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STORIA DEL PALIO: 3 LUGLIO 1992 (SECONDA PARTE)

News inserita il 04-01-2021 - Palio - Rubrica Storia del Palio

La quattordicesima vittoria di Aceto.

La pioggia, tornata a cadere nel pomeriggio del 2, non consentì la disputa del Palio, e l’esposizione della bandiera verde alle trifore di Palazzo, segnalò il rinvio al giorno successivo. La mattina del 3 luglio, Siena si svegliò sotto un caldo sole; caldo, anzi rovente, fu il clima che si respirò sul Campo, una volta che i cavalli giunsero tra i canapi. Amos Cisi, per la terza volta sul verrocchio, si confermò poco fortunato con il sorteggio della mossa e, ad un solo anno di distanza, la sorte relegò il Nicchio di rincorsa con il Montone basso, stavolta al secondo posto, e gli spettri di quanto accaduto nel luglio del 1991 tornarono vivi nelle menti dei contradaioli e, sicuramente, anche il quella di Cisi. Come se non bastasse, la vicinanza di Aquila e Pantera complicò in maniera esponenziale le cose. I primi contrasti verbali tra Aceto e Legno, si tramutarono  ben presto in fatti, con i due fantini intenti ad inscenare un vero e proprio duello a suon di nerbate tra i canapi, che infiammò la Piazza e che proseguì, nonostante i vani tentativi del mossiere di riportare la calma, anche al di fuori della zona di mossa, al rientro dopo una partenza falsa. Ad approfittare di tutto questo caos furono le contrade in basso nello schieramento che rimasero fuori dalla confusione, e così, quando Cittino decise di entrare, il Bruco, che era al primo posto, il Montone al secondo, e la Giraffa, furono le più veloci a partire: Aceto perse l’attimo buono, restando attardato, praticamente ultimo, mentre l’Istrice, l’altra favorita, rimase strizzata tra più contrade. Bonito fu abile ad evitare la caduta ma dovette fermare e ripartire, compromettendo così la sua corsa. A San Martino, il Bruco allargò vistosamente, forse per un problema alla ferratura di Nearco, ed a passare in testa fu la Pantera, seguita dallo scosso del Nicchio, caduto assieme al Montone, e dalla Giraffa. Il primo Casato, che mise fuori dai giochi Oca e Drago, fu uno dei grandi capolavori di Aceto; prendendo una traiettoria millimetrica, portò l’Aquila al secondo posto, infilando in un sol colpo tre contrade. La svolta del Palio, come è sicuramente noto, fu poco prima di San Martino, quando Legno cadde, forse urtando su una spettatrice che si era sporta troppo dal colonnino e, nel cadere, restò aggrappato alle redini di Zucchero, rallentandone l’andatura. Aceto, senza colpo ferire, prese quindi la testa; dietro di lui il vuoto, anche perché la scossa Pinturetta era finita per terra inciampando sul fantino della Pantera che si stava rialzando, e lo scosso del Montone, il primo inseguitore, era distante molti colonnini. L’ultimo giro fu una passerella per il re della Piazza, il cui unico problema fu quello di tenersi su lo zucchino che gli stava calando sugli occhi. Dopo sette anni di attesa e di grosse delusioni, Andrea Degortes tornò al successo, l’ultimo della sua favolosa carriera, ma certamente il più importante e quello maggiormente inseguito, il quattordicesimo, che lo incoronava fantino più vittorioso del XX secolo, record sino ad allora detenuto ad ex aequo con Picino.

Davide Donnini

Foto www.ilpalio.org

 

 

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