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FRANCESCHINI UOMO-DERBY DEL COSTONE: “MA IL CAMPIONATO NON È FINITO”

News inserita il 30-03-2022

Match-winner contro la “sua” Mens Sana, la guardia gialloverde lancia l’allarme: “A Siena manca un’intera generazione di cestisti”

Da ex giocatore a match winner nella partita più importante dell’anno. Non è tipo da mezze misure Niccolò Franceschini, autore dei tre tiri da fuori grazie ai quali il Costone ha spaccato in due il derby, togliendo alla Mens Sana il comando della classifica di C Silver e compiendo un passo molto importante verso la promozione, diretta, nella categoria superiore. “Andiamoci piano, però, nell’etichettarli come decisivi – dice il giocatore della Vismederi -, il primo canestro l’ho realizzato rispondendo a una tripla di Sprugnoli, poco dopo il mio secondo è arrivato quello di Pannini, l’ultimo forse ha inciso un po’ di più, è vero, ma eravamo ancora nel terzo periodo, rimanevano molti minuti da giocare. Non mi prendo più meriti di quelli che spettano a tutta la squadra, sono stato messo in campo per provare a dare una mano in attacco, è ciò che ancora posso dare: in definitiva canestri da tre punti, in carriera, li ho sempre segnati”.
Se le avessero raccontato questa storia a settembre, come avrebbe reagito?
“Per me il basket era un capitolo, purtroppo, chiuso già dalla scorsa stagione, a causa di un brutto infortunio e di impegni personali lavorativi. Tutto è nato per caso, Matteo Borsi mi chiamò per commentare su SienaTv il Memorial Finetti e dopo l’infortunio di Ceccarelli, scherzosamente, gli dissi che il Costone avrebbe dovuto cercarmi: la mia era una battuta, ma Montomoli, Naldini, lo stesso Borsi e anche Fattorini hanno iniziato a cercarmi per davvero, tra l’altro spiazzandomi perché non ero sicuro di farcela a recuperare fisicamente”.
Troppo forte la voglia di tornare a giocare?
“Mi sono accordato con la società per dare una mano negli allenamenti e contemporaneamente vedere come avrebbe reagito il ginocchio, tre giorni dopo però si è infortunato anche Juliatto e, per oggettiva mancanza di giocatori, mi hanno convinto a salire a bordo con l’idea, condivisa, di tornare a farmi da parte nel momento in cui la squadra fosse tornata al completo. Purtroppo questo non è mai successo e io ho finito per giocare tutta la stagione, in un ruolo e con spazi definiti, e compatibilmente con la mia situazione lavorativa che in certi momenti, causa Covid, ha richiesto molta attenzione”.
Torniamo al derby. Che emozioni si vivono a giocare una partita del genere?
“Ne avevo già vissute all’andata, partita nella quale ebbi un minutaggio molto basso perché stavo allenandomi a singhiozzo. Fu una brutta sensazione entrare al palazzo e giocare contro la Mens Sana, non sapevo davvero da che parte guardare, in alcuni frangenti avrei voluto andarmene via, proprio non essere lì. Quella di domenica scorsa è stata una partita giocata in un contesto molto bello, a questi livelli una gara con un palazzetto pieno e con i tifosi della Mens Sana che incitano per 40 minuti è una rarità assoluta, un vero spettacolo. Personalmente è stata un’emozione indescrivibile, ciò che già nel 2019 ho provato quando ho avuto la fortuna di indossare, anche se solo per qualche mese, la maglia della Mens Sana”.
La tifoseria biancoverde ha molto apprezzato la compostezza mostrata dopo aver realizzato quei tre canestri…
“È una questione di rispetto, verso la Mens Sana e verso me stesso. Se il Costone è la squadra della mia carriera, quella per cui ho giocato dodici stagioni, otto delle quali da capitano, la Mens Sana è il sogno che coltivo fin da bambino e che tifo al palazzetto da quando avevo appena tre anni: giocare contro la Mens Sana è come giocare contro il babbo e la mamma e ringrazio ancora oggi Caliani e Binella per avermi permesso di vivere quell’esperienza con la maglia biancoverde, seppur finita nel peggiore dei modi per un infortunio, un’operazione chirurgica e la pandemia. L’unico gesto che ho fatto, dopo la seconda tripla, è stato indicare al tavolo degli arbitri Bonelli, che scherzosamente quando mi ha visto entrare sul parquet mi ha urlato che non avrei combinato nulla di buono”.
Il Costone ha compiuto un passo decisivo per la promozione diretta in C Gold?
“La vittoria nel derby significa avere il destino nelle nostre mani, ma il campionato non è finito domenica scorsa. Ci restano due trasferte molto difficili a Empoli e Altopascio, squadre che lottano per i playoff e, nel caso di Altopascio, che ha una struttura e ambizioni di promozione, quindi molto interessata anche a disputare la post season partendo dalla miglior posizione possibile: non possiamo permetterci passi falsi, la realtà dei fatti è questa, soprattutto per una squadra che, escluso il sottoscritto, ha un’età media abbastanza giovane e deve saper gestire certe tensioni. Nella mia carriera costoniana ho perso sei campionati da primo in classifica, uno dei quali proprio con questa modalità, buttando via la promozione perdendo l’ultima partita a Sassari. È presto per fare i conti”.
In città, a dire il vero, già si pregusta un campionato con tre squadre senesi ai nastri di partenza…
“Egoisticamente, concedetemelo, spero che ad andare direttamente in C1 sia il Costone, anche per chiudere la mia carriera con una promozione e rifarmi di quando avevo lasciato la società con la retrocessione dalla B. Questo, tra l'altro, mi permetterebbe anche di andare al palazzo a tifare Mens Sana in tutte le partite dei playoff, cosa che per ovvi motivi quest’anno ancora non sono riuscito a fare. Poi, però, finiti i festeggiamenti arriverà per tutti anche il momento di affrontare i problemi”.
Quali problemi?
“Sempre che la Fip non si inventi qualche altra riforma dei campionati, avere tre squadre senesi in C1 sarà molto bello ma creerà anche tanti problemi a chi quelle tre squadre dovrà allestirle. Una cinquantina di cestisti senesi per uno stesso campionato non ci sono e questo significherà dover andare a pescare fuori tanti giocatori, buoni e meno buoni, semi-professionisti che rappresentano un costo non facile da sostenere per le società. Domenica il derby lo hanno giocato il sottoscritto e Andrea Sprugnoli, classe 1984, poi se escludiamo Benincasa e Bruttini per trovare altri giocatori senesi si arriva alle annate 1996 e 1997, o addirittura ai ventenni o agli under: il Costone quest’anno ha dovuto prendere giocatori da fuori Siena non perchè ha investito per vincere il campionato ma perché altrimenti non era possibile mettere assieme una squadra, la Mens Sana magari è riuscita a fare una scelta diversa ma ha comunque preso un paio di non senesi, la Virtus pur avendo un gruppo ormai collaudato ha nel proprio roster elementi che vengono da fuori. È un problema che si trascina da anni e dipende da come Mens Sana e Virtus, tra il 2005 e il 2012, hanno interpretato i loro investimenti sui settori giovanili: la realtà dei fatti, purtroppo, è che a Siena manca un’intera generazione di giocatori di basket”.
Matteo Tasso

La foto di Niccolò Franceschini è tratta dalla pagina facebook Costone Siena (Nulli Rinalducci-Manganelli)

 
Articolo stampato dal giornale on line: oksiena.it
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