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STORIA DEL PALIO: 16 AGOSTO 1983

News inserita il 05-06-2020 - Palio - Rubrica Storia del Palio

L’ultima vittoria sul tufo del grande Panezio.

Messa, non senza polemiche e discussioni, in archivio l’infuocata carriera del 3 luglio, la Siena del 1983 che si apprestava a vivere i giorni del Palio di agosto, fu sconvolta da una tragica notizia, la scomparsa del capitano della Torre Artemio Franchi, avvenuta in un incidente stradale nelle campagne senesi nel pomeriggio della vigilia della tratta che, quasi come un fulmine a ciel sereno, gettò nello sconforto la città e l’intero mondo contradaiolo. Ma la festa doveva comunque andare avanti e la mattina del 13, dopo il minuto di silenzio richiesto dal sindaco Barni, per ricordare Franchi “con affetto e gratitudine”, si procedette all’assegnazione, ed a saltare furono Giraffa e Leocorno che, così come accaduto poco più di 40 giorni prima, si portarono nelle rispettive stalle Panezio e Benito, ed anche la Chiocciola con il potente Balente. La Lupa con Chicco de Ureco, la Tartuca con Ascaro, l’Onda con Paperino, l’Oca con Cassius, l’Istrice con Bramante, il Nicchio con Diciosu e l’Aquila con l’esordiente Brandano, sembravano avere minori chance di vittoria. Quattro contrade, la Chiocciola con Bazzino, l’Oca con Aceto, l’Istrice con Misdea e la Giraffa con Moretto, definirono subito le monte, per le altre la scelta fu più complicata: il Nicchio, dopo aver riproposto per due prove Ricciolino, optò per Musino, l’Onda si affidò a Nuvola, che aveva disputato la prima prova nell’Aquila, dove, alla fine, arrivò Cianchino. Bastiano, nel Leocorno, prese il posto di Bersaglia, ricomponendo su Benito l’accoppiata vittoriosa a luglio, Lupa e Tartuca, che per la prima prova fecero debuttare i giovani Maurizio Farnetani e Tonino Cossu scelsero poi Il Pesse ed Ercolino. Le mosse per le prove risultarono abbastanza complesse per il debuttante mossiere Fanucchi, chiamato in extremis in sostituzione del rinunciante Ulrico Ricci, ma nulla furono rispetto a ciò che egli dovette affrontare  la sera del 16, anche a causa del comportamento di Ercolino intento, fin dai primi minuti ad operare una sorta di marcamento di disturbo nei confronti della Chiocciola, con Bazzino che, invano, cercava di divincolarsi dalla morsa dell’avversario. Come se ciò non bastasse, nella parte alta dei canapi, a creare scompiglio c’era l’Istrice, che impediva l’ingresso di rincorsa della Lupa. Dopo tre abbassamenti di canape, Il Pesse, fantino di contrada del Montone, in inverno avvicinato dalla Tartuca, entrò quando Bazzino salì verso il verrocchio per protestare con il mossiere. La mossa fu convalidata e, per la Chiocciola, partita in enorme ritardo, la corsa finì immediatamente. Giraffa ed Oca furono le più veloci ad uscire dai canapi,con Onda e Leocorno a seguire. A San Martino, la rovinosa caduta di Cassius favorì l’allungo della Giraffa, mentre l’Aquila riuscì a guadagnare la seconda posizione. Nelle retrovie intanto, Ercolino, che aveva ormai esaurito il suo compito di disturbatore, si fermò al Casato e scese da cavallo per fuggire di Piazza, lasciando libero Ascaro(e, per questo motivo, il Manzi subì la squalifica per quattro Palii), sul quale, al secondo giro si interruppero i sogni di rimonta dell’Istrice. La vittoria era ormai diventata una partita a due, ma il vecchio Panezio, alla veneranda età di 14 anni, non si lasciò mai avvicinare dal più giovane e promettente Brandano e, schivando i contradaioli di Chiocciola e Tarutca che si scambiavano opinioni sul tufo al Casato, tagliò per primo il bandierino, conquistando il suo ottavo ed ultimo successo, regalando al Moretto la sua prima vittoria e riportando il cencio in Provenzano dopo un’attesa di 12 anni.

Davide Donnini

Foto tratta da www.ilpalio.org

 

 

 

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