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OK MUSICA: BANGCOCK, QUANDO RAP, ROCK E JAZZ SI INCONTRANO

News inserita il 02-04-2020

La giovane band della provincia di Siena si è formata solo qualche anno fa, ma ha già pubblicato un album e conquistato palchi e premi importanti

I Bangcock sono una giovane band emergente composta dal rapper Simone Falluomini (Fake), dal trombonista Paolo Acquaviva, dal bassista Alessio Zeppoloni (Zeppo), dal chitarrista Francesco Rossi (Nedo) e dal batterista Daniele De Bellis. Il gruppo si è formato soltanto qualche anno fa e sta già macinando palchi e premi importanti: hanno vinto l’edizione 2018 del Musicampus, hanno conquistato la finale di Sanremo Rock 2019 e si sono esibiti al Linecheck, al Konca Music Fest e al Firenze Rocks in apertura ai Sum41 e ai The Cure. La loro musica è una contaminazione di generi diversi, in cui vengono mescolati rap e hip-hop insieme a strumentali che spaziano dal rock al jazz. Il 24 dicembre 2019 hanno pubblicato il loro primo album Cattive Compagnie, che è disponibile su Spotify, Apple Music, Deezer e Tidal. Su YouTube è appena uscito il video del brano La Legge di Murphy, diretto da Simone Ventura e Federico Livi.

Se voi doveste definire il vostro stile con tre parole quali usereste?

BANG COCK STYLE 

Quando e come si è formato il gruppo?

I Bangcock nascono nel 2017 dall'idea di Fake di mettere insieme un gruppo di musicisti che potessero creare un sound nuovo o quantomeno più fresco, su cui poter rappare le sue idee. Dopo esserci seduti davanti ad una birra e aver ascoltato le sue parole ci sembrò che la cosa potesse funzionare e di lì a poco ci chiudemmo in sala prove. È stata una strana sensazione trovarsi insieme a musicisti poco più che estranei e con idee completamente diverse sulla musica a dover comporre dei brani rap, ma alla fine siamo riusciti a tirare fuori i pezzi che oggi costituiscono il nostro album Cattive Compagnie, direi che Fake ci aveva visto giusto!

Come vi siete avvicinati alla passione per la musica e quali sono stati i vostri percorsi?

Ognuno di noi ha avuto esperienze diverse ed è cresciuto negli ambienti musicali più disparati: Fake viene dal rap, dall'hip-hop con cui è cresciuto; il primo amore per Paolo, il trombonista, è stata la banda per poi percorrere studi classici fino ad arrivare al jazz; Francesco è nato con la chitarra in mano con Jimmy Page come punto di riferimento; il nostro bassista Alessio è stato cresciuto a pane e metal da suo padre; Daniele ha il rock nelle vene e la sua strada non poteva che essere la batteria.

Quali sono le vostre icone musicali e gli ascolti che vi hanno maggiormente influenzato?

La nostra musica ha molte facce, proprio perché ognuno di noi ha avuto esperienze, ascolti e punti di riferimento diversi. Non siamo musicisti con il paraocchi e fortunatamente ognuno di noi ascolta generi e artisti diversi, pur mantenendo una sua anima musicale ben delineata. Come gruppo non è facile dirti a chi ci ispiriamo anche perché cerchiamo nel comporre di rimanere originali ma soprattutto liberi da vincoli di genere. La nostra musica è come un calderone dove ciascuno di noi mette un ingrediente, diamo una bella mescolata e solitamente il risultato è sorprendentemente coerente. Se proprio dovessimo dirti chi ci ispira sicuramente i Rage Against The Machine, Salmo e i Red Hot Chili Peppers hanno un ruolo importante.

Nella scrittura di questo vostro primo album a cosa vi siete ispirati e quali messaggi vorreste comunicare al pubblico?

Ogni brano di quest'album è un'istantanea, un momento di vita vissuta. Attraverso questi pezzi vorremo far riflettere chi ci ascolta, sulle relazioni, sulle amicizie, sull'amore, sulla politica e la disinformazione. Sulla vita insomma. Vorremmo mostrare la società sotto un occhio diverso, ma attraverso dei testi in cui tutti possano riconoscersi in qualche modo. Soprattutto vogliamo che chi ci ascolta percepisca l'energia che mettiamo nel suonare la nostra musica, vogliamo che sentano lo Yellow Power.

A cosa vi ispirate nella realizzazione dei vostri video musicali e nella costruzione dell’immagine dei “Bangcock”?

Lo stile di ogni video è influenzato dal tipo di brano e dalla mano di chi ha curato regia e riprese. Per adesso abbiamo fatto uscire i videoclip di Convenevoli, di Cattive Compagnie e di La Legge di Murphy che potete trovare sul nostro canale YouTube. Attraverso immagini e colori abbiamo cercato di trasmettere un messaggio coerente con il contenuto del brano. Nel costruire la nostra immagine abbiamo deciso di essere d'impatto, dalla scelta del nome alla scelta del giallo come colore che ci rappresenta. Vorremmo trasmettere attraverso il nostro look quello che è lo stile della nostra musica, vogliamo rimanere impressi nella testa di chi ci ha visto suonare, vogliamo che i Bangcock siano sulla bocca di tutti.

Grazie alle nuove tecnologie è possibile pubblicare online un proprio progetto musicale senza aver bisogno di un’etichetta discografica. Secondo voi Internet quanto può aiutare un artista emergente a farsi notare e ascoltare? 

Ormai pubblicare un album online è diventato semplicissimo e soprattutto economico. Questo da una parte da la possibilità agli artisti di rendere fruibile il loro prodotto al mondo intero, ma dall'altro lato crea una saturazione dell'offerta musicale. Emergere in questo mare di musicisti, cantanti, artisti, produttori non è un'impresa da poco e farlo da soli è veramente dura. Oggi per un gruppo non è importante solo fare buona musica, si devono contattare centinaia di persone per trovare un ingaggio nella speranza che prima o poi qualcuno risponda, è necessario saper curare bene la propria immagine sui social e sapersi interfacciare con i proprio utenti. Internet è una vetrina incredibile, ma figure professionali come producer, manager e social media manager sono di grande aiuto se non indispensabili per farsi conoscere. Al di là di questo album che abbiamo fatto uscire con le nostre sole forze attualmente siamo in contatto con l'etichetta MRI (Music Records Italy) e Assomusica che si sono interessate a noi a seguito della nostra partecipazione al contest Sanremo Rock, una bellissima esperienza che consigliamo a tutti i gruppi emergenti. Grazie a loro ci è stata data l'opportunità di suonare al Firenze Rocks in apertura ai Sum41 e The Cure (scusate se è poco) e di registrare un nuovo singolo.

Francesca Raffagnino

 

 
Articolo stampato dal giornale on line: oksiena.it
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