STORIA DEL PALIO: 1896, L'ANNO DELLE QUATTRO CARRIERE (SECONDA PARTE)

News inserita il 18-04-2026 - Palio - Rubrica Storia del Palio

Un'annata decisamente straordinaria 

Pochi giorni dopo la carriera “straordinaria” del 16 agosto, con la quale abbiamo concluso lo scorso articolo, in quel particolare 1896 paliesco, se ne disputò un’altra, stavolta considerata ordinaria, il 25 agosto; l’Aquila, in segno di protesta contro lo stravolgimento dell’ordine delle carriere, rinunciò a partecipare ed il suo posto fu preso dalla Torre, vincitrice poi di quel Palio in parte funestato dal maltempo che, da prima fece slittare al pomeriggio la tratta, e successivamente provocò tanto l’annullamento di due prove quanto la disputa delle altre con il tufo in condizioni precarie. La sera del 25 agosto, davanti ad un pubblico numeroso, e, come raccontano le cronache, abbastanza indisciplinato, costituito in gran parte dai militi dell’VIII Corpo d’Armata, la carriera regalò delle sorprese: ad uscire prima dai canapi fu la Civetta con Genesio Sampieri detto il Moro ed il cavallo favorito, ma al secondo Casato, il Sampieri si fece superare, senza peraltro opporre troppa resistenza, da Scansino della Torre che dopo aver rifilato qualche nerbata a Montieri della Selva, venne a cogliere la seconda vittoria nell’annata, regalando così alla contrada il secondo cappotto dopo quello conquistato nel 1787, ed ai torraioli una bella rivincita dopo il tradimento di Ansanello avvenuto pochi giorni prima. Nei giorni successivi alla corsa si scopri il perché di cotanta passività da parte del fantino della Civetta: pare infatti che il Moro fosse stato convinto a tirare a perdere a seguito di una allettante quanto fasulla offerta di danaro fatta da un dirigente torraiolo nell’imminenza del Palio.

L’annata paliesca terminò a settembre inoltrato, in quanto il Comune aveva deliberato la disputa di un ulteriore straordinario per festeggiare l’inaugurazione del monumento a Garibaldi alla Lizza. L’ultimo Palio dell’anno fu preceduto da tutta una serie di polemiche circa la data di svolgimento: in origine, il Consiglio Comunale optò per la disputa il giorno 20, anniversario della Breccia di Porta Pia. Le contrade, la Società delle Feste e un gran numero di contradaioli, contestarono la decisione, ritenuta un po’ troppo di stampo politico. Dopo varie discussioni, la carriera fu dunque fissata per il giorno 22 ma Giove Pluvio, ancora lui, non fu d’accordo, ed il Palio fu rinviato al 23 con buona pace dei tanti forestieri e dei reduci garibaldini giunti a Siena per godere dello spettacolo. La carriera fu poi effettuata all’insolito orario delle 14, nel parziale disinteresse dei contradaioli vista l’ora decisamente bizzarra ma per la felicità degli ospiti rimasti in città che poterono cosi usufruire del servizio ferroviario per il viaggio di ritorno. La corsa, dopo la caduta della Chiocciola al canape, fu contesa dall’Istrice con Montieri, e dalla Tartuca, ostacolata in partenza dalla caduta della Chiocciola ma autrice di una grande rimonta, con Bozzetto. A spuntarla fu proprio la contrada di Camollia con Celso Cianchi detto Montieri che trionfò per la prima ed unica volta sul Campo.

La particolare annata 1896 andò così in archivio, ma i consensi a questa “abbuffata” di Palii disputati nel giro di così breve tempo, non furono affatto unanimi: come infatti riporta lo stupendo volume di Virgilio Grassi, una vera e propria bibbia per gli appassionati di storia di Palio, secondo molti senesi la ravvicinata ripetizione dello spettacolo ne diminuiva serietà ed importanza. Chissà, però, se i contradaioli di Bruco, Istrice e, soprattutto, Torre, furono dello stesso avviso?

Davide Donnini - Foto www.ilpalio.org

 

 

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