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STORIA DEL PALIO: 2 LUGLIO 1955

News inserita il 10-12-2020 - Palio - Rubrica Storia del Palio

Il ritorno al successo del Bruco e la rivincita di Ciancone.

Quella del 2 luglio 1955 fu una carriera ricca di eventi da ricordare, in primis perché ha visto il ritorno al successo del Bruco dopo 33 anni di digiuno, in un Palio ben gestito da un punto di vista strategico dall’allora Capitano Socini Guelfi, grazie all’aiuto non indifferente dell’ocaiolo Sor Ettore Fontani, ma anche per il rinnovo dei costumi del corteo storico, da molti considerati come i più belli del XX secolo, realizzati con un importante impegno economico da parte del Monte dei Paschi, e poi per il debutto sul tufo di un fantino che sarà protagonista nel successivo ventennio: Rosario Pecoraro detto Tristezza. Fu un Palio piuttosto anomalo, quello del luglio ’55, già a partire dalla tratta: scartata per manifesta superiorità la regina Gaudenzia, le favorite risultarono l’Aquila con Archetta, la sola vincitrice del lotto, poi affidata a Ranco, e la Selva con l’esperto Ravi II, montato dal Biondo. Non godeva inizialmente dei favori del pronostico il Bruco, che ebbe in sorte l’esordiente Sturla, cavalla di Dedo Pianigiani, non certo tra le più ambite. Ma la voglia di successo in Via del Comune era tale che, subito dopo la prima prova, la dirigenza brucaiola chiese ed ottenne dall’Oca (alla quale era toccato il modesto Menfiche, che non riuscì neppure ad arrivare al canape il 2 sera a causa di un infortunio durante le prove), Ciancone. La sera del Palio, le nove contrade si schierarono nel seguente ordine: Leocorno (Stella II e Falchetto), Tartuca (Rondinella e Giove), Selva, Pantera (Rondello e Tristezza), Chiocciola (Roburrina e Terribile), Bruco, Aquila, Onda (Velka e Rondone), e Nicchio (Vermiglia e Vittorino) di rincorsa. Fu proprio il Nicchio, con una mossa magistrale di Vittorino a prendere la testa già alla Fonte, ma a San Martino, a sorpresa, girò prima la Pantera con il giovane Tristezza ed il malconcio Rondello, che si era infortunato la prima sera e non si era più rivisto sul tufo per le altre prove. La favorita Aquila, complice una partenza infelice, restò sempre nelle posizioni di rincalzo e non entrò mai nel vivo della corsa. Al primo Casato lo zoppo Rondello dovette cedere il passo alla più fresca Sturla; nei restanti due giri Ciancone si limitò ad amministrare il vantaggio ed a contenere i timidi e neppure troppo convinti attacchi dell’Arzilli nella Selva. Nelle retrovie, degna di nota soltanto la caduta di Falchetto all’ultimo San Martino. Il Bruco, che dopo quella vittoria dovette attendere fino al 1996 per tornare ad attaccare il cencio, cedette la cuffia all’Istrice, mentre per il Gentili fu il tanto desiderato ritorno al successo, una sorta di rivincita personale al termine di un brutto quadriennio fatto di prestazioni incolori e grosse delusioni.

Davide Donnini

Foto www.ilpalio.org

 

 

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