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SOVICILLE: CHIESA DI PAPA ALESSANDRO VII, NEL DEGRADO, RISCHIA L'INAGIBILITÀ

News inserita il 29-10-2016

Grido di allarme per un bene storico e architettonico, ancor prima che religioso, abbandonato all’incuria (Agenziaimpress).

Un grido di allarme per un bene storico e architettonico ancor prima che religioso abbandonato al degrado e all’incuria. A lanciarlo un gruppo di residenti di Ancaiano, piccola frazione del borgo di Sovicille in provincia di Siena. La Chiesa di San Bartolomeo, pur trovandosi in un luogo così isolato, ha delle caratteristiche che la rendono unica nel pur vasto panorama degli edifici sacri del senese.

La sua costruzione è legata a figure di primo piano del periodo rinascimentale: da Papa Alessandro VII che frequentava da giovane l’antica chiesa che sorgeva nello stesso luogo e diventato papa ne promosse la ricostruzione ex novo nel Seicento consacrandola – come ricorda la lapide posta sopra il portale; all’architetto Baldassare Peruzzi impegnato proprio dai Chigi e secondo alcuni nativo proprio di Ancaiano, sul cui disegno la Chiesa sarebbe stata progettata. Dopo oltre tre secoli nei quali il bene è stato il centro della vita sociale del territorio, dopo l’ultimo restauro di oltre 40 anni fa, si trova ad oggi in condizioni estremamente precarie per mancanza di manutenzione, con forti infiltrazioni d’acqua dal tetto che hanno impregnato gran parte dei muri perimetrali e del campanile, con rigonfiamenti e distacchi dell’intonaco, crescita di alghe e muffe, deterioramento di opere e arredi. Sul tetto crescono piante legnose, le grondaie sono colme e sfondate.

Il comitato di cittadini.
«Senza un tempestivo intervento di recupero – spiega Paolo Carli promotore di un comitato di cittadini – i danni sono destinati ad aggravarsi fino a rendere la struttura inagibile, privando il territorio di un bene che è stato – e in modi diversi potrebbe tornare ad essere – un punto di riferimento dal gran valore storico e culturale che va ben oltre l’ambito locale. L’ostacolo principale a un intervento di recupero ormai più che urgente, purtroppo, è la non volontà della curia di investire su un bene che a loro non interessa. Di recente sono stati fatti due sopraluoghi da parte della curia – proprietaria della chiesa – e della soprintendenza che hanno preso atto della situazione ma senza stabilire al momento alcun intervento». Anche l’Amministrazione comunale, titolare del piazzale antistante la chiesa e del pozzo seicentesco, ha sollecitato l’azione della soprintendenza. La chiesa è stata segnalata nel censimento del FAI sui luoghi italiani da proteggere, ed è in corso una raccolta firme sia online (www.iluoghidelcuore.it/luoghi/87958) che su moduli per provare a portarla più all’attenzione generale.

La chiesa e la sua storia.
Nel 1662 la chiesa di San Bartolomeo venne completamente riedificata, forse perché coinvolta nella devastazione del 1554.  La facciata è scandita da lesene angolari in pietra, che sorreggono la cornice su cui poggia il timpano in pietra e aperto al centro da un oculo. La cornice superiore prosegue in cotto come coronamento di tutto l’edificio; nelle testate dei bracci del transetto si ripete il motivo del timpano. Cinge tutto l’edificio anche la cornice mediana, su cui poggiano le finestre, vere e finte, che concorrono, assieme alle lesene in cotto, a formare il ritmo decorativo della superficie. La pianta è a croce latina a unica navata terminante con abside circolare; la copertura è a botte impostata su colonne e semi pilastri; al centro del transetto si innalza una cupola con occhio centrale. Degli arredi medievali si conserva nel Museo civico di Colle Val d’Elsa la tavola Madonna col Bambino attribuita a Segna di Bonaventura.

Fonte: www.agenziaimpress.it

 

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