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BLOCK NOTES: TURISMO, SIENA DEVE FARE DI PIÙ E MEGLIO

News inserita il 21-06-2019

Si fa presto a perdere i crediti acquisiti se non si mettono in atto le necessarie correzioni e migliorie

Facile parlare di turismo, allargando la bocca fino alle orecchie, dinanzi ai dati del 2018 che registrano per la Toscana 48 milioni di presenze, con gli stranieri a fare la voce del padrone e con il boom degli agriturismi seguiti dalle città d'arte, terme, montagna e mare. E' ovvio come anche Siena faccia registrare un più in diverse voci... e ne siamo contenti, ma non mi azzardo a dire “soddisfatti”, perché si fa presto a perdere i crediti acquisiti se non si mettono in atto le necessarie correzioni e migliorie.
La situazione delle strade che uniscono Siena al resto della Toscana, per non parlare dell'Italia intera, è arrivata a picchi di criticità pericolosi.
La Siena-Grosseto resta purtroppo un progetto indefinito. Sembrava che si corresse, dopo lungaggini “stop and go” durati 30 anni, verso la chiusura dei lavori e invece sono stati chiusi sì, ma i cantieri, mentre i lavori restano da fare. Manca ancora una sporca dozzina di chilometri, e tutti nella provincia senese, ma guarda un po', per poter scrivere la parola fine a questa incredibile odissea. E intanto le file verso il mare si allungano all'infinito sotto il sole cocente.
La Siena-Firenze è stata definita proprio in questi giorni “Autopalio” da da incubo. Stretta e pericolosa, senza piazzole di sosta con un fondo stradale che sa tanto di carrettera e con lavori che rallentano in maniera assurda un scorrimento di per sé già così precario.
Anche la Siena-Bettolle presenta chilometri e chilometri di fondo al limite della decenza. E Siena resta così la bella addormentata e...isolata nel bosco. La ferrovia è quella del Pianigiani, il suo costruttore. Un solo binario e fragili tratti di scambio. Da Siena a Firenze si impiegano un'ora e quaranta minuti. A Sud solo Chiusi può cantar vittoria con la linea di alta velocità che arriva nella città etrusca. I Senesi in viaggio verso Roma sono ancora i pellegrini della vecchia cara Romea.
E anche in città ci sono diverse cose da rivedere. E' insostenibile quello che accade quotidianamente al piazzale fuori porta San Marco. Si continua imperterriti a far arrivare in quello stretto budello i giganteschi pullman che scaricano una marea di turisti. Dal momento che mi è sempre garbato fare il giornalista che va sul posto e non si accontenta del sentito dire, una delle scorse mattine mi sono soffermato con la mia auto per non più di 15 minuti in uno spazio accanto ad una panchina in pietra per toccare con mano la situazione. Ai giganti della strada è consentito – ma perchè? - di scendere e poi alla fine di una visita mordi e fuggi recuperare il prezioso carico. Gli autisti – è scritto in tre lingue su due grandi cartelloni – avrebbero l'obbligo di spegnere i motori per il tempo necessario a scendere o riprendere a bordo i turisti. Ebbene nessuno degli otto conducenti che nei 15 minuti si sono portati nel piazzale ha rispettato la consegna. Loro lavorano...hanno replicato ad una mia osservazione e non possono correre il rischio di mandare in blocco l'aria condizionata.
In conclusione nessuno porta più i bambini a giocare in quello che era l'ambiente preferito dalla gente di San Marco. L'aria è irrespirabile e i rumori assordanti.
I torpedoni debbono fermarsi nei fagioloni, magari dopo averli dotati di adeguati ed ampi servizi, istituendo le necessarie corse di pollicini verso la città.
Insomma se davvero si vuole che il turismo sia il nostro petrolio bisogna fare di più e di meglio. Rispettando insieme ai turisti che hanno bisogno come il pane di servizi efficienti anche gli abitanti di questa nostra Siena.

Roberto Morrocchi

 
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