò la caduta di Smania, ma anche quella di Garibaldi che non poté più lottare per la vittoria, ma almeno riuscì ad evitare l’onta della purga. Il 2 luglio 1931, nella Lupa, ancora con Tordina, Garibaldi fu autore della solita partenza a razzo, ma la sua corsa finì sul tufo di San Martino. E pare che quella non fosse stata l’unica caduta di Garibaldi in quel Palio in quanto, si narra che già nell’Entrone, al momento del fatidico “a cavallo”, Garibaldi fosse ruzzolato clamorosamente a terra, probabilmente per i postumi di un pranzo un po’ troppo alcolico…. Il 16 agosto 1933 Garibaldi Fattori detto Garibaldi concluse la sua carriera piazzaiola nell’Aquila, montando Ero.

Davide Donnini

Foto www.ilpalio.org

  

 

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