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NORMALE COME PAOLO ROSSI, FENOMENALE COME PABLITO

News inserita il 11-12-2020

Grazie a lui abbiamo vinto il Mundial più bello della nostra vita

Non aveva niente del campione epocale.
Nemmeno il nome, che era banalissimo, e a quei tempi c'era persino un cartone animato che si chiamava come lui: "il signor Rossi". Un signore calvo e grigio, che portava i baffi, un anonimo cappello e lavorava in un ufficio.

Normale come Paolo Rossi.
Che non aveva le acrobazie di Bettega, o l'irruenza di Puliciclone. E c'era Graziani, che era più generoso, o Savoldi che era più centravanti... Altobelli più tecnico, Pruzzo più continuo e poi Anastasi, Chinaglia, Boninsegna e tutti quei centravanti ormai lontani.
Però se un bel giorno vincemmo il Mondiale, buon Dio, fu grazie a Paolo Rossi, che del campione non aveva niente, a cominciare dal fisico.
E fu grazie a lui, e a quella squadra, che cominciarono gli anni ottanta.

E vennero Fantastico e Drive In. Gorbaciov, la perestroika e Rocky III. La fine del terrorismo, Craxi a Sigonella e il boom della Borsa. Vacanze di Natale, con Toninho Cerezo che "a quest'ora dorme perché è un professionista". Last Christmas e Careless Whispers degli Wham, e il Live Aid.
Troisi e Benigni, Mickey Rourke e Kim Basinger. Poi Bruce Springsteen a Milano: 21 giugno 1985, ed era un caldo pazzesco.
Tomba la bomba, il crollo del muro di Berlino e, infine, le notti magiche.

Senza Paolo Rossi, forse, saremmo ancora lì... Con l'inflazione al 20%, la paura delle Brigate Rosse e ad aspettare il venerdì per vedere Portobello.
Invece, arrivò il Mundial: e tutto il brutto, e il grigio, che l'Italia aveva vissuto per tanti anni, parve improvvisamente un ricordo lontano.
Come se Paolo Rossi (e Zoff, Scirea, e l'urlo di Tardelli) ci avessero fatto voltare pagina, in una sola notte.

E nacque Pablito.
Anzi, "rinacque": dopo l'innamoramento improvviso durante i Mondiali del 78, e l'altrettanto improvviso disamoramento con il calcioscommesse, che fu una specie di schiaffo in piena faccia.
E che li per lì nemmeno ci parve vero. "Possibile?" - si disse. "Paolo Rossi? Con quella faccina lì?".

Eppure, proprio quella faccina lì: così poco epocale e così poco da campione, ha finito per rappresentare i nostri momenti migliori, e talvolta a ricordarceli.
Come quando ci guardiamo allo specchio, ormai invecchiati, e realizziamo di non essere riusciti a dare un senso compiuto a tutte le nostre cose.
Ma con il sollievo, comunque, di aver avuto dei fantastici vent'anni, e di essere stati compiutamente felici, almeno per un attimo.
Mentre, insieme a Pablito, vincevamo il Mundial più bello della nostra vita.

Ti sia lieve la terra. 

Riccardo Lorenzetti

 
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