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STORIA DEL PALIO: 17 AGOSTO 1966 (PRIMA PARTE)

News inserita il 24-12-2018

Il racconto di una delle carriere più burrascose dello scorso secolo.

Per queste festività natalizie vogliamo proporvi il racconto in due parti, di un Palio, quello del 17 agosto 1966, inquieto, carico di tensioni, ricco di episodi burrascosi, e per questi motivi, entrato di diritto nella leggenda della nostra festa. I veleni, in quel mitico Palio, iniziarono ben prima dell’inizio dei quattro gironi, cioè quando i capitani designarono come mossiere Vincenzo Cappelli, figura poco gradita ai contradaioli che però, come vedremo in seguito, interromperà prematuramente la sua avventura sul verrochhio. Ulteriori polemiche ci furono la mattina della tratta, quando furono presi tutti i bomboloni presenti con l’eccezione di Selvaggia, scartata dopo lunga discussione con decisione non unanime. Ad esultare per l’assegnazione furono la Torre con Topolona, il Drago con Arianna, già vittoriosa per Camporegio nel ’64, l’Onda con Sambrina, il Leocorno con Danubio e la Chiocciola con Beatrice. Le monte per queste contrade si assestarono ben presto: la Chiocciola scelse Canapetta, il Leocorno Mezzetto, la Torre Morino, il Drago Bazza, l’Onda Peppinello. Per ciò che riguarda le altre, nell’Istrice su Gabria montò un giovane Aceto, nella Civetta, Tristezza salì su Bolero, Lazzero andò nell’Oca su Ercole, Canapino nella Torre su Archetta II, nel Montone infine, su Fiamma riapparve, dopo un’assenza di 5 anni Antonino Marino detto Guanto. E fu proprio il Marino a salire agli onori della cronache ed a dare, suo malgrado, un primo scossone a quel Palio. Durante la terza prova, con la rincorsa ben lontana dal verrocchio, Guanto forzò la mossa, Cappelli non abbassò il canape ed il Montone cadde rovinosamente, venendo successivamente esentato dalla prova,al termine della quale, si scatenò l’ira dei montonaioli nei confronti del mossiere. Una semplice “fogata” si trasformò in una vera e propria caccia all’uomo; Cappelli dovette scappare da Piazza, rincorso dagli inferociti contradaioli, riparando in questura. Qui, due montonaioli furono fermati e trattenuti. Il giorno seguente il clima era davvero infuocato e Cappelli, dopo aver dato la mossa della quarta prova, fu sostituito dall’esperto Wilson Pesciatini. Per la prova generale tutta Siena fece sentire compatta la propria voce di protesta come segno di solidarietà nei confronti dei due montonaioli ancora bloccati in questura. Allo scoppio del mortaretto, il cavallo del Montone uscì per ultimo dall’Entrone e fu condotto fuori dalla Piazza dal barbaresco. Nel frattempo, gli altri contradaioli scesero dai palchi, invasero la pista recandosi nei pressi del verrocchio per intonare tutti assieme “la Verbena”, provocando pertanto l’annullamento della prova. La manifestazione contradaiola fu decisamente efficace e portò, poche ore dopo, alla liberazione dei due montonaioli. Quando le acque sembravano essersi calmate, ecco arrivare, per la provaccia, un altro colpo di scena: l’Onda, dopo 5 anni di esilio forzato, ripresentò sul tufo Ciancone, ed il fantino di Manziana fu accolto dagli abbracci e dai sorrisi dei vari dirigenti di contrada presenti nell’Entrone. Ma il barbaresco dell’Oca, che non aveva ancora digerito la “rigirata”del 1961, come segno personale di bentornato, rifilò al Gentili un sonoro ceffone. Gli animi tornarono quindi a surriscaldarsi, la prova fu ritardata ed al suo termine, uno scambio di opinioni tra Oca ed Onda fu la scintilla che provocò la rottura della secolare alleanza tra le due contrade. Tornata per l’ennesima volta la calma, la città si preparava alla carriera del pomeriggio. Ma quel 16 agosto, il Palio non fu ma disputato…..

Davide Donnini

 

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