STORIA DEL PALIO: 2 LUGLIO 1939

News inserita il 02-08-2022 - Palio - Rubrica Storia del Palio

La vittoria dell'Aquila nella cronaca e nel racconto di Vasco Pratolini.

Il 1939, ultimo anno di Palio prima dello stop imposto dallo scoppio del secondo conflitto mondiale, si aprì nel segno di Pietrino, fantino che, nonostante i suoi soli due successi sul Campo, è riuscito, nel bene o nel male, a fare la storia della nostra festa. Nell’occasione, il fantino romano era tra i favoriti montando Folco nell’Aquila; altre contrade accreditate della vittoria risultavano il Nicchio con Ruello e Amaranto, l’Istrice, con il promettente Giacchino, che vincerà la successiva carriera di agosto, e Tripolino, ma anche il Montone la Tartuca che ebbero in sorte i già vittoriosi Sansano ed Aquilino, rispettivamente montati da Bubbolino, che sostituì in extremis il Meloncino, e dal debuttante Antonio Braca detto Cucciolo, al primo ed unico Palio della sua carriera. La corsa fu entusiasmante con il primo giro che vide Aquila, Nicchio, Istrice e Torre lottarsi la testa, finché fu proprio la contrada di Camollia a guadagnare la prima posizione. Approfittando della caduta di Cucciolo al secondo San Martino, Pietrino iniziò la propria rimonta che si concretizzò all’ultimo Casato. Con una manovra magistrale, Il fantino dell’Aquila infilò l'istrice iniziando a nerbare Giacchino che, infastidito dai ripetuti colpi ricevuti, sbandò verso i palchi, lasciando via libera a Pietrino. Di questa carriera abbiamo anche una cronaca assai inusuale fatta dallo scrittore fiorentino Vasco Pratolini che descrive la corsa osservandola attraverso gli occhi di una giovane torraiola: “io non ho visto il Palio”, esordisce Pratolini, “ ho visto gli occhi e la bocca di una fanciulla senese, di una senese adolescente, e mi resta la sua immagine, mi restano il suo sguardo e la sua voce. Io seguivo la corsa sul volto della mia piccola amica, quando i suoi occhi si incupirono ed il suo seno fu paralizzato e la bocca si schiuse appena sul labbro inferiore; negli istanti in cui mi porse il suo volto costernata e offesa insieme, e poi ridente e sconsolata, volgendomi alla pista, vidi lontano una macchia rossa e nera rotolare ed un cavallo sbrigliato inseguire il nugolo ansante dei galoppatori, fatto lieto e leggero, libero dal cavaliere: il fantino della Torre era caduto, l'Aquila infilava vittoriosa la curva di arrivo”. Singolare anche il racconto dei festeggiamenti: Pratolini descrive il giubilo dei contradaioli dell’Aquila che “recavano primordiali cartelli promettendo olio per tutti”. A dare man forte agli aquilini erano presenti pure i contradaioli dell’Oca, contrada definita dallo scrittore come “danarosa e cattiva, corruttrice di fantini” che non partecipò a quel Palio, ma che risultò assai attiva per favorire la vittoria della contrada del Casato e la conseguente sconfitta della Torre.

Davide Donnini

Foto www.ilpalio.org

 

 

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