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STORIA DEL PALIO: 4 LUGLIO 1979

News inserita il 10-06-2020 - Palio - Rubrica Storia del Palio

La vittoria al fotofinish di Quebel e Tremoto.

Uno dei Palii più spettacolari, ma allo stesso tempo più drammatici dello scorso secolo, fu quello del 4 luglio 1979,  contraddistinto dai continui capovolgimenti di fronte, dalle rovinose cadute e da un arrivo al fotofinish che vide coinvolte ben 5 contrade, racchiuse in un fazzoletto. Scelti tutti i bomboloni, tranne Urbino, per la prima volta scartato per superiorità, tante erano le contrade che potevano nutrire speranze di vittoria: c’era il Leocorno con Panezio e Liscio, c’era l’Aquila con Rimini, dove approdò Ercolino, dopo che per le prime due prove erano stati montati Tavoletta e Legno, ma anche il Nicchio con il potente Utrillo e Canapino, la Selva con Saputello e Bastiano, stessa accoppiata protagonista sfortunata nell’agosto precedente per i colori del Nicchio, mentre buone voci circolavano pure sull’inedito, almeno per la Piazza, purosangue Flash Royal, toccato al Drago ed affidato al Grinta. Chi invece non uscì molto soddisfatta da Piazza la mattina del 29 fu la Civetta che, per la terza volta, accolse nella propria stalla Quebel, lo specialista delle vittorie da scosso, ormai considerato vecchio e non più competitivo. Con Panezio in Pantaneto, per la contrada del Castellare si prospettava un Palio in difesa, ed in quest’ottica doveva essere vista la scelta di capitan Sabatino Mori di dirottare Ercolino a vincere nell’Aquila ed affidarsi al giovane ma talentuoso Tremoto. Completavano il lotto delle dieci al canape la Torre con Zirbo e Spillo, la Giraffa con Zurigo e Gringo, l’Istrice con Valet e Randa ed il Bruco con Uana de Lechereo che, causa guai fisici, giunse al Palio senza nemmeno aver disputato una prova, e Cianchino. Assente invece il re della Piazza, Aceto, costretto a scontare la squalifica subita dopo il Palio di agosto del 1973 e confermata in inverno al termine di un infinito iter giudiziario che arrivò sino alle aule del Consiglio di Stato. Dopo due giorni di attesa, con la pioggia che la fece da padrona, la sera del 4, il mossiere Carlo Palmieri, che tante critiche aveva avuto nel ’78, riuscì a dare una mossa veloce, e tutto sommato accettabile, grazie anche all’accordo tra Bastiano, al nono posto, e Randa, di rincorsa, che entrò immediatamente dietro la Selva. Il Drago fu il più pronto ad uscire dai canapi, con alle spalle Torre, Aquila e Leocorno. Le posizioni restarono pressoché invariate fino al Casato, quando avvenne il primo momento drammatico di quella carriera: la Torre allargò la traiettoria, andando a sbattere contro un palco, il cui sportello si aprì di scatto per il colpo subito e non poté essere evitato da Zurigo, cavallo della Giraffa, che ne subì le conseguenze più pesanti; la carambola che si creò causò pure la caduta, nelle retrovie, di Istrice e Bruco. Davanti, intanto, la Civetta guadagnava posizioni, tanto da superare il Drago al secondo San Martino, curva fatale per la Torre, che uscì definitivamente di scena. Il terzo giro, preceduto dalla caduta di Liscio al Casato, si aprì con il contro sorpasso del Drago nei confronti della Civetta,  con Aquila, Selva e Nicchio che si avvicinavano pericolosamente. Decisivo per le sorti di quel Palio fu così il Casato conclusivo: Flash Royal ebbe un’esitazione, la Civetta si infilò al suo interno, il Nicchio andò all’esterno ma, proprio sul bandierino, il guizzo di Quebel fu quello risolutore, per la disperazione del Grinta, che vide sfumare a pochi centimetri dall’arrivo il sogno della sua prima vittoria. Il roano dei Savelli, al suo terzo sigillo in Piazza, il primo con il fantino in groppa, montato da un caparbio Francesco Congiu, riportò, dopo appena tre anni di digiuno il cencio nel Castellare, un drappellone fortemente voluto dal popolo civettino, in quanto dedicato a Cecco Angiolieri. Il dopo Palio fu burrascoso con scontri tra contrade in più parti della Piazza che proseguirono anche al suo esterno, e di alcuni di essi, in particolar modo quelli tra Bruco e Giraffa, conserviamo una documentazione audio in una mitica, appassionata ed in alcuni momenti sofferta cronaca di Tambus, divenuta ormai un mantra tra i contradaioli

Davide Donnini

Foto tratta da www.ilpalio.org

 

 

 

 

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