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STORIA DEL PALIO: 2 LUGLIO 1973

News inserita il 14-08-2020 - Palio - Rubrica Storia del Palio

Il primo successo di Panezio scuffia la Lupa.

Il 16 agosto, nella ricorrenza di San Rocco Confessore, la Lupa celebrerà la propria festa titolare e, per l’occasione, ripercorriamo gli eventi del Palio del 2 luglio 1973 vinto dalla contrada di Vallerozzi al termine di un digiuno lungo 21 anni. Questa carriera fece conoscere al mondo contradaiolo un cavallo, Panezio, che sino ad allora aveva corso i 3 Palii del ’72, per altro in modo anonimo, e per il quale i migliori fantini non avevano speso pareri entusiastici ma che, di lì a poco, diverrà il re indiscusso della Piazza. Il “Ragioniere”, come già detto, toccò in sorte alla Lupa, che fu affidato a Tristezza, fortemente voluto da capitan Vittorio Beneforti, nonostante la prestazione non certo indimenticabile del settembre precedente; le favorite però erano altre a partire dalla rodata accoppiata Marco Polo – Canapino nel Bruco, al Drago che si presentò con Mirabella e Bazza ed il Nicchio con Pitagora e Rondone. Completavano il lotto la Chiocciola con Satiro e Canapetta, l’Aquila con Macchina II ed il debuttante Ercolino, la Civetta con Manon e Giove, l’Istrice con Lazzarella ed Aceto, l’Onda con Tatiana e Valente ed infine il Montone che, per la monta di Quartetta, scelse il giovane Massimo Alessandri detto Bazzino, figlio di Bazza. Così, per la prima volta dopo oltre 60 anni, stante anche la revisione regolamentare entrata in vigore a partire da quel Palio, due fantini consanguinei poterono tornare a correre contemporaneamente. Le prove furono ricche di spunti di cronaca: il più significativo, che condizionò anche l’esito della carriera, accadde per la seconda prova, quando Pitagora non fece venir meno il suo vizietto di andare a dritto a San Martino, trascinando nel Porrione pure Marco Polo che la tallonava, provocando altresì la caduta del Frasca, che correva nella Civetta e che si infortunò seriamente. Singolare fu poi il violento bisticcio a terra tra un infuriato Rondone e Canapino. Oltre a questo episodio, da ricordare pure l’improvvisa grandinata che impedì l’effettuazione della terza prova ed forti momenti di tensione tra Istrice e Lupa che indussero i Deputati della Festa a concedere l’esenzione dal corteo storico di Panezio e di Tristezza, quest’ultimo sostituito da un contradaiolo sul soprallasso. In questo clima effervescente si giunse al Palio, con il mossiere Gioacchino Calabrò detto Rubacuori che chiamò le contrade nel seguente ordine: Aquila, Bruco, Montone, Chiocciola, Onda, Istrice, Drago, Nicchio, Lupa e Civetta di rincorsa. La mossa valida vide il grande spunto del Bruco e della Lupa, entrata lanciata davanti alla Civetta, mentre Aquila e Montone rimasero fortemente attardate. A San Martino girò primo il Drago ma un allargamento del Bazza consentì al Bruco di prendere la testa, incalzato dal Nicchio e dal Drago, finito in terza posizione. Al secondo San Martino il Nicchio affiancò il Bruco ma Pitagora si rifiutò ancora di girare e Marco Polo lo seguì di nuovo. Di tutto ciò ne approfittò il Drago che riprese la testa, con dietro la Lupa; più attardate le altre contrade. La vittoria divenne così una questione a due che si risolse all’ultimo passaggio davanti al palco delle comparse: Panezio dall’esterno superò la stanca ed infortunata Mirabella, resistendo all’attacco finale della Civetta che fece un grande Palio con la modesta Manon. La Lupa, così, oltre a festeggiare la vittoria, attesa da ben 21 anni, poté prendersi una bella rivincita nei confronti dell’Istrice, a soli 10 mesi dal suo ultimo successo datato 17 settembre 1972.

Davide Donnini

Foto www.ilpalio.org

 

 

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