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MARADONA, IL DIO DEL CALCIO CHE INIZIÒ A SIENA LA SUA CARRIERA ITALIANA

News inserita il 25-11-2020

Il primo campo calpestato da Diego con la maglia del Napoli non fu il “Comunale” di Torino o il Meazza di Milano, fu il Rastrello

Suona la sveglia, un’altra giornata è cominciata. Il cielo è grigio e promette pioggia, segno che ormai l’inverno è davvero alle porte. Ogni tanto una macchina solitaria sfreccia nella strada, l’unico segno di vita in una città deserta. Le ore passano lente, in TV si parla solo di CoVid, di pandemia e ognuno dice la sua su come uscire presto da questo inferno. Tra uno sbadiglio e l’altro ecco la notizia, una di quelle che squarciano l’uggiosità di una giornata spenta: è morto Maradona. No, non è vero, sarà una di quelle “bufale” che circolano inesorabili sul web, che qualche balordo si diverte a mettere in giro solo per avere cinque minuti di celebrità. E invece, d’improvviso, il virus si fa da parte e sullo schermo cominciano a scorrere le immagini di un ragazzo riccioluto prima con una maglia azzurra e poi con una bianco-celeste, anzi, albi-celeste. El Pibe se ne è andato davvero. Come neve al sole, si scioglie quella “bolla” di immortalità che avvolge un campione lasciando dentro un vuoto incolmabile, i ricordi corrono veloci a quell’estate 1984 quando Maradona viene acquistato dal Napoli di Corrado Ferlaino mandando in estasi una città intera e tutti gli appassionati del gioco del pallone. Qualche giorno dopo, il 5 luglio, venne accolto al San Paolo da ottantamila persone festanti per l’arrivo di quello che diventerà per sempre l’idolo dei tifosi partenopei. E pensare che il primo campo calpestato da Diego non fu il “Comunale” di Torino o il Meazza di Milano, fu il Rastrello di Siena in una amichevole vinta 4-0 dal Napoli dove, chi era presente, ricorda la disponibilità e la simpatia con la quale l’argentino si prestò ai tifosi e agli avversari per scattare una foto, firmare un autografo o anche solo per una stretta di mano. Nella mente passano rapidamente le immagini dei suoi gol, dei suoi dribbling e il suo indimenticabile palleggio sulle note di “Live is life” prima della semifinale di Coppa Uefa contro il Bayern Monaco del 1989. Ci scappa un sorriso, il sorriso amaro di chi sa che quel calcio non esiste più e che difficilmente ci sarà qualcuno in grado di replicare quello che Maradona ha fatto per il calcio. E se è vero che “le leggende non muoiono mai”, è innegabile che oggi una parte di noi tutti se ne è andata con lui. Ciao Diego, ciao D10S.

Marco Del Grande - nelle foto: Maradona a Siena con Luciano Macrì e Paolo Stringara 

 
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