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STORIA DEL PALIO: 16 AGOSTO 1992

News inserita il 28-05-2020 - Palio - Rubrica Storia del Palio

In occasione della festa titolare del Drago, ripercorriamo la vittroria di Pytheos e del Pesse.

Il Palio del 16 agosto 1992, quello delle tante favorite, fu vinto dall’accoppiata perfetta, Pytheos ed Il Pesse, un binomio affiatato, già vincitore 365 giorni prima e considerato dagli esperti pressoché imbattibile. Ma il successo del ’92 fu ben diverso, e decisamente più sofferto rispetto alla cavalcata trionfale a tempo di record dell’anno precedente per i colori della Pantera. Molte erano infatti le pretendenti al cencio di Mimmo Paladino dopo  la tratta, nella quale i capitani optarono per un lotto alto, scegliendo tutti i migliori cavalli presenti, ma anche alcune outsider non erano tagliate fuori dai giochi e recitarono un ruolo di primo piano nella carriera. Oltre al Drago, a sperare nella vittoria c’erano le due contrade a digiuno da più tempo, Bruco e Torre, che ebbero in sorte rispettivamente Galleggiante (che non fu però protagonista in corsa a causa delle sue precarie condizioni fisiche), inizialmente affidato a Massimino, ed Uberto, per il quale fu scelto nuovamente Aceto, di ritorno in Salicotto dopo la breve e sfortunata corsa dell’agosto ’90. C’era poi la Pantera, che sognava l’immediata ringollata all’Aquila con Figaro e Cianchino; buone chances anche per l’Istrice con il veloce Zucchero, inatteso protagonista a luglio, e Bonito, per il Montone con il difettoso ma assai potente Etrusco e Bazzino e per l’Onda con la chiacchierata debuttante Pinturetta e Cittino, che aveva però il compito di guardarsi dalla Torre. Più defilate, nei pronostici, la Civetta con Bambina e Trecciolino, la Chiocciola con Naomi e Bucefalo e la Lupa con Usilia e Bufera. Durante le prove, l’unico sussulto fu l’incidente che tolse di mezzo Massimino che, subito dopo la mossa della quarta prova, venne schiacciato allo stecconato e si provocò una frattura del piede, costringendo capitan Barducci a ripiegare su Bastiano, unico big fino a quel momento rimasto a piedi. La mossa del Palio fu rapida: tutte le favorite erano ai posti bassi, l’una accanto all’altra (Istrice secondo, seguito da Bruco, Torre e Drago), con Lupa ed Onda all’ottavo e nono posto che non avevano grossi margini di disturbo nei confronti delle rivali. La Pantera, di rincorsa, attendeva il momento propizio per entrare, che arrivò non appena l’Onda schiacciò tutti verso il basso, creando un ampio corridoio per Cianchino che, però non riuscì mai ad entrare nel vivo della corsa, anche a causa del colonnino del secondo San Martino che interruppe il suo tentativo di  rimonta. La più veloce a scattare dai canapi fu la Civetta, seguita da Istrice, Bruco e Torre. A San Martino, Trercciolino alzò tutti verso i palchi, consentendo a Bonito di sfilare in testa, seguito dal Drago che sfruttò un attimo di incertezza di Aceto per guadagnare posizioni. La caduta di Bastiano, causata da un cedimento degli anteriori del menomato Galleggiante mise invece fine anzitempo alla carriera del Bruco. Il Palio era quindi diventata una questione a tre, tra Istrice Drago e Torre, le altre non riuscirono mai ad interferire. Per un giro e mezzo Bonito riuscì con grande maestria a guidare Zucchero, respingendo gli attacchi del Drago, ma quando Pytheos azionò il turbo, il barbero grigio di Camollia non ebbe più nulla da opporre. Poco prima del San Martino finale infatti, il Pesse attaccò l’Istrice dall’esterno, passando agevolmente, mentre il contatto tra Bonito ed Aceto fece perdere metri preziosi alla Torre, anch’essa intenta nel sorpasso all’Istrice. I giochi erano ormai fatti e per l’accoppiata perfetta, a distanza di un solo anno, si rinnovò l’appuntamento con la vittoria, la quarta per Beppino Pes, la terza ed ultima per Pytheos, il sauro volante.

Davide Donnini

Foto tratta da www.ilpalio.org

 

 

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