Un'annata decisamente straordinaria

Pochi giorni dopo la carriera “straordinaria” del 16 agosto, con la quale abbiamo concluso lo scorso articolo, in quel particolare 1896 paliesco, se ne disputò un’altra, stavolta considerata ordinaria, il 25 agosto; l’Aquila, in segno di protesta contro lo stravolgimento dell’ordine delle carriere, rinunciò a partecipare ed il suo posto fu preso dalla Torre, vincitrice poi di quel Palio in parte funestato dal maltempo che, da prima fece slittare al pomeriggio la tratta, e successivamente provocò tanto l’annullamento di due prove quanto la disputa delle altre con il tufo in condizioni precarie. La sera del 25 agosto, davanti ad un pubblico numeroso, e, come raccontano le cronache, abbastanza indisciplinato, costituito in gran parte dai militi dell’VIII Corpo d’Armata, la carriera regalò delle sorprese: ad uscire prima dai canapi fu la Civetta con Genesio Sampieri detto il Moro ed il cavallo favorito, ma al secondo Casato, il Sampieri si fece superare, senza peraltro opporre troppa resistenza, da Scansino della Torre che dopo aver rifilato qualche nerbata a Montieri della Selva, venne a cogliere la seconda vittoria nell’annata, regalando così alla contrada il secondo cappotto dopo quello conquistato nel 1787, ed ai torraioli una bella rivincita dopo il tradimento di Ansanello avvenuto pochi giorni prima. Nei giorni successivi alla corsa si scopri il perché di cotanta passività da parte del fantino della Civetta: pare infatti che il Moro fosse stato convinto a tirare a perdere a seguito di una allettante quanto fasulla offerta di danaro fatta da un dirigente torraiolo nell’imminenza del Palio.

La particolare annata 1896 andò così in archivio, ma i consensi a questa “abbuffata” di Palii disputati nel giro di così breve tempo, non furono affatto unanimi: come infatti riporta lo stupendo volume di Virgilio Grassi, una vera e propria bibbia per gli appassionati di storia di Palio, secondo molti senesi la ravvicinata ripetizione dello spettacolo ne diminuiva serietà ed importanza. Chissà, però, se i contradaioli di Bruco, Istrice e, soprattutto, Torre, furono dello stesso avviso?
Davide Donnini - Foto www.ilpalio.org


































