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STORIA DEL PALIO: 16 AGOSTO 1996

News inserita il 01-03-2019

Il trionfo del Bruco dopo 41 anni di digiuno.

“Ci voleva una Rosa”. Così titolarono i quotidiani del 17 agosto 1996, all’indomani della storica vittoria del Bruco. Quella Rosa che in un sol colpo spazzava 41 anni di delusioni e sfortuna e portava la contrada di Via del Comune al successo, atteso non solo dal popolo di Barbicone, ma anche da tutta Siena, come dimostrò lo spontaneo e sincero applauso che la Piazza tributò ai vincitori nel dopo corsa; una cosa mai vista prima di allora.

Il Bruco era una delle favorite di quel Palio di agosto 1996 con Rose Rosa che, con il nome Bella Speranza, aveva vinto l’anno precedente nel Leocorno ed era stata grande protagonista a luglio nel Montone, e  Salvatore Ladu detto Cianchino, voglioso di rivalsa dopo che una caduta per la prova generale lo aveva messo ko per la carriera di Provenzano, quando difendeva ancora il giubbetto giallo – verde. Chance di vittoria ne avevano pure l’Aquila con l’affiatata coppia Oriolu – Massimino, l’Oca che voleva il cappotto con Quarnero e Trecciolino, la Tartuca con la veloce La Fanfara ed il Bufera, ed anche la Lupa con l’inedito Solstizio d’Estate ed il Pesse. Meno accreditate erano l’Onda con Votta Votta ed Andrea, la Pantera con Re Artù e Spirito, il Nicchio con Nordico e Veleno II, il Montone con Penna Bianca e Clemente e la Chiocciola con Musetto. Le prove furono ricche di spunti di cronaca, a partire dal problema patito da Musetto nel corso della seconda prova che costrinse la Chiocciola a rinunciare alla carriera. Nella terza prova, una rovinosa caduta al canape con conseguente frattura alla spalla, estromise dal Palio il fantino dell’Onda Pistillo, sostituito da Stefano Lobina detto Andrea, che fino a quel mattino montava nella Chiocciola. E poi, come dimenticare il frenetico valzer delle monte della Pantera che, nel tentativo di confondere le idee all’avversaria, si affidò prima al giovane Alessandro Francheschini, poi a Truciolo ed infine a Franco Casu detto Spirito che, con i suoi tentativi di ostacolare in ogni modo l’Aquila, divenne uno dei protagonisti principali di quel Palio. La rivalità tra Aquila e Pantera caratterizzò infatti la mossa del 16 sera che l’esperto mossiere Amos Cisi, alla sua dodicesima ed ultima apparizione sul verrocchio, fece fatica a gestire. Sin dalla prima chiamata, Spirito iniziò una marcatura ad uomo nei confronti di Massimino che provava a difendersi come poteva mentre, nella parte bassa, ben poche erano le contrade disposte a rispettare l’ordine stabilito dalla sorte. Dopo due mosse false e 45 minuti di attesa, finalmente la carriera prese il via. Appena la Lupa fiancò, Spirito afferrò per il giubbetto Massimino (gesto che costò al fantino panterino 20 Palii di squalifica), e le due rivali erano così fuori dai giochi. Montone Onda e Tartuca furono le più svelte ad uscire dai canapi ma, poco prima di San Martino, la Lupa si trovava già in testa; il Bruco, partito male, chiudeva il gruppetto dei superstiti, ed iniziava la sua lenta ma inesorabile rimonta, fino a conquistare la terza posizione, grazie al sorpasso sull’Onda al secondo passaggio davanti alla Fonte. Lupa e Montone proseguirono praticamente appaiate fino al secondo Casato quando il Pesse toccò il colonnino, mandando nei palchi il Montone che cadde, coinvolgendo nella caduta anche l’Oca e l’Onda. Passò quindi a condurre il Bruco, dietro di sé, il vuoto. Pochi metri separavano i brucaioli dalla gioia tanto attesa, ma Cianchino e Rose Rosa dovettero superare un ultimo imprevisto ostacolo: lo scosso del Montone che, davanti al palco delle comparse procedeva al galoppo in senso contrario. Evitato con freddezza l’ultimo pericolo, per il Bruco era ormai fatta. Cianchino, 41 anni dopo il suo mentore Ciancone, riportò il cencio in Via del Comune ed il Bruco poté così cedere la cuffia, che manteneva dal 1980, alla Torre.

Davide Donnini

Foto tratta da www.ilpalio.org

 

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